l’eco de l’eco

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da l’eco di oggi, il titolo perfetto,

dalla fusione tra titolo della pagina sinistra, la grande attesa

e il titolo della pagina destra, Carrara, otto mesi per il riallestimento

(a partire da oggi, dopo 5 anni di lavori per… mettere a norma l’edificio)

il concept “congelamento” è rafforzato a livello iconografico dall’accoppiamento freezer Don Bosco imbalsamato – pesce fresco Pam.  Brividi.

Percassi in rosso

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percassi in rosso in bergamo centro, via masone (etim: magione)

il cantiere dell’ex caserma ghisleni (next percassi luxury flats)

presenta una red door con logo percassi in rosso (stanco del verde?) e slogan “il piacere di abitare nella storia”.

Nel sito Selecta che cura comunicazione e commercializzazione si leggono un paio di note degne di segnalazione a #pensacheignoranza:

per il suo valore storico e architettonico Masone 15 è posto sotto la tutela della Soprintendenza per i Beni Architettonici

> come tutti sanno, qualsiasi edificio, anche una stalla o una caserma, se ha più di 70 anni, è tutelato.

nel ‘500 nell’area dell’edificio sorge il Mulino del Pradello che, agli inizi dell’800, viene convertito in cotonificio. 
Agli inizi del ‘900 l’edificio diventa sede dell’Istituto Tecnico Industriale e, successivamente, di realtà istituzionali.

> queste “realtà istituzionali” nascondono la paura di dire “era una caserma dei carabinieri”, che forse non aiuta nelle vendite di appartamenti di pregio con centro benessere condominiale (dove una volta arrestato passavi brutti quarti d’ora…)

e così il percassi in rosso strappa all’edificio l’unica cosa di valore realmente storico che aveva, e cioè la grande insegna “mario ghisleni” cui era dedicata la caserma,

e con ciò, il buon Mario Ghisleni – medaglia d’oro al valore militare -  sarà dimenticato per sempre.

Caro Percassi, cara Selecta, cari acquirenti pregio-benessere: prima di “abitare nella storia” occorrerebbe rispettarla, o quantomeno conoscerla:

> motivazione della medaglia d’oro a Mario Ghisleni:

“24 aprile 1936, Africa Orientale: le forze dell’Arma, 1000 effettivi a fronte di 30.000 etiopi, si disponevano in quadrato, e solo nel pomeriggio avanzato, dopo nove ore di combattimenti, riuscivano a rompere l’accerchiamento e a lanciare il contrattacco.

Il milite bergamasco Mario Ghisleni, padre di 4 figli, precedeva i compagni all’attacco dando prova di sereno coraggio, sprezzo del pericolo e slancio non comune. Ferito gravemente, continuava a sparare contro l’avversario.

Nonostante le cure mediche apprestategli, sentendosi prossimo alla fine, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, rivolgeva il suo pensiero alla famiglia, esprimendo la speranza che i suoi figli conservassero di lui un ricordo degno”.

Ciò che non è riuscito in decenni di abbandono e degrado, si realizza con la ristrutturazione: dimenticare la storia, in nome del “pregio storico”.

oculis Ducis oculo Dei

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VigilataLibertas

sub video potestate medium est nuntius

oculis Ducis sicut oculo Dei

in nomine custodia vigilata semper est libertas

et ergo profanata in nomine et de facto ab auctoritate

hoc evenit in Bergomi libertatis forum

Leone XIV hodie vidit et dixit

(italian version not available – photo postini)

titolo di coda di cavallo

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StalloneBerbero2

ai giardinetti fuori dal bar ho conosciuto un marocchino piuttosto ben piantato, una specie di quercia, faceva una certa impressione, con quel minuscolo chihuahua al guinzaglio,

