il grafico ai tempi di internet

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2 - Copia

(vecchie considerazioni – datate 2007 – di un vecchio programmatore)

 […] fare il grafico ai tempi di internet. io mi sono personalmente rotto i coglioni di fare il grafico ai tempi di internet. e per essere sinceri non lo faccio più da un po’ il grafico, ma faccio solo il programmatore.
detta in breve, la grafica su internet è un’utopia NON VA MAI UN CAZZO. […]   una volta c’era l’HTML. perfetto. quattro cose in croce, con cui facevi tutto. […] subito dopo arriva il DHTML […]  e arriviamo ai CSS […] una delle creazioni più contorte che la mente umana abbia mai partorito. […] ho mosso i maggiori esperti mondiali del settore, gente che si fa validare dal W3C anche il cibo che mangia. niente. o le foto hanno la stessa misura, oppure tutto il layout si accartoccia sulle diverse misure delle immagini, colpa del float. come si risolve? con le buone e vecchie tabelle. peccato che le tabelle non siano allowed, anzi, peccato che siano proprio deprecated, peccato che le tabelle sono la bestemmia fatta html per la filosofia zen dei CSS. ma senza tabelle non va. quindi tutti i maggiori esperti mondiali di CSS che ho sentito alla fine hanno confessato, a bassa voce, mangiandosi le parole sperando che non si capisse quello che stavano per dire: “ci ho dovuto mettere una tabella…”.  […] il grafico ai tempi di internet ci si mette d’impegno ogni volta.

[…] è una rincorsa disperata e infinita ai nuovi standard. io ho capito che la normalità è non conoscere lo standard vigente. la normalità è fare cose che non vanno bene. poi è arrivato Javascript. […] è nato quindi il WEB 2.0. non so voi, ma io quando sento parlare di WEB 2.0 mi viene solo in mente lapo, coi suoi occhiali del cazzo e il suo look da immigrato clandestino su una carretta del mare, che parla di aria fritta con la faccia emaciata da cocaina. ecco a cosa serve il WEB 2.0: a riempire la bocca del nostrano “genio del marketing”. […] mica finisce qui. prendiamo Flash. appena è uscito Flash, nella cartella dei samples c’erano quattro file con un’orribile palla colorata che rotola su una spiaggia. grafica da vignette della settimana enigmistica. e infatti non se l’è cagato nessuno per un bel po’. finchè qualcuno non ha iniziato ad usare trasparenze, oggettini minuscoli che svolazzano qua e là, tutto che si muove, siti che hanno più caos, esplosioni, colori di un carnevale. e Flash ha spopolato. è nata l’era della “intro in Flash”.
[…] provate una cosa semplicissima: aprite una decina di siti flash in dieci tab di firefox. e andate a casa. quando tornate il giorno dopo in ufficio il pc sarà crashato causa riempimento della ram.

ma la vita del grafico ai tempi di internet non è così rosea (!!!) come ve l’ho raccontata fino qui. perché nel mondo reale esiste Microsoft Internet Explorer. […] quando bill, dopo aver sostenuto apertamente che internet sarebbe stato un flop, per riparare alla sciocchezza, ha chiamato i suoi mejo programmatori, gli ha detto: dobbiamo fare un browser anche noi. esiste Netscape che ha il 100% del mercato. Netscape funziona. rispetta gli standard aperti. noi dobbiamo fare un browser che dice di rispettare gli standard ma che non li rispetta. noi dobbiamo fare un browser che dice di rispettare l’HTML, ma poi rispetta solo l’HTML creato con i nostri prodotti. dobbiamo dire che rispetta gli standard, sennò gli utenti non lo usano. dobbiamo farlo che non rispetta gli standard perchè sennò l’utente non usa i nostri prodotti: gli unici che conoscono come funziona il nostro browser.
Microsoft Internet Explorer è malvagio perchè è nato per distruggere gli standard. l’hanno fatto apposta, e ci sono riusciti benissimo.

