alleluia!

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franarocca

Alleluia! Quasi 2000 giorni e 6 anni dopo il multi-crimine  (anno domini 2008: distruzione del parco faunistico della Rocca di Bg per creare un park vip + incapacità tecnica di farlo + crollo con frana e pericolo di crollo della Rocca + utilizzo del sito come discarica scorie tossiche + cantiere abbandonato sine die come da foto)  il Comune si costituisce parte civile! Che riflessi!  Che prontezza!

Come memory refresh ripubblico qui un paio di post d’epoca a suo tempo pubblicati su blog bamboostudio 1) ”Bergamo peggio di Pompei” all’indomani della frana e 2) ”a misura d’uomo di legge” in occasione dell’arresto dell’impresario Locatelli.

Bergamo peggio di Pompei

(War Report – scontro finale tra slogan e login – visibile live alla Rocca di Bergamo)

Parliamo di una guerra iniziata 2000 anni fa, quando l’imperatore Adriano, quello delle memorie, quello dei massimi confini, costruì un gigantesco muro in Scozia, il vallo di Adriano, per difendere l’impero dal  più piccolo dei popoli, i guerrieri highlander, e dallo loro arma totale: lo slogan.

Come tutti sanno, lo slogan, è uno dei due ingredienti di base della pubblicità (l’altro è l’immaginetta della Madonna portata dal cristianesimo). Ma che cosa è realmente uno slogan?  Lo dice la parola, una parola gaelica, slough-gheirm, letteralmente:  il grido, l’urlo (gheirm) che parte dalla massa dei guerrieri morti che stanno in cielo sopra di noi quando andiamo in battaglia (slough). Lo slogan dunque è il “grido di battaglia”  lanciato dai guerrieri morti, qualcosa capace di risvegliare “lo spirto guerrier ch’entro mi rugge” (Foscolo, mi pare, o è il vecchio Leo?).

Oggi, duemila anni dopo,  Adriano si è svegliato nella tomba, e con lui si sono svegliati dalla cenere gli antichi abitanti di Pompei, e insieme a loro, ci auguriamo, si risveglieranno gli spiriti guerrieri che ancora vivono in noi. Come vediamo dai crolli di Pompei, lo slogan è una forza in grado, come li ha costruiti, di abbattere i muri.

Il messaggio è chiaro: un paese che si diverte con la pubblicità ma non capisce lo slogan perfetto urlato a Pompei dai nostri antenati, un paese che lascia andare in rovina le proprie memorie, è un paese che non ha futuro.

Per capire questa deriva, è illuminante seguire l’ultimo atto dello scontro tra slogan e login.

Slogan come abbiamo detto è il “grido di battaglia” che ti fa sentire parte di una massa e ti spinge a combattere in campo aperto.

Login invece è il “codice d’ingresso” che appartiene a te solo, ti distingue dalla massa, e ti permette di entrare in un campo chiuso, protetto, privato.

Riconoscersi in uno slogan, distinguersi con una login.

Il comunismo, il fascismo, il capitalismo e le religioni monoteistiche sono slogan.

La massoneria, le religioni esoteriche, la finanza, l’informatica l’amore sono login.

Nello scontro tra slogan e login c’è il senso dell’occidente al tramonto, e questo scontro è un doppio controsenso: la privatizzazione del pubblico e la pubblicità del privato.

Lo scontro finale tra slogan e login iniziò due anni fa, a Bergamo, alla Rocca di Bergamo Alta, difesa da slogan e assediata da login. In questi giorni – dopo due anni di tregua – la battaglia è ripresa, e questa volta si andrà fino in fondo.

La Rocca di Bergamo Alta, il punto più alto della città, è uno dei più importanti beni storico-architettonici  del paese, come spiega lo slogan posto all’ingresso: Invictis sacrum – il comune di Bergamo consacra ai caduti della patria la Rocca, sintesi di 2000 anni di storia.