è della signora, mi dice, e mi racconta la sua storia,

in Marocco lavoravo con i cavalli, gli stalloni berberi, la razza all’origine dei purosangue da corsa, quelli dei famosi quadri di Gericault, che già i romani usavano per le corse al circo Massimo,

poi non so nemmeno perchè sono venuto in Italia, venivano tutti, parlo di 15 anni fa,

e per me è stata una rovina: giù non bevevo, non fumavo, non facevo…

qui sono entrato in un giro strano, conosciuto questa signora divorziata, le piaceva fare tutto, mi pagava tutto, anche la macchina,

poi mi presenta una coppia di suoi amici, tanti soldi, piscina, sauna, champagne, al marito piaceva guardare,

poi volevano fare dei film, ma quello io no, non l’ho mai voluto fare,

cercato altro lavoro, cioè un vero lavoro, e trovato un’altra signora che fa il recupero crediti,

tu non devi fare niente, mi dice, solo accompagnarmi, mi raccomando non aprire bocca, appena parli con quella voce, quel tono musicale, si capisce che sei un cuore tenero, e non fai più paura a nessuno,

va bene, sempre un lavoro da animale, comunque,

in più la signora vuole anche altre prestazioni, gratis,

in più devo dare da mangiare al gatto e portare giù il cane,

allora tanto vale che torno a fare lo stallone, fin quando ho il fisico,

adesso non mi farei più problemi, se vogliono fare il filmino, facciamo anche il filmino,

però voglio mettere una maschera, e non usare  il mio nome vero…

giusto, ti serve il nome d’arte, gli dico ispirato: da oggi in poi tu sei Marocco Siffredi, lo stallone berbero.

(photo: Al Kawakib,
maschio Imperial Pharaji 2005, Arabian Training Point, Roma)

la professionalità del giocoliere

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ratselli

A cosa serve oggi un giocoliere, a cosa serviva negli anni Trenta, agli albori della società dello spettacolo?

Esattamente 85 anni fa,  Orio Vergani scriveva sul Corriere della Sera: in nessun mestiere la scala dei valori è così chiara e nettamente suddivisa come nel mestiere del jongleur. Tenendo due oggetti in aria siete un bambino; tenendone tre siete il papà di quel bambino; a quattro siete già un buon dilettante; a cinque siete bravissimi; a sei siete maestri; a sette siete il grande Kara, il più famoso giocoliere dell’Ottocento. In quanto a tenere in aria otto oggetti contemporaneamente, nessuno ci era mai riuscito.

Nell’inverno del 1928, il grande Enrico Rastelli da Bergamo si presentò al pubblico del Teatro Duse con tre piatti nella mano destra, due nella sinistra, uno in bocca, e due appoggiati alla cintura. Poi, in un attimo, gli otto piatti si staccarono dal suo corpo, salirono, rotearono in aria, composero tra la sua mano e il cielo del palcoscenico un cerchio magico. Per giungere a questo egli si era allenato sei anni, quattromila ore.

Rastelli aveva raggiunto l’irraggiungibile, acclamato, celebrato in tutti i continenti (per vederlo a Berlino, i posti si prenotavano un mese prima), ormai ricco a milioni…


Volendo essere crudeli col mitico Rastelli, oggi possiamo dire che rappresentava la versione da propaganda del lavoro ripetitivo in fabbrica,  che poi Charlie Chaplin avrebbe reso in parodia in “tempi moderni”. Il padronato godeva nel vedere l’abilità, la velocità di gesto del Rastelli, figurandosi l’operaio in catena di montaggio.

Oggi, esaurita la mitologia fordista, Rastelli, il grande giocoliere, è un’icona migrante tra opposti estremismi:

da un lato è il brooker finanziario anni ottanta e novanta, l’agente di borsa, che fa miracoli di equilibrismo e scaltrezza nel prendere e mollare i titoli;

dall’altro, più attuale, è il precario stressatissimo tra bollette, partita iva, ritenuta d’acconto, collaborazioni saltuarie, trimestrali, lavori in nero, in grigio… e la speranza di risolvere tutto giocando gli ultimi euro al superenalotto.

