la psiche dell’architetto

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Per giorni, settimane, a volte mesi ho l’impressione di non stare facendo niente.

Gli altri non se ne accorgono, in ufficio vado tutti i giorni.

Ma io lo so, non combino niente.

Il tempo passa, le scadenze si avvicinano e sento crescere in me un coagulo di insoddisfazione, noia, nervosismo e disgusto di me stesso.

Comincio a sentirmi male, anche fisicamente, male.

Altre volte questo stesso far niente mi dà felicità e leggerezza.

Anche saggezza, equilibrio, mi viene anche il sorriso.

Avverto una specie di gradevole compostezza generale.

Passo intere giornate scarabocchiando.

Faccio e ricevo telefonate inutili o angoscianti.

E intanto ho in corso progetti e contratti pazzeschi, assurdi, superpagati.

Mi sono laureato nel 68, in architettura.

Tutti si occupavano di politica.

Io preferivo studiare e già allora davo consulenze varie, a tutto campo, per cambiare tutto.

Oggi creo le vetrine per un gigante della moda.

Disegno per un supermarchio del design.

Progetto le case dei vip.

Nel mio studio lavorano venti persone.

Sono tutti giovani capaci, intelligenti, sani.

Ma io sono completamente inadeguato al ruolo di leader, l’unica cosa che mi interessa è l’architettura, la forma, la funzione,

quasi tutto ciò che mi circonda di solito mi disgusta, sono disgustato dalle stesse cose che mi interessano, la moda, il design, l’architettura, i modi di vita dell’uomo contemporaneo…

Sono considerato un grande innovatore, un maestro della purezza, del minimal, della semplicità, dell’austerità, della pulizia, della delicatezza

faccio grandi sforzi per giungere a questi risultati, perché il mio animo in realtà è barocco, espressionista, massimalista, e quindi ho desideri estetici che non posso realizzare né proporre,

per esempio l’architettura fascista, con dentro i mobili Luigi XIV, e i casalinghi della civiltà contadina,

sottopongo il mio fisico a prove estenuanti, e poi ho dolori di ogni tipo,  non dormo per notti intere, prendo di tutto, non faccio sport, penso sempre di smettere di fumare, di mangiare sano,  ma spesso ho lo stomaco chiuso, è la feroce determinazione dei miei commensali a mangiare sano, che mi chiude lo stomaco.

Lo stomaco mi si apre improvvisamente in autogrill, mi viene una fame, una voragine, ordino tre panzerotti ipocalorici uno dopo l’altro, al terzo faccio una battuta alla ragazza,  elemosino un sorriso.

Ho la fama di creativo, di filosofo,  sono anni che non mi siedo al tavolo da disegno,  i programmi dei computer non so nemmeno cosa siano,  faccio schizzi, spiego idee continuando a fare schizzi.

I miei collaboratori si mettono all’opera, e poi io correggo, e continuo a correggere, se i miei collaboratori o i miei clienti sapessero qual è veramente la mia fonte di ispirazione creativa andrebbero in crisi.

Dico che vado dal dentista, dallo psicologo, dall’avvocato e invece comincio a girare per la città oppure prendo la macchina e vado in un’altra città oppure vado alla stazione e prendo un treno, entro nei negozi, mi fermo nei bar, vado a fare la spesa, mi metto a parlare con le persone,  nei supermercati, per strada, in treno, e con grande naturalezza divento un’altra persona,  un uomo comune, anonimo, ma socievole, aperto,  gentile con le persone anziane,

passo ore a parlare con i vecchi sulle panchine dei parchi,  mi basta mezzo bicchiere di vino per farmi puzzare l’alito,  quando si crea un po’ di confidenza mi chiedono di me,  se bevo per qualcosa che mi è successo.

I vecchi con cui parlo… mi interessano le case in cui sono nati e cresciuti,  come hanno vissuto quelle case, è così difficile vivere bene in uno spazio interno,

l’unica possibilità è che questo spazio sia già abitato, da uno spirito accogliente,  altrimenti tutto è freddo e silenzioso,  ma oggi non si fa altro che uccidere lo spirito delle cose e delle case, ingegneri, architetti, geometri, immobiliaristi, tutti insieme distruggono forme vive di architettura e le sostituiscono con forme morte, o forme vuote.

La chiamano ristrutturazione, ma è un’operazione di imbalsamazione.

Case imbalsamate per gente imbalsamata.

Una casa è come una persona.

Non può vivere in eterno.

Occorre semplicemente che viva bene, in armonia, il suo tempo.

Si può curare una casa vecchia, non stravolgerla con trapianti integrali

tenendo solo il guscio, la facciata, e per cosa? per motivi estetici!

Il loft? Un’assurdità!

Un’altra? Le case di ringhiera che diventano residences!

Il borgo storico un presepe inanimato.

Se quattro persone vivono in un ampio quadrilocale, ognuna di queste vive in un ampio quadrilocale, ma se quattro persone vivono in quattro monolocali, ognuna vive in una stanza.

Il monolocale è una cella, ci vivono i frati e i carcerati, ma sia i frati che i carcerati a differenza dei moderni singles, possono godere di grandi spazi comuni.

Se devo costruire formicai, mi devo immedesimare nella formica.

Oggi tutti riescono a immedesimarsi nell’aquila, nella pantera, nessuno riesce a immedesimarsi nella formica.

La differenza fondamentale tra le classi agiate e le altre è che queste occupano tutto il loro immaginario con lo stile di vita delle classi agiate mentre gli individui delle classi agiate non riescono nemmeno a immaginare come si possa vivere in 40 metri, con 800 euro al mese.

Riguardo alla povertà materiale, chiunque, povero o ricco, preferisce non pensarci,  e invece c’è molto da pensare, se è vero che dalle fasce più povere della popolazione io traggo le idee per far vivere meglio le fasce più ricche:

bisogna capire, sentire la miseria di un attico tutto design, tutto creato da architetti e designer; e bisogna capire, sentire la ricchezza di una stamberga tutta necessaria, tutta creata da chi ci vive.

Se parlo con colleghi, committenti, collaboratori non trovo una sola idea giusta, un solo pensiero vero;

se parlo con portinaie, pensionati, inquilini, occupanti abusivi vengo illuminato su aspetti fondamentali cui non avrei mai pensato.

Per gli oggetti, stesso discorso, se non peggio, fanno disegnare mestoli da spaghetti a gente che non ha mai servito un piatto di pasta in vita sua ed ecco il mestolo di design, un oggetto di bellezza!

La gente compra le sedie design che vede nei bar,  la gente non sa che le sedie da bar sono progettate per essere scomode, per far alzare il culo dopo mezz’ora.

Vorrei progettare sedie e tavoli per scuole, biblioteche e case di riposo invece progetto sedie e tavoli per i set dei reality show, per gli show room moda e per le agenzie viaggi last minute.

Poi i singles comprano tutto.

(copyright BaDante Care&Writing Agency -Calepio Press, testo by Leone Belotti ex intervista anni Novanta ad architetto designer italiano compasso d’oro;

titolo originale “I singles comprano tutto”, in “Riduzione Uomo” blog bambooostudio;

imago: Thomas Cole, La distruzione dell’impero romano, 1836, New York, Historical Society)

2 thoughts on “la psiche dell’architetto

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