Ai tempi di Adriano, qui c’era il tempio, l’Ara di Giove, quindi la basilica paleocristiana di S.Eufemia, quindi l’acropoli della città, l’oppidum. In seguito trasformata in Rocca militare dall’imperatore Giovanni di Boemia (1331) e adibita a scuola e roccaforte dei temibili granatieri veneziani (1500), la Rocca è sempre stata il teatro e il luogo simbolo di scontri decisivi (guelfi-ghibellini, milano-venezia, napoleone, austriaci, risorgimento, resistenza).

Nel 1927 la sua trasformazione in Parco delle Rimembranze: museo storico della città nella fortezza interna, sacrario monumentale ai caduti di tutte le guerre nel bastione che la cinge, e piantumazione di un albero per ogni caduto nel parco-colle.

Passeggiando nella Rocca, trovi le lapidi di tutti i caduti, di tutti i corpi, con i loro slogan: “nec recisa recedit” (nemmeno se viene recisa recede, è la Guardia di Finanza”) “fedele nei secoli” (Carabinieri) “per l’onore, si è silenziosamente immolata”  (Divisione Acqui martiri di Cefalonia) “Non loquendo, sed moriendo confessi sunt” (Associaz. Reduci).

E poi gli alpini, l’aviazione, i carristi, i granatieri di Sardegna, i cacciatori delle Alpi, i garibaldini, la polizia, i marinai, i carbonari (qui fucilati dagli austrici), le vittime delle foibe, i genieri, i deportati ebrei, un’assordante antologia di slogan, di guerrieri morti che urlano, fino al petrarchesco “io vò gridando pace, pace, pace” dei mutilati e invalidi di guerra.

Questo gioiello di storia e memoria (e architettura militare, e architettura dei giardini), difeso da questi slogan, è oggi assediato dalle armate login. L’idea login si è sviluppata lungo l’ultimo decennio, in collaborazione tra giunte di centrodestra e centrosinistra: chiudere città alta al traffico (entri con una login) ristrutturare la città vecchia con finiture di pregio e adeguati allarmi (login), espulsione dei residenti storici e nuovi residenti (login) i quali non sono veri residenti, ma vip che vanno avanti e indietro con i loro suv, e dunque megaparcheggio interrato nel cuore della città, cioè nelle viscere del colle della Rocca, 500 posti già in prevendita-prenotazione (login sul sito della società Best Parking).

Nel 2008 iniziano i lavori (giunta di centro-sinistra, con i verdi!). In due mesi gli alberi della memoria sono abbattuti (proteste degli ecologisti: erano alberi con più di 80 anni!), la collina simbolo spianata da gigantesche ruspe e fatta sparire da 20.000 camion che fanno tremare le mura, e le porte rinascimentali – certo non costruite per reggere questi carichi.

Slogan del sindaco progressista: “Bergamo cresce, guarda avanti, si fa grande

Reazione dei guerrieri morti della Rocca: “chi non ama la patria non è degno di accostarsi agli invitti che per la patria diedero tutto il sangue” (sul basamento del mastio).

Per far capire meglio il concetto, il 30 dicembre 2008 i guerrieri morti sono passati dallo slogan al poltergeist, che è lo slogan perfetto, che scuote la terra, sradica gli alberi, abbatte i muri e devasta le coscienze: sollevandosi dalle tombe tutti insieme, i guerrieri morti (e chi altro?) dalla sommità della Rocca hanno abbattuto un gigantesco pino secolare, il più grande, sul cantiere sottostante, distruggendo il muro di cemento armato del parcheggio interrato, e innescando una frana che ha fatto temere il crollo di tutta la Rocca.

Per giorni e notti, in preda al terrore che prende i dissacratori quando si rendono conto di quello che hanno fatto, gli uomini login hanno siringato la collina sacra di calcestruzzo. Poi hanno detto: la frana è ferma, non c’è pericolo di crollo.