Fuor di metafora, oggi un bravo giocoliere può fare teatro di strada e spettacoli per bambini. Eppure quella del giocoliere non è più considerata una professione:

quando il mio amico A., allo sportello dell’anagrafe per rinnovare la carta d’identità, alla domanda “professione?” ha risposto “giocoliere” l’impiegata, dopo aver consultato un elenco dattiloscritto, ha risposto:  giocoliere, no. Definizione non ammessa come “professione”.

La ragione? Mistero. Forse una ragione grammaticale, professione giocoliere puzza di ossimoro, se è una professione non è un gioco, e viceversa.

Il mio amico ha protestato citando Rastelli, che come “giocoliere” ai suoi tempi è stato uno dei contribuenti più ricchi di tutta la provincia.  Ma l’impiegata è stata  inflessibile, gli ha mostrato l’elenco e alla fine il mio amico ha scelto acrobata.

Chi si trovasse nella stessa situazione, non sapendo più che professione indicare (precario? esodato? cassintegrato? disoccupato? artigiano in nero? partita iva morta e sepolta?) e volendo comunque avvicinarsi alla realtà del proprio sbattersi, può dunque far scrivere sul documento d’identità: acrobata.

Probabilmente una delle professioni oggi più diffuse. Chi l’avrebbe detto, vent’anni fa, quando si parlava di nuove professioni, di società dello spettacolo, e tutti si iscrivevano al DAMS?

la partnership Carrara – Gillette

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CarraraGilette2

a scuola per le notizie imbarazzanti si mandava per le classi il bidello a leggere un foglio,

similmente l’Accademia Carrara per spiegare cosa stia facendo manda avanti l’unica figura non ancora sputtanata (ad ora): l’Associazione Guide, che attraverso un comunicato stampa propone un ciclo di incontri pubblici con la “commissione scientifica”

per far conoscere il “lavoro complesso e straordinariamente delicato” svolto dagli scienziati dell’allestimento, un lavoro “spesso offuscato dalle notizie relative ai tempi del cantiere e alla forma gestionale della pinacoteca”.

Il comunicato è accompagnato da una locandina, naturalmente con il nome dell’assessore in primis, e un primo esempio visual della annunciata strategia di comunicazione innovativa

che consiste nel piazzare il nuovo logo della Carrara (la famigerata freccia-scudetto da 63.000 euro) direttamente sui quadri, a imitazione dei ragazzini e dei writers che taggano e loggano e piazzano stickers sui cartelli stradali.

Risultato: piazzate sulla barba del gentiluomo del Moroni, le freccette della Carrara sembrano lamette da barba blu Gillette, manca solo il marchio,

questo sarebbe un modo per dare visibilità ai capolavori della Carrara,

opere che da cinque anni o vengono prestate gratis o sono custodite a carissimo prezzo nei caveau delle banche cittadine, che figurano pure come enti “sostenitori”,

mentre i poveri stronzi, i cittadini, pagano per il servizio caveau centinaia di migliaia di euro l’anno (per non vederle)

Adesso hanno pure il coraggio di invitarci per spiegare il loro “straordinariamente complesso lavoro” (anzi, non ce l’hanno, per questo ci fanno invitare dalle Guide)

e così quel che ci viene da pensare guardando le lamette Gillette è: tagliare, tagliare, tagliare fondi, emolumenti e consulenze a questa banda di signorotti-scienziati:

siamo certi che in città esistono professionisti e team di livello più alto, disponibili a curare la Carrara a costi infinitamente più bassi, in tempi infinitamente più rapidi, e con risultati infinitamente più degni della città e delle opere degli antichi maestri.