[…] la mia sensazione, dopo anni che faccio questo lavoro, è che gli standard nell’informatica (ma forse nell’elettronica di consumo in generale) non vengano fatti per il bene dell’utente, ma per preservare il vantaggio del produttore. la mia netta sensazione è che un grafico ai tempi di internet sarà costretto vita natural durante a imparare nuovi standard e a disimparare i vecchi. è come essere dei criceti che corrono nella rotella. tutto quello che hai imparato è costantemente messo in uno stato di “deprecated”. e più impari, più devi disimparare. più sei un “guru”, più sei obsoleto.
[…] ma allora, perché abbiamo fatto tutto sto giro per passare da un paradigma ad un altro, e poi ritornare a quello di prima? non potevamo fermarci al risultato ottenuto inizialmente?
io credo che si tratti di un dominio culturale, che viene imposto da qualcuno, per mettere i bastoni fra le ruote agli altri, ai possibili competitors. chi è partito per primo ha imparato per primo a fare le cose, e ha imposto i suoi standard. poi gli altri ci hanno messo il loro tempo per impararli, per allinearsi, per essere “compatibili”. ma se davvero gli altri fossero diventati compatibili e produttivi, sarebbe decaduto il predominio dei primi. e infatti quello che succede è che nel mentre gli altri si allineano, i primi non stanno fermi, ma vanno avanti, inventano nuove cose, e quando gli altri sono finalmente allineati, i primi sono già “one step beyond”, e ti piazzano il nuovo standard: ti flaggano come “deprecated”, ti rendono obsoleto, ti obbligano a ricominciare a rincorrere.
il grafico ai tempi di internet ha iniziato giocando con fotosciòp, ed è finito col dover conoscere una decina di linguaggi di programmazione. che, sempre e comunque, sono quelli vecchi. […]

grafici di tutto il mondo: volete davvero fare grafica ai tempi di internet? imparate a programmare. ma non quello che vi dicono gli altri, non quello che va di moda, non quello che gli americani vi propinano come “new era”, come “killer app”, come “definitive standard”, bensì quello che sta sotto a tutto, quello che resterà perchè da quando è nato non è mai stato snaturato. bisogna legarsi alle basi, non alle cime, non agli “edge”. e le basi sono sempre le stesse. architettura unix (ovvero client/server), linguaggio macchina e programmazione orientata agli oggetti. giusto per spingere il discorso agli estremi: qualsiasi cosa si voglia fare con un computer, bisogna imparate a programmare. usare programmi scritti da altri vuol dire usare parole dette da altri, vuol dire esprimere concetti pensati da altri. vuol dire rincorrere. tanto di più se ci piace la grafica.

immagine : http://www.jennifergandossi.it

(leggi i’articolo completo su http://ammmore.federicocarrara.it/?cat=4&paged=2)

adv 700 mld euro

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tcNUOVO

Secondo il “calendario del cambiamento 2013″, una sorta di Frate Indovino ecologista, la spesa mondiale annua in pubblicità supera i 700 miliardi di euro, il che equivale a un contributo medio di 100€ a testa considerando tutta la popolazione mondiale  (ma moltiplica per 10 questa cifra, se vivi nel “primo mondo”, e per 100 se fai parte dell’elite). La pubblicità la paghiamo noi, ma non ci pensiamo mai, né quando la guardiamo , tantomeno quando acquistiamo qualcosa (qualsiasi cosa compriamo, dalla mozzarella alla monovolume, la paghiamo dal 10 al 70% in più, causa pubblicità).

Nel capitolo IX del Manifesto TurboComunista, si legge:

in una giornata qualsiasi l’uomo occidentale assorbe circa 3000 messaggi commerciali, nella quasi totalità stimoli alla competizione sociale e sessuale iniettati con  verbalizzazioni imperative e visualizzazioni ipnotiche – gli ambientalisti  dovrebbero capire che il vero pericolo ambientale, alla base di tutte le altre forme di inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra,  è proprio questo inquinamento da comunicazione che ogni giorno devasta, inquina e infine desertifica la mente di masse planetarie di uomini rendendoli consumisti e dunque inquinanti.