Davanti al disastro, allo scandalo e alle polemiche gli uomini login hanno detto: adesso rimettiamo tutto a posto, chiariamo le responsabilità destra-sinistra, eventualmente facciamo un parcheggino molto più piccolo. Poi hanno coperto tutto con un telo azzurro e se ne sono andati. Da allora la Rocca è transennata, pericolante, arroccata sopra la voragine lasciata dal cantiere abbandonato su un versante, mentre sull’altro versante, dove ci sono sempre stati gli orti, sono arrivati altri uomini login per costruire un altro parcheggio login. Poco lontano, sulle mura, una terza squadra di login sta costruendo un terzo parcheggio login nel sito della necropoli longobarda.

Qui non parliamo di slogan per vendere merendine ai bambini, ma di login per vendere l’anima al diavolo, perdere l’identità, la memoria collettiva, il patrimonio storico – i sacri lari – e in cambio di cosa? Di un parcheggio per vip che vogliono vivere in un’isola pedonale ma con l’auto sotto casa?

Sono passati due anni, nessuno ne parla più, e così adesso gli uomini login hanno deciso di riprendere i lavori come da progetto, non un posto di meno di quelli pre-venduti ai titolari di login, come nulla fosse. Il pino secolare si è sacrificato invano. Lo slogan perfetto è rimasto inaudito.

In questi stessi giorni altri slogan perfetti assordano le nostre menti senza memoria,  parlo dei crolli di Pompei, la casa dei gladiatori, la casa dei moralisti.

A Pompei centinaia di custodi, eppure l’incuria e l’inefficienza; alla Rocca di Bergamo, dove un solo custode ha sempre tenuto tutto in perfetto ordine, il contrario, la politica manageriale e il mal della pietra, che è il bisogno tutto orobico di continuare a costruire, cementificare: ma infine lo stesso risultato, il disastro, causato dalla stessa follia, una follia pubblica, fatta di incoscienza, ignoranza, arroganza e irresponsabilità.

Questi slogan perfetti, questi crolli causati da guerrieri morti svegliati nella tomba, ci chiedono soltanto di fare quello che qualsiasi tribù umana sana e non sottomessa farebbe, cioè proteggere e conservare e tenere vivi con amore assoluto luoghi e monumenti sacri a tutti, perché raccontano la nostra storia col ricordo dei nostri antenati. C’è qualcuno in grado di diffondere questi slogan?

Dove sono i guru del made in italy moda architettura design comunicazione?

Perché non alzano la voce – con tutti i megafoni di cui dispongono – perché non ci dicono qualcosa?

Pure è incredibile che di questa guerra tra slogan e login i bravi docenti e studenti di scienze della comunicazione – nella loro prestigiosa sede a poche centinaia di metri dalla Rocca, dove passano le mattinate a leggere le memorie di Adriano e a fare le distinzioni tra claim, pay off ed head-line – non sappiano niente, non vedano niente, non dicano niente, nonostante il disastro sia ogni giorno sotto i loro occhi, così come i bravi cittadini bergamaschi, del resto abituati a non vedere e a dimenticare questi obbrobri-abominii di portata generazionale.

Mi viene da ripensare,  sempre nel cuore della città vecchia, alla costruzione nel secolo scorso dell’ecomostro-Seminario sopra l’antica Arena romana, con distruzione totale della stessa e conseguente congiura del silenzio.

Ci sono decine di libri fotografici per turisti su via Arena, “la via più magica di Bergamo Alta”: e nessuno che ti dica perché la via che conduce al Seminario si chiami via Arena. Ma davvero in città alta c’era un’Arena romana come quella di Arles, Nimes, Verona? E vuoi farmi credere che ci hanno costruito sopra? Ma dai!

Ma davvero in città alta c’era una Rocca che custodiva il poncho di Garibaldi, la colt di Francesco Nullo, l’aereo di Antonio Locatelli, il carroarmato di El Alamein e i cannoni degli Alpini a Caporetto e un parco con un albero per ogni caduto? E dov’era, sopra il Best Parking? Ma dai!

