nedròt selvadeg dìga negot

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una volta in questa valle c’erano i pastori, e i tessitori,

poi sono arrivate le fabbriche, la ferrovia, le cave, il cemento,

poi sono arrivati gli sport invernali e le seconde case,

poi hanno abbandonato la ferrovia, le cave, le fabbriche,

è arrivata la plastica, le lavorazioni plastiche, le fibre artificiali,

e ad ogni piena del Serio ormai mi ritrovo a soffocare nei sacchetti di plastica,

poi è arrivata la crisi industriale, allora hanno cominciato a parlare di turismo,

hanno creato un nuovo ente per la promozione turistica, Promoserio,  hanno messo dei cartelli penosi con scritto “cinque terre della valgandino”, che fantasia,

ma l’ufficio del turismo Promoserio fa orari d’ufficio statale e la domenica è chiuso, tu pensa, come se un bar chiudesse in pausa pranzo,

hanno costruito la nuova strada, e il nuovo tram delle valli,

ma ormai la valle è un posto desolato di seconde case vuote e fabbriche chiuse,

il buon Percassi, dopo aver cementificato tutta la valle, azzerando l’identità di interi paesi a forza di villette e finiture di pregio (fatevi un giro a Onore) adesso vola con Alitalia, e le azioni salgono;

il tram delle valli arriva solo ad Albino, l’unica stazione al mondo che non ha nemmeno una tettoia,  e l’ultima corsa è alle nove di sera;

le fornaci, le dighe, i cementifici del secolo scorso potrebbero essere un fantastico parco di archeologia industriale (vedi il progetto su http://blog.bamboostudio.it/?p=2178) ma sono in abbandono;

giù in città ci si riempie la bocca di capitale della cultura, expo2015, food made in Italy e green economy,

ma se hai la fortuna di conoscere un contadino che ti vende una vera formaggella, devi stare attento come un delinquente a non imbatterti nella finanza, o nell’asl, perchè formaggelle e salami del contadino non sono a norma UE,

intanto la valle si è riempita di centri commerciali dove trovi formaggi olandesi e tedeschi a 3×2,

e se l’ultimo pastore della valle non sa più dove portare le pecore a pascolare e si suicida, sui giornali non trovi nemmeno la notizia…

E te diga negot, nedròt selvadeg, prima o poi arriveremo a capirlo:

come possiamo pensare di fare del turismo se, oltre ad essere per natura chiusi e inospitali, non siamo in grado di salvaguardare la nostra identità, i nostri beni storico-paesaggistici, la nostra terra, la nostra gente, e nemmeno di capirne il valore?

(imago: nedròt selvadeg, ovvero germano reale, alias anas platyrhynchos, specie murales-fluviales, località Ponte del Costone – Ponte Nossa, Valle Seriana, ph.  by J.Gandossi)

 

One thought on “nedròt selvadeg dìga negot

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