Patrick Le Lay, ex direttore della tv francese ZTF1, ha affermato: “Quello che noi vendiamo a Coca Cola è una parte del cervello umano disponibile”.

La nuova tendenza, in presenza di questi sintomi da collasso, è quella di ridurre l’inquinamento semiotico, stabilire una razione massima giornaliera, ridurre i grassi e gli zuccheri nella pubblicità, causa del diabete nel corpo sociale, e del buco nella semiosfera.

Meno messaggi, meno ridondanti, meno invadenti, meno inquinanti (carta plastificata, inchiostri chimici…).  Per molte aziende la pubblicità è una droga. Aiutiamole a smettere.

La mission del creativo, del pubblicitario, oggi, non è più nel convincere le aziende a fare pubblicità, ma a farne meno, e a comunicare in altro modo.

 

una su mille

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badante Alighieri

Essere una donna, nell’Ottocento, e cambiare la storia d’Italia con un azzardo, un capolavoro di controspionaggio in territorio nemico, e in seguito essere protagonista eroica nella battaglia decisiva, a Calatafimini, ed essere quasi completamente dimenticata, questo può capitare a un’ultradonna naturale in Italia.

I fatti storici sono semplici e accertati, anche se poco divulgati: 1861, i mille garibaldini sono radunati, e pronti a imbarcarsi, ma Garibaldi aspetta un cablogramma dalla Sicilia. Vuole rinviare la spedizione. Le ultime notizie riferiscono di 24 fregate schierate davanti al porto di Palermo, con i cannoni pronti ad accoglierli.

Pisacane, i fratelli Bandiera, già troppi tentativi sono falliti nel sangue, per eccesso di ottimismo sul sostegno popolare contro le truppe borboniche. In Sicilia Garibaldi aveva mandato i suoi infiltrati-informatori-sobillatori, guidati da Rosolino Pilo.

Con loro una donna, mora, alta, forte, energica, formosa, giovane: Rose Marie Montmasson, la donna, la moglie di Francesco Crispi, il futuro primo ministro dell’Italia colonialista, che vuole la spedizione ad ogni costo.

Rose e Crispi si erano conosciuti a Torino, lui giovane agitatore radicale, intelligente, passionale, che Cavour faceva entrare e uscire di galera come un travel cheque di politica interna, lei lavandaia delle carceri, figlia di padre ignoto, originaria della Savoia, sveglia, focosa. Amore a prima vista.

Nei dieci anni successivi, vissuti pericolosamente insieme, sfuggendo alle polizie di mezza Italia lei lo segue ovunque, mantenendolo, proteggendolo, procurandogli tutto, diventando il suo agente segreto. E in segreto si sposano a Malta, tirando giù dal letto un sacerdote, come Renzo e Lucia, col foglio di via in una mano, e l’atto di matrimonio nell’altra.

In quel 1861, Rose, inviata da Crispi, con un intervento lampo in Sicilia cambia la storia d’Italia: o riesce con le sue armi ad avere effettivamente l’appoggio dei capi popolo e degli ufficiali borbonici, o riesce, con le stesse armi, a convincere i suoi compagni a mandare un telegramma falso a Garibaldi. Si propende per la seconda ipotesi.

Il telegramma convince Garibaldi, che ordina di salpare. Lei intanto lascia la Sicilia, e raggiunge in navigazione notturna la Sardegna, dove la spedizione farà scalo.

A Quartu, durante le operazioni di rifornimento, travestita da maschietto, a insaputa dello stesso Crispi, si imbarca con un sotterfugio, per poi rivelarsi prima dello sbarco a Marsala, e indossare abiti femminili,  l’unica donna tra i mille, una su mille.

