il grafico ai tempi di internet

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(vecchie considerazioni – datate 2007 – di un vecchio programmatore)

 […] fare il grafico ai tempi di internet. io mi sono personalmente rotto i coglioni di fare il grafico ai tempi di internet. e per essere sinceri non lo faccio più da un po’ il grafico, ma faccio solo il programmatore.
detta in breve, la grafica su internet è un’utopia NON VA MAI UN CAZZO. […]   una volta c’era l’HTML. perfetto. quattro cose in croce, con cui facevi tutto. […] subito dopo arriva il DHTML […]  e arriviamo ai CSS […] una delle creazioni più contorte che la mente umana abbia mai partorito. […] ho mosso i maggiori esperti mondiali del settore, gente che si fa validare dal W3C anche il cibo che mangia. niente. o le foto hanno la stessa misura, oppure tutto il layout si accartoccia sulle diverse misure delle immagini, colpa del float. come si risolve? con le buone e vecchie tabelle. peccato che le tabelle non siano allowed, anzi, peccato che siano proprio deprecated, peccato che le tabelle sono la bestemmia fatta html per la filosofia zen dei CSS. ma senza tabelle non va. quindi tutti i maggiori esperti mondiali di CSS che ho sentito alla fine hanno confessato, a bassa voce, mangiandosi le parole sperando che non si capisse quello che stavano per dire: “ci ho dovuto mettere una tabella…”.  […] il grafico ai tempi di internet ci si mette d’impegno ogni volta.

[…] è una rincorsa disperata e infinita ai nuovi standard. io ho capito che la normalità è non conoscere lo standard vigente. la normalità è fare cose che non vanno bene. poi è arrivato Javascript. […] è nato quindi il WEB 2.0. non so voi, ma io quando sento parlare di WEB 2.0 mi viene solo in mente lapo, coi suoi occhiali del cazzo e il suo look da immigrato clandestino su una carretta del mare, che parla di aria fritta con la faccia emaciata da cocaina. ecco a cosa serve il WEB 2.0: a riempire la bocca del nostrano “genio del marketing”. […] mica finisce qui. prendiamo Flash. appena è uscito Flash, nella cartella dei samples c’erano quattro file con un’orribile palla colorata che rotola su una spiaggia. grafica da vignette della settimana enigmistica. e infatti non se l’è cagato nessuno per un bel po’. finchè qualcuno non ha iniziato ad usare trasparenze, oggettini minuscoli che svolazzano qua e là, tutto che si muove, siti che hanno più caos, esplosioni, colori di un carnevale. e Flash ha spopolato. è nata l’era della “intro in Flash”.
[…] provate una cosa semplicissima: aprite una decina di siti flash in dieci tab di firefox. e andate a casa. quando tornate il giorno dopo in ufficio il pc sarà crashato causa riempimento della ram.

ma la vita del grafico ai tempi di internet non è così rosea (!!!) come ve l’ho raccontata fino qui. perché nel mondo reale esiste Microsoft Internet Explorer. […] quando bill, dopo aver sostenuto apertamente che internet sarebbe stato un flop, per riparare alla sciocchezza, ha chiamato i suoi mejo programmatori, gli ha detto: dobbiamo fare un browser anche noi. esiste Netscape che ha il 100% del mercato. Netscape funziona. rispetta gli standard aperti. noi dobbiamo fare un browser che dice di rispettare gli standard ma che non li rispetta. noi dobbiamo fare un browser che dice di rispettare l’HTML, ma poi rispetta solo l’HTML creato con i nostri prodotti. dobbiamo dire che rispetta gli standard, sennò gli utenti non lo usano. dobbiamo farlo che non rispetta gli standard perchè sennò l’utente non usa i nostri prodotti: gli unici che conoscono come funziona il nostro browser.
Microsoft Internet Explorer è malvagio perchè è nato per distruggere gli standard. l’hanno fatto apposta, e ci sono riusciti benissimo.

[…] la mia sensazione, dopo anni che faccio questo lavoro, è che gli standard nell’informatica (ma forse nell’elettronica di consumo in generale) non vengano fatti per il bene dell’utente, ma per preservare il vantaggio del produttore. la mia netta sensazione è che un grafico ai tempi di internet sarà costretto vita natural durante a imparare nuovi standard e a disimparare i vecchi. è come essere dei criceti che corrono nella rotella. tutto quello che hai imparato è costantemente messo in uno stato di “deprecated”. e più impari, più devi disimparare. più sei un “guru”, più sei obsoleto.
[…] ma allora, perché abbiamo fatto tutto sto giro per passare da un paradigma ad un altro, e poi ritornare a quello di prima? non potevamo fermarci al risultato ottenuto inizialmente?
io credo che si tratti di un dominio culturale, che viene imposto da qualcuno, per mettere i bastoni fra le ruote agli altri, ai possibili competitors. chi è partito per primo ha imparato per primo a fare le cose, e ha imposto i suoi standard. poi gli altri ci hanno messo il loro tempo per impararli, per allinearsi, per essere “compatibili”. ma se davvero gli altri fossero diventati compatibili e produttivi, sarebbe decaduto il predominio dei primi. e infatti quello che succede è che nel mentre gli altri si allineano, i primi non stanno fermi, ma vanno avanti, inventano nuove cose, e quando gli altri sono finalmente allineati, i primi sono già “one step beyond”, e ti piazzano il nuovo standard: ti flaggano come “deprecated”, ti rendono obsoleto, ti obbligano a ricominciare a rincorrere.
il grafico ai tempi di internet ha iniziato giocando con fotosciòp, ed è finito col dover conoscere una decina di linguaggi di programmazione. che, sempre e comunque, sono quelli vecchi. […]

grafici di tutto il mondo: volete davvero fare grafica ai tempi di internet? imparate a programmare. ma non quello che vi dicono gli altri, non quello che va di moda, non quello che gli americani vi propinano come “new era”, come “killer app”, come “definitive standard”, bensì quello che sta sotto a tutto, quello che resterà perchè da quando è nato non è mai stato snaturato. bisogna legarsi alle basi, non alle cime, non agli “edge”. e le basi sono sempre le stesse. architettura unix (ovvero client/server), linguaggio macchina e programmazione orientata agli oggetti. giusto per spingere il discorso agli estremi: qualsiasi cosa si voglia fare con un computer, bisogna imparate a programmare. usare programmi scritti da altri vuol dire usare parole dette da altri, vuol dire esprimere concetti pensati da altri. vuol dire rincorrere. tanto di più se ci piace la grafica.

immagine : http://www.jennifergandossi.it

(leggi i’articolo completo su http://ammmore.federicocarrara.it/?cat=4&paged=2)

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