il curriculum della Olivares

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La bella e dinamica Olivares,

è la nuova super-manager di Bergamo2019, assoldata dal Comune a 225.000 euro (secondo il Corriere della Sera) implementabili a 700.000 e oltre (secondo Il fatto quotidiano).

Docente di organizzazione eventi all’Università Cattolica di Milano,

consulente per le relazioni culturali del ministro-conte Terzi di Sant’Agata a Roma e consulente di Expo2015 a Milano-Rho,

l’affascinante e attraente Olivares,

come si apprende spulciando vecchi rotocalchi gossip (gli unici organi di stampa che in Italia tengono fede alla missione giornalistica, rivelando qualcosa)

ha anche un marito, che per la verità è il suo secondo marito:

un articolo di Amica del 2003 spiega: detta Chicca, belloccia, ex consigliere di amministrazione Rai, proprietaria delle edizioni Olivares, fondatrice del gruppo “Donne in carriera”, una passione per i tailleur pantalone giallo uovo e tacchi a spillo, due mariti.

Il primo, architetto, “era un’ottima moglie. Io viaggiavo, ero sempre negli Usa per lavoro. Lui stava in casa e faceva in modo che la mia vita funzionasse perfettamente. Poi, però, non mi bastò più sapere che, ovunque fossi la sera, lui stava facendo il minestrone. Così lo lasciai.”

Il secondo marito è Carlo Maria Ferrario, presidente della Banca  Schroder: dura da 15 anni. “Ho trovato un tipo straordinario! Non rompe, si rende utile. Ottimo.”

Su D di Repubblica del 1996 apprendiamo che col secondo marito la Chicca riscopre i piaceri della donna di casa:

appena nominata consigliere di amministrazione della Rai, Federica Olivares, ha organizzato un incontro conviviale tra il leader del Pds, Massimo D’ Alema, e alcuni tra i massimi esponenti del mondo degli affari.

La cena si è svolta nell’appartamento della coppia Ferrario-Olivares in pieno centro cittadino…

In questo quadretto d’epoca,  risulta veramente difficile immaginare che D’Alema possa aver detto “qualcosa di sinistra”.

Non è mai facile per nessuno tirare fuori a tavola il noto aforisma di Engels:  i capitalisti amano realmente la cultura, e sposano donne colte che amano realmente i soldi, diventando così dei pervertiti che  in pubblico si scambiano i ruoli, per cui i mariti, che amano la cultura,  si dedicano ai soldi, e le mogli, che amano i soldi, si danno alla cultura.

Chiaramente non alludiamo a te, Chicca, dal momento che tu, conti alla mano, ti dedichi in prima persona sia alla cultura, che ai soldi.

Come rivela un recente dossier pubblicato di Dagospia:

La casta è femmina. A colpire è la disinvoltura con cui il conte bergamasco e Cavaliere del Sacro Romano Impero, Terzi di Sant’Agata, ha elargito consulenze privilegiando l’universo femminile.

Il giorno dopo il giuramento di Monti eccolo firmare un incarico di consulenza a Pia Luisa Bianco per 40mila euro. Quindi il munifico Terzi ingaggia Cristina Di Vittorio e Manuela Giordano per 90 e 40mila euro. E dopo due settimane è la volta di Federica Olivares, alla quale Terzi destina 80mila euro per le “relazioni culturali”. E la lista potrebbe continuare…

Con questi precedenti, non deve essere stato difficile ottenere il super cachet dai laboriosi bergamaschi (Formigoni).

I compagni del Vernacoliere titolerebbero senza problemi:

la moglie ingorda del banchiere si prende nella cultura tre cachet per volta, e uno più grosso dell’altro!!!

Oltre al mega-cachet-Olivares, i laboriosi bergamaschi  rischiano di pagare anche il mega-risarcimento (300.000 euro) preteso da Bertollini, il project-manager silurato.

Che la cultura, in questo circus, abbia la parte del clown, lo si evince rileggendo oggi le parole “poco diplomatiche” del manager silurato:

«Grazie ai contributi che arrivano dallo Stato, dall’Unione europea e dagli sponsor si finanziano nuove infrastrutture, ma anche progetti già in programma. Sarà decisiva l’attività di lobby»

Traduzione: come in una commedia di Pirandello, nel nome della cultura salteranno fuori i soldi per alimentare l’esatto opposto, cioè l’edilizia ignorante, come lo sfascio della Rocca, da completare.

(traduzione di lobby,  dal dizionario di inglese Garzanti: gruppo di persone che fa manovre di corridoio per far passare un progetto di legge).

Ora ci è più chiaro cosa stiano facendo nel nome della cultura e a cosa serva la Chicca con il suo salotto (che puzza di minestrone).