A Calatafimini, nel caos della battaglia si prodiga nel portare in salvo i feriti, nel tenere la mano ai morenti, nell’incoraggiare i combattenti, e a un certo punto, rimasta quasi nuda per essersi stracciata le gonne per fare bende, raccoglie la bandiera tricolore a terra, e si copre con quella: è  come un segnale per la carica che respinge le truppe borboniche, numericamente superiori, e ribalta l’esito della battaglia.

E’ il trionfo, i garibaldini e i siciliani la chiamano Rosalia, come la santa, la spedizione dei mille in pochi mesi realizza il sogno inseguito da anni, l’unità d’Italia.

Crispi entra in parlamento, diventa un uomo di successo, sia come avvocato, che come parlamentare, è potente, facoltoso.

A Firenze, capitale d’Italia negli anni precedenti Porta Pia, i due coniugi vanno a vivere in un palazzo nobile, ma mentre Crispi diventa sempre più uomo di governo, Rose si ritrova sperduta nelle troppe stanze del palazzo: abituata ad agire, a fuggire, a stare in un tugurio, non sopporta le formalità, il lusso, il parlare forbito.

Crispi la accusa di non essere in grado di dargli un figlio. Tra i due si scava un abisso: lei lo ha seguito ovunque, rischiando la vita, le fucilate, gli arresti, patendo la fame, il freddo, ma non è in grado di seguirlo nella scalata sociale.

Crispi vuole accanto a sé un altro genere di donna, adesso. Ha conosciuto una nobildonna meridionale, Lina Barbagallo, figlia di un grande latifondista già procuratore del re a Palermo, di una bellezza più raffinata, e con una dote degna di un capo di stato.

Umiliata, non più amata, Rose si ritira a vivere da sola, a Roma, in una stanza di un quartiere popolare, come una concubina scaricata, un’amante invecchiata, lei, che era sua moglie, e non aveva perso lo spirito giovane, anarchico, libertario, a differenza di lui, sempre più uomo di stato.

Crispi ormai vive con la Barbagallo, diventa padre, la sposa. La regina Margherita rifiuta loro l’invito a un pranzo ufficiale, e lo accusa di bigamia. Crispi fa sapere al re testualmente: se l’invito non arriva entro un’ora, domani mattina in Italia ci sarà la Repubblica. L’invito arrivò, ma non gli evitò lo scandalo, e il processo per bigamia.

In tribunale, avvocato di sé stesso, sostiene che il matrimonio maltese non ha alcun valore, in quanto celebrato da un gesuita che era stato scomunicato a divinis perché repubblicano e socialista. Vince, il matrimonio con Rose è dichiarato nullo.

E’ l’inizio della sua ascesa, che lo porta a diventare uno dei massimi esempi di trasformismo politico (da radicale repubblicano a monarchico colonialista): Crispi è l’uomo forte che preparò la strada a Mussolini.

Rose intanto vive in miseria assoluta, alcolizzata, ripudiata, dimenticata da tutti, ma non dai reduci garibaldini, che organizzano una colletta nazionale per aiutarla.

Ancora nei primi anni del Novecento, è riferito un suo incontro con un reduce che lei ha salvato da morte certa, il quale, riconoscendola, l’abbraccia in lacrime e crolla in ginocchio dinanzi a lei, chiamandola come la chiamavano allora, Santa Rosalia.

Accorre gente, qualcuno inizia a inveire contro Crispi, ma lei, ormai anziana, li fa tacere, e lasciandoli increduli, dice: dovesse avere bisogno, saprei ancora amarlo e consolarlo, e si allontana sorridendo.

Morì sola e povera, fu sepolta nel cimitero del Verano, nei loculi destinati dal comune ai poveri, e ignorata dalla storiografia ufficiale, evidentemente succube del diktat di Crispi, che voleva cancellare ogni traccia della sua esistenza, riuscendovi in modo ammirevole.