art.17 Manifesto Turbo Comunista

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17 – dobbiamo sfasciare la proprietà intellettuale,  la proprietà privata delle idee delle

immagini delle parole dei simboli ovvero la proprietà intellettuale –

se la proprietà è un furto, la proprietà intellettuale è un furto all’infinito  –

dobbiamo sfasciare la civiltà dell’automobile e dei trasporti motorizzati su ruota una volta per tutte in modo deciso e convinto –

dobbiamo sfasciare  la civiltà del packaging e la civiltà dell’import-export ovvero la civiltà della GDO -

la grande distribuzione organizzata che ha creato questo GIT  giganteso inquinamento terrestre –

dobbiamo tornare al minuto al dettaglio – il grande visionario F.Alberoni da molti ritenuto un servo del  potere in realtà con la sua visione di Mulino Bianco indicava già decenni orsono la strada d una nuova vita semplice frugale familiare –

bisogna effettivamente tornare ad avere un legame con la terra come sostiene Sua Santità il Papa – proprio seguendo la visione e l’indirizzo di Alberoni e del Papa dobbiamo radere al suolo la Barilla e il Vaticano –

liberare la terra dalle industrie alimentari che la uccidono nonchè da tutti gli spacciatori di regni dei cieli che impediscono all’uomo di stare con i piedi per terra.

pro memoria

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coverMK

Leggendo circa 300 libri l’anno da 30 anni, in occasione del giorno della memoria mi sono permesso di leggere per la prima volta il Mein Kampf di Hitler, che comincia con le parole: “deve essere letto da tutti gli uomini perchè prendano conoscenza e monito degli orrori della storia passata”. Riporto la pagina più interessante-agghiacciante per chi si occupa di comunicazione e grafica pubblicitaria.

Non si può giungere solo con gli scritti al cuore della grande massa.

L’oratore riceve dalla massa stessa cui si rivolge una continua rettifica del suo discorso, mentre lo scrittore non conosce i suoi lettori.

L’oratore sa che ogni fattore, anche l’ora del giorno in cui avviene il discorso è determinante: la mattina e durante il giorno le forze della volontà umana si ribellano alle imposizioni, mentre la sera si assoggettano alle volontà superiori.

Maggiori possibilità degli scritti e dei comizi ha l’immagine in tutte le sue forme, compreso il film: la massa accetta di buon grado spiegazioni date di colpo con le immagini, è sufficiente guardare, non è richiesto l’uso dell’intelligenza.

A una manifestazione marxista potei io stesso comprendere con quanta facilità il popolano si sottometta all’incanto affascinante di una potente messinscena.

Chi ha contatti con la folla sa che queste cose superficiali hanno un valore fondamentale.

Fino ad allora il movimento non aveva distintivi né vessilli di partito.

Nell’estate del 1920 fummo molto presi dalla questione del nuovo vessillo.

Da ogni luogo venivano proposte che manifestavano buone intenzioni ma poco valore.

Un dentista di Starnenberg mandò un disegno: un vessillo rosso, con al centro un disco bianco, al centro del quale era posta una croce uncinata nera.

Nel rosso, riconosciamo l’idea sociale del movimento,

nel bianco l’idea nazionalista,

nella croce uncinata l’impegno a combattere per l’affermazione dell’uomo ariano

e per il diffondersi della tendenza al lavoro creativo che fu e sarà sempre antisemitico.

Quest’unione di colori è più ammirabile di qualunque altra, è l’accordo più felice che ci sia.

 

invisible show

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s

> invisible show  è un concept no logo no time no space,

un ossimoro perfetto, un contro-senso in termini, invisible e show,

> invisible la location, un mistery locus, address last minute, venerdi 24 gennaio h21.30 all’oratorio settecentesco di san Lupo, (“oratorio” in senso pre salesiano, no social, privè, forma mixta archi-musicale per la preghiera recitata-cantata) con introitus ex via San Tomaso, lungo la

> invisible directory geo-temporale via Brigata Lupi-Palazzo Lupi, nel back stage di S.Alex de la Crux, a Bergamo,