Sono cose talmente abnormi, che ti rendi conto che farai fatica a farti credere.

Allora sbrigati, finchè è ancora in piedi, vieni a vedere la Rocca di Bergamo, vieni a vedere con i tuoi occhi, la vedi anche dall’autostrada, lontana sul cocuzzolo, proprio alle spalle del grande pannello pubblicitario piazzato al casello (che apparentemente reclamizza una ditta specializzata in demolizioni, ma in realtà è opera dei guerrieri morti della Rocca)

con quello slogan che vorrebbe essere autoironico e invece si rivela perfetto come uno schiaffo: “Benvenuti nella città dei distruttori”.

A misura d’uomo di legge (Novembre 2011)

Oggi è stato arrestato il titolare dell’impresa Locatelli, che stava costruendo la Bre.be.mi usando rifiuti  tossici.

Evviva! Acqua al cromo per le colture biologiche!

I Carabinieri l’hanno pizzicato mentre con la sua Audi consegnava 100.000 euro di tangente (in taglio “big babol”, la banconota da 500 euro) a un’altra Audi destinati al vice presidente della regione Lombardia.

L’impresa Locatelli è l’impresa già socia del comune di Pergamo nel nefasto parcheggio-frana della Rocca di Bergamo, (distruzione dell’unico bosco di città alta per fare un vip-park) quando era sindaco l’avv. Bruni.

Ai tempi mi parve strano che il Comune, e quindi il sindaco Bruni, non promuovesse azioni legali a nome della collettività contro le imprese esecutrici dei lavori, e quindi l’impresa Locatelli, responsabili di tanto danno (passati 3 anni, il cantiere è fermo, lo scempio a cielo aperto sotto gli occhi di tutti).

Oggi invece, grazie a questa nuova vicenda, i conti tornano.

Leggiamo infatti che il titolare dell’impresa Locatelli, al centro dello scandalo Bre.be.mi, (corruzione e traffico di sostanze inquinanti) ha nominato come suo avvocato difensore proprio il nostro ex sindaco, l’avv. Bruni. Si saranno conosciuti ai tempi della frana, o si conoscevano già prima?

In ogni caso, se nella vita pubblica sei il sindaco della città, e in privato sei l’avvocato del costruttore di opere pubbliche, vuol dire che la città è davvero molto piccola, a dimensione d’uomo di legge.

(ndr: il blog bamboostudio, tra i primi a denunciare l’affaire-fara, è stato rimosso dal web. Invece il disastro col “cantiere bergamo-pompei” è ancora lì tutto da vedere)

 

cercasi disabili per sollevare palestrati

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tambor-2012-04

a proposito di advertising e diversamente abili (già disabili già portatori d’handicap)

e dell’appello da Sanremo della Littizetto ai big della GDO come Barilla e Nutella perchè inseriscano testimonial disabili o down nei grandi spot tv della “famiglia felice italiana”,

e sulla base del commento del mio amico P (Aiuto! Preferisco stare in comunità!),

e in seguito alla segnalazione fattami su facebook da Carlo Dal Lago, in merito alla voce “tambor” del calepinus bg moderno-it antico, che dà nome alla testata “il tambor”, organo d’informazione di una comunità disabili della val seriana, fatto e scritto da disabili,

mi permetto di avanzare una modesta proposta:

invece di aspettare e subire gli spot e gli zuccheri della Nestlè,

si cominci in ambito PDO-locale negozi imprese locali a fare piccola pubblicità su pubblicazioni come il Tambor, invece che sui superpatinati luxus (a Bergamo abbiamo più mirror-magazine che in interi paesi civili come l’Austria o la Danimarca)

sono convinti che a livello di immagine sia più sensato e redditizio per un negozio, una ditta, un laboratorio, un professionista fare pubblicità sul magazine della locale comunità disabili,

perchè con questo messaggio, siamo tutti disabili, si affronta la crisi, il deficit, e si impara a conviverci,

oggi abbiamo più da imparare dai margini sociali che non dalle elites,

non ci interessano più storie di successo, soldi, lusso, eterna giovinezza,

vogliamo imparare come poter vivere bene anche in tempi disgraziati.