Sono passati 150 anni, e oggi abbiamo un Ministero delle pari opportunità che in occasione delle celebrazioni commemorative dell’Unità d’Italia, ha promosso la pubblicazione di “Italiane”, un pachiderma in 3 volumi, un’opera ufficiale, di grande prestigio e rigore, quasi 200 biografie delle grandi donne che hanno unito l’Italia.

Non mancano le solite contesse e  poetesse di regime: chi manca completamente è Rose Marie Montmasson, la donna capace di convincere Garibaldi  a partire con un falso telegramma, capace di travestirsi da uomo per imbarcarsi con i Mille e capace poi di spogliarsi nuda sotto le fucilate per fare bende con le sue gonne, e capace infine, ridotta in miseria e solitudine, di dire saprei ancora consolarlo del grande statista temuto e odiato da tutti.

Chissà quale di questi episodi, di queste capacità, è risultata imperdonabile alla sensibilità delle nostre intellettuali che hanno selezionato le 200 “Italiane” che hanno contribuito all’identità nazionale. Forse una lavandaia, senza cultura né famiglia, in una pubblicazione prestigiosa, come a una riunione di gala, potrebbe creare qualche imbarazzo.

Donne come Rose Montmasson, ultradonne naturali una su mille, capaci di imprese eroiche ogni giorno, che escono dalla trincea per combattere, che sfidano i giganti, che rischiano e a volte perdono tutto, ma non la dignità, io ne conosco. Donne che hanno cuore, cervello e fegato, con una spruzzata di follia, e quindi un coraggio totale.

In televisione, sui giornali e nelle pubblicità non te le fanno mai vedere, e nemmeno nei libri di storia. Ti fanno vedere solo degli esseri repellenti che credono di essere delle super donne, e forse questa è una fortuna, almeno restano ancora spazi di verità da esplorare in proprio.

Importante non dimenticarsi mai che la superdonna costruita di regime, per quanto si possa lodevolmente impegnare, è sempre e solo una povera creatura di fronte a una vera ultradonna naturale.

(la storia di Rose Montmasson è stata scritta da anonimo presumibilmente nei primi del 900, ritrovata e integrata nel 2011 da Leone Belotti per blog bamboostudio – fotografia di Michele Stroppa >   https://it-it.facebook.com/michele.stroppa )

porco cane

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tritacarne

Ascoltami bene, padrone sottomesso, è il tuo upper dog che ti parla: la ciotola “porco cane” sarebbe l’equivalente del tuo hot dog, si prepara in 1/2h, ti può costare da 0 a 2€ al kg in materia prima: segui lo schema base dell’alimentazione sana consigliata da tutti i veterinari: 1/3 proteine (carne) 1/3 vitamine (verdure) 1/3 carboidrati (pane, pasta, riso); come carne va bene quel che trovi tra piedini di porco, orecchie di maiale (aiutano cani con problemi d’udito), coda di porco, coppa di suino,  cotenna; come verdure quel che trovi tra cavoli neri, rossi, bianchi,  verze, crauti, spinaci, coste; come carboidrati pane secco, ma mi accontento anche di pasta o riso (spezzato). Fai bollire carne e verdure, anche insieme, al naturale, niente sale, niente insaporitori, per 20/40 minuti. A metà cottura  aggiungi il pane secco. Trita o sminuzza il tutto con tecniche di tuo arrangiamento. Prendi dei barattoli di vetro, confeziona, scarica l’etichetta UpperdDog “ciotola porco cane”, stampala, metti data e firma e appiccicala sui vasetti, metti in frigo (consuma entro 3gg, se sei capace fai il sottovuoto-conserva, ti durano 7gg) e diventi un upper dog chef, puoi anche far provare il prodotto agli upper dog dei tuoi amici.

Dai bipede, usa la testa, diventa un dog chef: io mangio meglio, più sano, tu risparmi e hai qualcosa di intelligente da fare. Comincia a far mangiare meglio me, vedrai che poi farai lo stesso anche per te, quando ti renderai conto che sei tu quello che mangia da cane.

