il caso del prefetto

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Antonio Navagero, l’ex prefetto di Bergamo ritratto dal Moroni

è un chiaro esempio di caso obliquo:

come tutti sanno, il caso è una categoria grammaticale e indica la funzione di una parola in una frase (e quindi di un fatto in un contesto, o di un prefetto in una provincia)

più precisamente, etimologicamente, il caso è una caduta, e indica  il modo in cui una parola (o un fatto, o un prefetto) cade nella frase, se in modo retto rispetto all’azione (come oggetto o soggetto della stessa) o in modo obliquo, storto, trasversale, diversivo, aggiuntivo, nei paraggi, nei dintorni, suppergiù,

i casi retti sono tre: il nominativo (è il caso del prefetto),  l’accusativo (prendi il caso del prefetto), il vocativo (oh che caso il prefetto!);

i casi  obliqui sono tre: il genitivo (parliamo del caso del prefetto)

l’ablativo (nel caso del prefetto) e il dativo (fa al caso del prefetto):

il caso del prefetto,  basta guardarlo, è un caso sicuramente dativo, con un quid in più, dato dall’imprecisione della caduta semiologica, con susseguente ambiguità semiotica, sempre fonte di senso nuovo e duraturo:

non a caso, nel nostro caso, si dà il caso che proprio da questo caso tragga origine l’usanza dei sindaci delle città di indossare di traverso la fascia tricolore, a indicare l’antica obliquità della carica.

(Il caso del prefetto ritratto dal Moroni, attualmente, dovrebbe essere in qualche scantinato  a Brera,

ma si vocifera che possa essere presto ripescato come nuovo logo della città di Albino,

che ha bandito un concorso per Albino – la città dei Moroni,

e in un futuro prossimo acquistato da Palazzo Frizzoni, se, come si dice, il prossimo sindaco di Bergamo, 500 anni dopo Navagero, ricadrà in caso obliquo)

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