Su “il tambor” si leggono articoli-recensioni come:

Albino è una grande città. C’è l’oratorio ma non ci sono mai andato. Non ci posso andare perché non è il mio oratorio. Ad albino c’è la discarica dove portiamo la  carta. Dove c’è il Pellicano io conosco una ragazza gentile e bella.  Jhony Rota

Di bello c’è la pista ciclabile, si cammina da Albino. Si va a piedi o anche in bicicletta fino a Cene dove c’è il parco giochi e i giardini pubblici. C’è la funivia che va a Selvino. Sono andato ancora con la funivia con gli operatori. Avevo la tessera per non pagare. Mi è piaciuto tanto, si vedevano i paesaggi giù a basso.

Al mercoledì c’è il mercato grande. Noi in comunità andiamo al mercato a fare la spesa. C’è il laboratorio del Pasquale: ci vanno i disabili a lavorare il legno. Mi piace di più la chiesa di San Giuliano, patrono di Albino. E’ la chiesa parrocchiale. Tutti gli anni vado alla messa di natale alla vigilia con Luca e qualche ragazzo della comunità Deinos. L’anno scorso siamo andati alla chiesa di San Rocco. I custodi ci hanno offerto da bere e sono molto bravi.  Danilo Paris

Ad Albino di bello c’è il bar e la biblioteca e qualche bancarella e c’è anche il mercato. Di brutto c’è la chiesa e c’è la palestra e poi ci sono le scuole che sono brutte perché si scrive e si colora e uno si annoia e si stanca e suda quando scrive. 

E poi è brutta la Valle del Lujo, è brutto il sentiero perché ci sono le vipere e le bisce e poi si inciampa e si cade e si rischia di prendere la storta alla caviglia. E poi di brutto c’è il fiume perché c’è la corrente e poi di brutto c’è il campanile perché è alto e suonano le campane e dà fastidio.

Di bello ci sono quelle commesse del Punto Scarpe perché ci danno 5 euro e c’è anche il caffè e ci fanno fare le cose facilissime. Qualche volta ci danno il cioccolatino e anche le caramelle e ci sono anche persone gentili.  Juri Bonadei

(imago: il Tambor n157 aprile 2012, da cui sono tratti i testi citati)

prefica digitale

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PIRAMIDE-BOMARZO

la poco nota “piramide etrusca” è uno strano edificio-non edificio disperso nei boschi tra Bomarzo, Orvieto e il Tevere,

in un sito difficilmente localizzabile, fuori dal tempo, a volte ci passi davanti e non la vedi, forma astratta, magica, naturalizzata,

per me rappresenta il culto dei morti, la connessione con l’al di là, la comunicazione “on line – off live”, e cioè il futuro del web, e di tutti noi,

perciò ho utilizzato questa immagine per illustrare il progetto “prefica digitale” pubblicato su CTRL n47 nella rubrica Fantamarketing-nuove imprese, che qui riporto in sunto:

field: nuove professioni, memoria digitale, e.commerce, culto dei morti, necrologie, pompe funebri

idea: portare nel web il business “pagina dei morti” + gestire i profili social net dei defunti

business organization: 1) auto rilasciarsi la concessione per un dato cimitero, 2) digitalizzarlo con mappa tombe, foto, nomi, date, 3)  creare sepolcri virtuali gratuiti, 4) servizi a pagamento