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DOG1

gli alberi

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1L

ho 37 anni. ho il riscaldamento in casa. ho una connessione adsl.
siamo i primi figli dell’informatica. e metà di noi odia l’informatica. forse per colpa del digital divide, perchè potersi immergere nell’informatica era roba da benestanti. adesso pure i benestanti si stanno distaccando, o quantomeno stanno passando dall’altra parte del bancone (per citare un lessico da bar), lasciando la prima linea ingenua ed innocente per ritirarsi nelle trincee della tecnicità. ma l’informatica è la nostra grande opportunità culturale, il nostro nuovo linguaggio, per dirla schiettamente.

cosa vuol dire per una generazione vivere un cambiamento di linguaggio? vuol dire qualcosa che accade con una periodicità millenaria. si dice che il cervello umano abbia un pezzetto, un qualche decigrammo, dedicato al linguaggio. e sono cose che darwinisticamente non si creano da un giorno all’altro. ebbene la nostra generazione ha visto cambiare il contenuto di questo “tocco” di cervello. la portata è ancora tutta da commisurare e assaporare, entusiasmo e campanilismo (mio e dei tecnicisti come me) a parte. e per essere più precisi il grande cambiamento non sta nel passagio dal decimale al binario, ma dal lineare all’albero. anzi, per dirla un po’ più correttamente, dal sequenziale al grafo.
la storia si distacca dalla preistoria per l’invenzione della parola scritta. il linguaggio scritto come lo intendiamo è lineare. un libro si legge parola per parola, riga per riga. linearmente. un programma è un grafo, li chiamavamo diagrammi di flusso. si passa da un ragionare lineare, ad un ragionare ad albero. si impara a non aspettare più la parola seguente, ma a scegliere il nodo successivo, con la consapevolezza che ci sono anche gli altri nodi possibili, quelli non scelti. negli anni ottanta si parlava di universi paralleli. oggi parlerei di siblings, di fratelli del nodo in cui ci si trova all’interno dell’immenso grafo che è la conoscenza.
se qualcuno oggi mi chiedesse cosa vuol dire programmare gli direi che è la capacità di muoversi su un albero. come il barone rampante, che non si ritira in mare, o in una stanza, ma su un albero. imparare a rappresentare i problemi come un’insieme di particelle tra loro legate da forze, legami, relazioni, che portano ad altre particelle, che creano un tessuto di particelle cui tutti facciamo parte. non è più importante la scelta del singolo, ma la logica con cui ogni singolo compie le proprie scelte, moltiplicato per tutti i singoli del grafo, fino a generare i fenomeni di massa, i comportamenti sociali. come un algoritmo ricorsivo che non contempla tutte le combinazioni di scelte possibili, ma solo le regole con cui ogni particella compirà la propria scelta.

è ovvio che scrivendo con la lingua scritta come sto facendo ora, con il linguaggio che ci ha distinto dalla preistoria, non si possa spiegare ciò che ci sta distinguendo dalla storia. un po’ come non è possibile con le parole descrivere la musica. forse è per questo che anche i blog lasciano il passo ai social network, che ftp lascia il passo al peer to peer.

(November 12th, 2009 – Federico Carrara)

testo tratto da:

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imago by

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regola delle Maddalene Scalze

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madadlena

1) ricorda che Cristo risorge come la vita dal battito del tuo seno - ogni santa domenica, donandoti a lui, a ogni ora.