> invisible la facciata neoclassica, quattro semicolonne d’ordine gigante, trabeazione altissima,

> invisible l’epigrafe sul fregio DIVO LUPI BERGOMATUM DUCI,

> invisible il genius loci: il “divo Lupo” , in seguito “san Lupo”, duca longobardo di Bergamo, epoca Carlo Magno, figura leggendaria, confusa con gli omonimi e coevi  San Lupo di Troyes, Verona, Lione, ex antiqua casata franco-longobarda (Lupo, Lupi, de Lupis, Lopez) con grandiosi palazzi a Ragusa, Soragna, Padova,  Roma

e il citato e prospiciente Palazzo Lupi di Bergamo (project 1560 by archistar Pietro Isabello, salone d’onore fantastique, oggi invisible e in svendita, già sede del comando della Brigata Lupi, di stanza alla circonvicina e invisible Montelungo)

> invisible il retroscena: San Lupo era il padre di Santa Grata, la fan girl di S.Alex Martire decapitato per non aver abiurato la fede cristiana: per lui Santa Grata fece costruire non 1 ma 3 chiese: de la Crux, in Columna, ex Cathedra (la grandiosa Cattedrale invisible di Bergamo, demolita per costruire le mura venete)

> show absolut opening at h22.00: lo space inside un teatro verticale su 6 livelli connessi (cripta con vista su atrium-tabernaculum sovra-esposto vs due piani di cubicoli finestrati + due piani di loggette colonnate),

esercitazione mystic luxury d’illusionismo baroque-privè pensato per subvisioni e supervisioni upside-down, accessi-scale come organi viscerali, una elicoidale, l’altra a rampe giustapposte,

tutto in scala ridotta 2:3 ergo adatto a persone piccole e magre e dunque tutto un toccarsi, un chinarsi, uno sfregarsi.

> show incredible at h22.30 pump up the music, un grande show, una sorpresa, Malaikat Dan Singa (angeli e leoni) un trio blues-rock etno-primitivista americano in trip indonesiano scatenato su testo ultrà-romantico old british by William Blake (le tigri dell’ira sono più sagge dei cavalli dell’educazione)

> show strong effect at h23.30: moto ondoso dionisiaco-pelvico from rocker leader to massa compatta di spectatores in trance-compulsion elettronica-voodo, quasi a “stuprare” la delicatessen di uno spazio intimo progettato 300 anni prima per la musica sacra-devozionale,

> show uncommon sense in exitu at 24.00, experience in apparence dissacrance for simplex b.got, non così per l’homo d’ecclesia teologato che apprezza la correttezza filologica del fare musica demoniaca proprio in San Lupo,

cioè colui che protegge dalla possessione demoniaca, dalla paralisi e dall’epilessia secondo il martirologio official dei santi e dei beati della catholic church. Mica scemi in Curia.

(recensione nozionistica by Sean Blazer evento invisible show “malaikat dan singa” tenutosi 24-1-2014 in oratorio San Lupo Bergamo - http://invisibleshow.tumblr.com/)  

1 secolo in 2 libri

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2libri

> 1914 da S.Zweig, “ll mondo di ieri”:

noi che abbiamo conosciuto il mondo di ieri possiamo testimoniare che l’Europa era davvero il mondo della libertà individuale, si compiaceva del suo caleidoscopio,

abbiamo goduto di maggior libertà civile rispetto ai giovani d’oggi, i quali sono costretti al servizio militare, al lavoro, e in molti paesi all’ideologia di massa e all’arbitrio della stolta politica mondiale.

Noi potevamo dedicarci all’arte, alle predilizioni intellettuali, plasmando liberamente la vita privata.

Potemmo vivere da cosmopoliti, il mondo intero ci era aperto innanzi. Viaggiavamo senza passaporti né permessi, andavamo dove ci piaceva, nessuno ci chiedeva le idee, la provenienza, il reddito.