rendimento: servizi a pagamento: 1) necrologia web 2)  invio black mail a lista parenti-amici con info decesso e funerale 3) gestione o chiusura dei profili social, siti, blog 4) dietro lascito diretto o dei parenti, costruzione di memoria digitale del defunto, digitalizzazione video, photo, testi autografi, invio newsletter dall’aldilà 5) ricorrenze, invio mail memory, attivazione forum commemorativi anniversary

partner: pompe funebri, cimiteri, social network

mission: vogliamo estendere la memoria dei morti

frase vincente: se oggi ci sono giornali che stanno in piedi con la pagina dei morti, domani avremo giornali web che staranno in piedi con la pagina web dei morti

mors est luxus nec fallax

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tavKalep

si pulchritudine vives alia vita est

aestethica sola vis amorem generans

vivemus in urbes domusque et vestes quae iam diu humani nihil habent

cum vita sensum non habet pulchritudo fit opus primarius

sola via ut revertemus ab ade ubi fallax repetitus luxus dominat

verus dux domi vestisque signi ego non sum sed qui id uterit et vult

vera quaestio est capitem reperire qui id intellegit

formae integritati et uni gesti animo aptum

pulchra non divitia necesse sunt

omnis materia nobilis est si modo conveniente adhibita

mors unum verus luxus est una sponsio singolaritatis et sinceritatis

omne punctum irrevocabile quia mortale

omnis forma una quia mortali intellecta

Se vivi nel bello, è tutta un’altra vita,

l’estetica è l’unica forza che genera amore,

viviamo in città, case, abiti che non hanno quasi più nulla di umano,

quando la vita non ha più senso, 

la bellezza diventa l’unico bisogno primario,

l’unica via per tornare dall’oltretomba del finto lusso in serie,

il vero protagonista del design, della casa, dell’abito, e di qualsiasi cosa,

non sono io, non è il designer, lo stilista, l’architetto:

ma la persona che lo usa, che lo vuole,

il vero problema è trovare la persona intelligente che lo capisce,

disponibile alla purezza della forma, al coraggio del gesto unico,

il bello non è necessariamente ricco, tutti i materiali sono nobili

se usati in modo appropriato,

la morte è l’unico vero lusso, l’unica garanzia di unicità e autenticità,

ogni istante irripetibile perchè mortale

ogni forma unica perchè pensata per un mortale.

(profilo di Gisella Chiesa, designer d’altri tempi,

imago: tavolo esclamativo Kalep per CalepioPress, cemento e marmo,

photo by Roberto Zacconi ph)

Bg in 15 loghi comuni verticali

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BGcolonnalexs

Per “loghi comuni verticali” intendo i landmark verticali del paesaggio, architetture, erezioni, segni che identificano il territorio antropizzato.

1) uscendo dalla A4, la Torre dei Venti, il segno d’accesso alla città, d’epoca fascio, qualche anno fa volevano demolirla: ma i segni di un regime si possono abbattere nei giorni in cui quel regime crolla, farlo 70 anni dopo è ridicolo. Oggi in abbandono, ospita un pollaio.

2) appena passato il casello, sulla sinistra svetta il Traliccio dell’Orologio: un orribile, grosso cubo nero, con le scritte sgangherate BANCA – POPOLARE DI – BERGAMO, forse sostituitiva della torre dei venti, indica il vero padrone della città.

3) dove un tempo appariva lo skyline di Città Alta, ecco il nuovo edificio con il Taglio Ipocrita, prima approvato e quindi sull’onda delle reazioni pubbliche decurtato in obliquo: proprio a dire il Taglio Ipocrita della città.

4) in centro, la Torre dei Caduti, ovviamente sempre chiusa, con quel nome (e i tempi che corrono)

5) a est, la Torre del Galgario, ultima rimasta delle Muraine, le vere mura di Bergamo, come una sentinella davanti alla Caserma Montelungo, inutilizzata da lustri, simulacro dell’incapacità di ripensare gli spazi pubblici.