2) ricorda la nobiltà del suo gesto e lo scandalo quando si inginocchiò lavandoti i piedi - ogni lunedì, in ginocchio, in cella, ai vespri

3) ricorda l’incanto e l’amore di quel mattino di maggio, al discorso della montagna - ogni martedì, promettendoti a lui, in cella, al matutino, sulla nuda terra

4) ricorda il corpo di atleta e lo spirito di guerriero quando cacciò i mercanti dal tempio - ogni mercoledì, digiunando per lui, dall’alba al tramonto

5) legato e dannato, l’anima e soprattutto le membra tue siano ardenti d’amore per lui - ogni giovedì, col flagello, a ora terza, sesta e nona

6) al pianto della Madonna, sia libera la passione, e un urlo al cielo la tua estasi mistica - ogni venerdì santo, accogliendolo in te, a ogni ora

7) entra in comunione carnale, il corpo e il sangue, con il Signore tuo crocefisso - ogni sabato, concedendoti totalmente a lui, a ogni ora

Dal battito del tuo seno, egli risorgerà.

(Manoscritto ritrovato alla Mandalossa da Amborgio da Calepio nel 1492, con la seguene nota:  poi che  ex-acto dieci lustri orsono il capitano generale della Serenissima Bartolomeo Colleoni con atto di saccheggio, spoglio et rapina in Senigallia fece sua la santa reliquia del corpo di Maria Maddalena, et la condusse seco in Mapaga et Martinengo, ove per dissidio tra i campanili di S.Marco et S.Giovanni Battista egli infine statuì donarla al canonico di Romano cum dote di 1000 ducati d’oro ad aedificanda chiesa et conventu dedicata a Maria Maddalena, cum ordine di sorelle minori dette Maddalene Scalze, cum regola di Maddalena che ivi in Mandalossa fussi da me ritrovata -  presso loco che quivi non clarifico – poscia scomunica, clausura et destruxio reliquia et conventu della Maddalena ipsa -  Maxima humilitas filum logica me duxit  sic ex latino traduxit in lingua vulgari)

preview Manifesto Turbo Comunista

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In anteprima esclusiva, i punti 2 e 3 del Manifesto Turbo Comunista:

2 – Chiediamo a ogni artista, a ogni comico , a ogni comunicatore, a ogni consumatore di praticare l’arte della rivolta e la rivolta dell’arte – di rivolgere le armi dell’arte, della comunicazione e del consumo contro questa funesta società dello spettacolo dominata dalla dittatura della pubblicità, dalla religione del dio denaro, dall’ignoranza elitarista di massa, nonché dalla crudeltà meccanica di sistemi programmi e tecnologie strutturate e continuamente implementate in funzione della riduzione a schiavitù fisica e morale della gran parte dell’umanità a favore del lusso e del vizio di élites decadenti costituite da individui onniscenti meccanici combattivi e crudeli secondo la definizione data a suo tempo dal grande futurista F.T. Marinetti –

3 – C’è da rifare l’immaginario collettivo, cambiare modo di vita; cambiare sistema psichico, economico, energetico, sanitario, tecnologico, finanziario, agricolo, dei trasporti, delle comunicazioni, ribaltare le gerarchie sociali, rifare i conti, riscrivere la storia, e molte altre cose: ma in primo luogo, compagni, come primissima cosa, camerati, e prima ancora di cominciare, fratelli, occorre riconoscerci tutti come pensatori agitatori e rivoluzionari decisi a sfasciare quella mummia imbalsamata che è il pensiero occidentale, la cultura europea – con l’Audi grigia non si va da nessuna parte – dobbiamo essere più audaci – qui si lotta per la vita – qui si chiede di immaginare possibilità di futuro – liberare l’immaginario collettivo – scatenare le forze creative dello spirito umano – socializzare la proprietà intellettuale – occupare gli spazi pubblicitari -  fomentare la rivolta delle masse televisive – la turbocompressione psicosociale è già attiva  – una bella ed eroica rivoluzione ipercomunista e fascistissima, superdemocratica e antiapocalittica – abbattere la società dello spettacolo, sradicare la religione consumista, uccidere il dio denaro.