Non v’erano costrizioni, si poteva parlare, pensare, ridere, inveire come si voleva; ognuno viveva a suo capriccio, in compagnia a solo, prodigo o economo, in gran lusso o da bohemienne,

vi era posto per ogni bizzarria, erano previste tutte le possibilità, nessuno si lasciava intimidire, si andava, si parlava, si dormiva con colui o colei che ci piaceva.

La parola aveva ancora potere, non era stata ancora calpestata a morte dalla menzogna organizzata, la “propaganda”, gli uomini ascoltavano ancora la parola scritta, l’attendevano,

per un poeta, per uno scrittore, non era vano dire una sua parola, la produzione intellettuale era in grande stima dalle più umili alle più alte stanze.

Nessuno aveva la pretesa di basare l’esistenza materiale sulle proprie disposizioni artistiche, i poeti e gli artisti sceglievano allora professioni medocri e senza ambizioni per aver quella minima sicurezza esteriore che garantisse loro l’indipendenza per l’opera interiore.

Con tale libertà, potevano ignorare i salotti, i vernissage e i grandi giornali corrotti e scrivere gratuitamente per le loro piccole riviste, mettendo in scena  le loro pieces in piccoli teatri sperimentali.

Non si vergognavano di vivere angustamente, pur di pensare con libertà e audacia in campo artistico.

In quelle serate amichevoli tutto era molto semplice e cordiale, sedie di paglia, tovaglia a quadretti, chiunque ben accetto, per cena miracoli su un fornelletto,

non avevano telefoni, macchine da scrivere, scrivevano i loro libri a mano, su carta riciclata (ndr: !), non erano più eleganti o ricchi dell’operaio sullo stesso ballatoio, che poteva unirsi e discorrere con loro.

Chi si preoccupava di quei fantocci solo più tardi gonfiati come la razza, la classe, l’origine?

Se oggi mi chiedo perché l’Europa nel 1914 è entrata in guerra, non trovo altra ragione che un eccesso di forza, di dinamismo, di pingui guadagni che congestionavano i governanti e montavano il sangue in testa.

Una guerra tra ricchi, per diventare i più ricchi.

Da allora, una certa ombra non si è più dispersa sull’orizzonte d’Europa, prima così limpido.

Oggi rabbrividiamo constatando come questo mondo per la sua furia suicida sia ottenebrato e ridotto a carcere e schiavitù,

e come l’uomo con sentimenti umani  sia ridotto nel XX secolo in orrendo isolamento e disperazione…

> 2014 da J.Attali, “Breve storia del futuro”:

La nuova classe creativa, un’iper-classe che dirigerà l’iper-impero, sarà costituita da  strateghi finanziari o d’impresa, a capo di compagnie d’assicurazioni e del tempo libero, architetti di software, creativi, giuristi, operatori di finanza, autori, designer, artisti.

Saranno donne  e uomini, dipendenti di sé stessi, concorrenti spietati, né impiegati né datori di lavoro, ma a volte esercitando più di un lavoro alla volta, gestendo la vita come un portafoglio di azioni, attraverso una competizione molto selettiva.

Ipocondriaci, paranoidi, megalomani, narcisisti, egocentrici, dovranno difendere le proprietà di capitali, software, brevetti, ricette, opere d’arte.

L’apprendimento sarà per loro una necessità vitale, la curiosità un’esigenza assoluta, la manipolazione una pratica corrente:

non avranno più frontiere tra lavorare, consumare, creare, allontanarsi, non conosceranno nessuna fedeltà né nazionale, né politica, né culturale,

saranno fedeli solo a sé stessi, si interesseranno innanzitutto all’organizzazione della propria vita erotica e del proprio suicidio.

Alcuni, più cinici degli altri, si metteranno al servizio dell’economia pirata e ne diventeranno i padroni.

Altri, al contrario, una volta fatta fortuna, investiranno nelle azioni umanitarie, diventando altruisti.