47 tentativi fallimentari d’impresa culturale – 5

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5 letteratura giovanileil mito dell’esordio letterario

Nel 1989 seguo alla Statale di Milano un corso di Brioschi sul Laboerintus di Sanguineti, mi colpiscono in particolare  le “Composte terre in strutturali complessioni” e mi colpisce soprattutto una morettina col baschetto-frangetta tipo Valentina by Crepax.

Per fare colpo su di lei comincio a scrivere brani di prosa poetica sperimentale.

Sono dei racconti brevi, sgrammaticati, senza punteggiatura. La morettina apprezza e incoraggia. Scatta l’ignoranza, mi metto a scrivere compulsivamente.

Compro tutte le riviste di letteratura underground e d’avanguardia, vado a Bologna alle prime riunioni Luther Blisset, studio scientificamente indirizzi, nomi, referenze dei cosiddetti piccoli editori (dove spesso si nascondono i grandi editor).

Poi la morettina dice: ho parlato con il mio fidanzato.

Crisi.

Invece viene fuori che anche al suo fidanzato piacciono molto i miei racconti, e anche al padre del suo fidanzato, che è un noto pittore amico di un pittore notissimo, al quale pure sono piaciuti molto i miei racconti, tanto che li ha dati a un suo amico, un piccolo editore molto chic, Corpo10, che pubblica testi di “prosa poetica” di autori come Pagliarani, Porta, Pontiggia, Majorino, Roversi, Tadini.

Corpo10 ha sede in una libreria in via Messina, ritrovo di pittori, scrittori, designer, architetti. Il patron di Corpo10 è Michelangelo Coviello, egli stesso poeta, copy e romanziere. Una sua raccolta si intitola “Dobbiamo vendere il cielo”.

Dunque, senza nemmeno averglieli mandati, incontro questo editore interessato ai miei racconti.

Mi dice che i miei racconti sono molto belli e dunque ha intenzione di pubblicarli. Devo solo dire di sì. Come nei film.

Emilio Tadini disegna la copertina, il libro si intitola “nylon verde”, 1991, Corpo10, lire dodicimila. Viene presentato a Radio Popolare, in librerie di Milano e Bologna, alla fiera dei piccoli editori al castello di Belgioioso, vengo invitato a Milano Poesia.

Avere meno di 25 anni, e un tuo libro con il tuo nome in vetrina nelle librerie più prestigiose, ti fa credere certamente di essere il più grande giovane scrittore italiano.

Da questa illusione giovanile, di cui tanti siamo rimasti vittima in ogni settore creativo, dalla fisica nucleare alla canzone popolare, derivano anni e anche decenni di delusioni.

Per cominciare, nel mio caso: scrivo altri racconti per il mio secondo libro, e sono racconti illeggibili, e impubblicabili.

Nel giro di un paio d’anni l’etichetta Corpo10 cessa le pubblicazioni.

Vengo invitato a ritirare le copie del mio libro a duemila lire l’una. Indignato, rifiuto, e abbandono il mio libro al suo destino (il macero).

Crisi.

Quasi vent’anni dopo ne trovo una copia stropicciata in una libreria ramainders, al prezzo di 3 euro, e dopo averci pensato a lungo (avevo in tasca 5 euro e una sigaretta, e il bancomat fuori uso causa rosso estremo) la compro.

Mi chiudo in casa, mi preparo un bagno caldo, mi verso mezzo bicchiere di Laphroig, mi accendo la mia bella sigaretta e comincio a leggere.

Crisi.

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