Juventus-Senectus 1-1

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La letteratura giovanile invecchia come la moda. La letteratura senile è il vero terreno di formazione per un aspirante scrittore. Fatti raccontare dal nonno la sua vita, trascrivi le sue parole, fanne un romanzo.  Ogni uomo, come ha vissuto una vita, ha una storia da raccontare.   Impara a raccontare le storie degli altri, le storie vere, se vuoi fare lo scrittore. Ecco l’idea. La scrittura come valore socio-assistenziale.

BaDante è nuova figura professionale, il badante-biografo, dotato di competenze assistenziali e spirito dantesco, in grado di accudire nel presente,  accompagnare nel passato e proiettare nel futuro l’utente-autore che abbia deciso di rivolgere la propria vita come un romanzo.

BaDante offre servizi integrati assistenziali-editoriali per la produzione, la pubblicazione e la diffusione della letteratura senile attraverso:

1) la tutela e la valorizzazione, nella cura della persona (igiene, vestizione, cucina, passeggiate) del dialogo, del racconto e della memoria orale.

2) la ricerca, il recupero e la digitalizzazione dei reperti autografi e cartacei (epistolari, documenti, cartoline, fotografie).

3) l’elaborazione assistita (registrazione, trascrizione, editing) di memorie personali, professionali, familiari e opere di fantasia.

4) la pubblicazione on-line e in volume di raccolte e opere prime.

Il/la baDante-ghost writer, e il senex autore, diventano co-autori, insieme salvano e trasmettono il più importante patrimonio: la memoria. Anche e soprattutto se questa memoria è danneggiata. Monet ha dipinto le Ninfee da cieco . Beethoven ha composto la Nona da sordo. E il nonno può benissimo scrivere la storia di famiglia con l’Alzheimer.

O qualcuno ha  paura di quello che potrebbe scrivere?

Pare che la prima preoccupazione riguardo agli anziani sia quella di imbottirli di medicinali per avere esami del sangue perfetti, non bere, non fumare, non mangiare, non prendere freddo, non strapazzarsi, non agitarsi, quasi che un integralismo salutista sia la risposta alle prospettive della vecchiaia, di modo che siano pronti a partecipare alle Olimpiadi, al momento della dipartita.  Dare un senso al proprio tempo, lasciare un segno del proprio passaggio, una storia per i nipoti, questo mi pare meglio di giornate scandite dagli antibiotici, che, come dice la parola, sono contro la vita, a differenza della biografia, che la trasmette ai posteri.

Nullo sono io, arrestatemi

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Quando le autorità intercettano le lettere, è l’ora di posare la penna, e impugnare le armi.

Quando il governo vedrà che volete, non oserà più insultarvi e schernirvi.

Non ristate muti giovani italiani, alzatevi con voce potente!

Se la vostra coscienza vi dice di andare, andate!

Si tengano i loro titoli, noi mostreremo quello che siamo!

Francesco Nullo, 1826-1863, “il più bello dei Mille”,  giovane, agiato, lascia tutto,

a 22 anni è sulle barricate delle 5 giornate di Milano, poi nei Cacciatori delle Alpi, primo corpo militare a praticare la guerriglia partigiana,

quindi leader dei Mille, creatore delle camicie rosse, divenute la divisa di tutti  i rivoluzionari,

in prima linea a Calatafimini, infine, invece di farsi nominare ministro, molla tutto, disgustato dai Savoia, e risponde all’appello dei fratelli polacchi:  

al comando dei Legionari di Polonia, muore guidando una carica contro i cosacchi per liberare la Polonia.

Se Garibaldi può ricordare  Fidel Castro, Francesco Nullo è senza dubbio l’antesignano di Che Guevara.

Da qualche parte nel mondo su una lapide è incisa la frase: ITALIANI SAREMO LIBERI GRANDI QUANDO VIVREMO COMBATTEREMO MORREMO COME NULLO ED I SUOI COMPAGNI

imago by

http://www.foodforeyes.com/

 

la solitudine dell’umanista

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Sto sperimentando la solitudine dell’umanista. Mi hanno detto che scrivo come un cane.

disegno di 

www.jennifergandossi.it