Quello che i capitalisti non dicono, è che il progetto “capitale europea della cultura” prevede per il 2019 manifestazioni per costi dai 30 ai 90 milioni di euro, con capitale pubblico ipotizzato fra il 60 e il 90 per cento. Vista la torta, si sono buttati a pesce.

Non si sono nemmeno sognati di chiedere ai cittadini, o quantomeno agli operatori culturali: cosa ne pensate di presentare Bergamo come candidata capitale europea della cultura?

Non si sono minimamente preoccupati di creare partecipazione (come sta facendo Ravenna) promuovendo realmente incontri e comitati pubblici.

No. In modo autocratico, hanno svuotato le casse del Comune per ingaggiare super-manager a peso d’oro uno dopo l’altro,

quindi hanno riempito la città di ridicoli e costosissimi totem (già da buttare causa vandalismi: e ai compagni imborghesiti che hanno perso il senso critico, ricordiamo che chi offende la cultura e spreca soldi pubblici non è il ragazzino che scrive “siete degli sfigati” su questi totem da sfigati, ma la Giunta che li ha voluti e collocati)

poi hanno aperto un sito patetico-sottocosto con una pagina dove si invitano i cittadini a mandare le loro idee: peccato che non ci sia lo straccio di un accesso, una mail, un pulsante, niente. Più avanti c’è la sezione “entra nello staff” dove ti invitano a mandare il curriculum: “solo così potrai essere selezionato per lavorare come volontario”.

Infine ci sono le figurine con i personaggi storici (scelte molto, ma molto discutibili) con  4 righe ciascuno, e indegne, stile tesine “tirate giù da wikipedia”.  E questa sarebbe la vetrina di una capitale della cultura?

Cosa ci manca  per capire fino in fondo il senso della sceneggiata?

Un trafiletto pubblicato pochi mesi fa da una testata locale (La Rassegna): a Bergamo sono stati tagliati i fondi per permettere ai centri socio culturali, ossia agli avamposti culturali nei quartieri meno chic, di comprare dei libri da dare in prestito e in lettura agli abitanti. Poche centinaia di euro: mica cifre da paura. Insomma, nella capitale europea della cultura in pectore non si trovano mille euro per dare da leggere a pensionati e studenti delle periferie,

Ecco cosa c’è dietro la pagliacciata della capitale della cultura:

si tagliano 700 euro (settecento) alle biblioteche di periferia,  e si regalano 700.000 euro (settecentomila) alla moglie di un super-banchiere (e al conto si potrebbero aggiungere i 300.000 del risarcimento al suo predecessore!).

Totale: un milione di euro, e per cosa, poi, per quale ideona?

La Olivares si è presentata brillantissima con un concept basato sui dualismi forti: Città Alta e Bergamo Bassa, la pianura e le valli. (fonte: L’Eco)

Un milione di euro per sentirsi dire Berghem de sura/Berghem de sota? Ma il vero passo falso della Chicca sono state certe dichiarazione bassamente altezzose, come Bergamo è una città affascinante, ma non attraente.  Immaginiamo pure la conclusione: non si sa vendere! (al contrario di te, Chicca!)

Queste genere di vaniloquenze, Chicca, ti si rivolta contro:

per cui oggi sei tu la provinciale attraente che appena apre bocca perde tutto il fascino, capisci?

C’è una sola cosa che puoi fare a questo punto, Chicca, te lo dico da amico:

lasciati possedere fino in fondo dallo spirito dei grandi bergamaschi

ti parlo di Bartolomeo Colleoni, che ha lasciato tutto il suo patrimonio alla Repubblica Veneta;

ti parlo di Francesco Nullo e Gabriele Camozzi, che hanno prosciugato le loro aziende per finanziare la spedizione dei Mille;

ti parlo del conte Giacomo Carrara, che ha donato alla città la sua pinacoteca,

e la lista potrebbe continuare… Capisci l’antifona? Si che la capisci!

E allora, se sei veramente una donna di status superiore, entra nello spirito Colleoni, Nullo, Camozzi e Carrara, e finalmente ti sentirai realmente appagata, e non solo pagata, per cui farai un bel comunicato stampa, e restituirai il capitale alla collettività.

Poi, se davvero credi nel tuo progetto per la cultura,  sarai la benvenuta, e ti basterà fare quello che chiedi di fare a noi:

entra nello staff, manda il tuo curriculum,  

solo così potrai essere selezionata come volontaria e lavorare alla costruzione della Bergamo del futuro!

3 thoughts on “il curriculum della Olivares

  1. aggiornamenti: da l’eco, qualche giorno fa “a settembre partirà il nuovo sito bg2019″; ieri: “è on line il nuovo sito con l’animazione del logo fatta da Bruno Bozzetto”.

  2. Pingback: Bergamo 2019 il progetto | calepio press ©

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