6) a ovest, la colonna romana di S.Alessandro in Colonna: indica il martirio del bergamasco, del pendolare bergamasco, dello studente, del magut, il supplizio della colonna, ore e ore, giorni e anni spesi incolonnati tra Milano e le valli.

7) salendo in Città Alta, Porta S.Giacomo, la notte illuminata di fuxia, o di verde, sembra la scenogafia Las Vegas di una discoteca, stampata su forex, e invece è marmo monumentale del rinascimento, indica esattamente la perdita di autenticità che si ottiene facendo esibizionismo.

8) la Torre campanaria di S.Maria Maggiore, prototipo del kitsch: la basilica è un must del romanico, poi hanno aggiunto un campanile rinascimento in stile veneziano, fatto da un Moroni di Albino, e infine un bel cocuzzolo a cipolla barocco in stile mitteleuropa, un mes-ciòt, e qui capisci anche l’ignoranza media di massa, e le origini storiche delle finiture di pregio e del mobile in stile, cioè della falsificazione del gusto, alla base del disastro sociale.

9) la Torre del Gombito amputata d’autorità per ragioni di pubblica sicurezza, perchè più alta della Rocca, è un monito a chi sfida il potere.

10) la Torre  del Campanone, che ancora oggi alle 10 di sera suona i 100 colpi del coprifuoco, opera sonora ininterrotta da 5 secoli, vero segno della chiusura dei bergamaschi, la sera tutti a casa propria, con le mura in testa

11) il Mastio della Rocca, l’acropoli della città, luogo della memoria, da 5 anni sventrata da un cantiere-frana, diventata luogo della perdita della memoria della città,

12) il Castello di San Vigilio, occupato dei ripetitori, segno di una città a misura di telefonia mobile e tivù satellitare, come ogni periferia del mondo,

13)  scendendo dai colli, Il Campanile del Monastero di Astino, antichissimo locus fantastique, dal 1973 oggetto di scontro su come, perchè, per chi restaurarlo: simbolo di uno sport per architetti e assessori, una nuova parola: la restauromachia.

14) poco lontano, ecco le 5 Torri del Nuovo Ospedale in forma di coni ribaltati, conficcati, impaludati, a indicare un modo di operare contronatura, e contrologica, della techno-medicina.

15) ovunque in città, i totem promozionali della capitale della cultura, scaduti da 4 mesi, ancora lì, a ricordarci che siamo una tribù di selvaggi, succube dello stregone del villaggio.

(imago: la colonna romana sul sagrato di S.Alessandro in Colonna, Bergamo)

 

 

la cagnara elettorale è cominciata

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VOLA1-1

mentre il fox terrier Gori vince senza abbaiare le primarie flop del centrosn (con meno di 1500 voti, cioè poco più dell’1% dell’elettorato)

e il buldogg Tentorio si sfrega le zampe (e da voci di corridoio centrods sono stati già assegnati i posti degli 8 assessori… ma a 25 persone!)

i randagi 5stelle dilagano nelle piazze con volantini latranti, radical-pop d’altri tempi, mix tra cobas e lega delle origini,

resi “attractive-aggressive” da un curioso marchio “muovi Bergamo” che ha una qualche eco pugilistica, e dal facile penta-refrain: 5 cittadini qualunque con 5 grammi di sale in zucca e Bergamo torna a essere una città 5 stelle.

La cagnara elettorale è cominciata!

Unione Artigiani Bg fuori dal mondo

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artigianBG

Le imprese artigiane sono decimate dalla crisi, il numero delle imprese chiuse non è mai stato così alto, il numero degli artigiani o imprenditori che si suicidano non è mai stato così alto,

eppure il periodico dell’Unione Artigiani di Bergamo e Provincia come un qualsiasi magazine tv-gossip esibisce in copertina un paio di tette per rendere più appetibile la quota associativa, come fosse un club privè,

poi propone due articoli di cronaca mondana interna stile antico regime (cena annuale con le Banche, con 18 foto dei membri del cda, collegio sindacale e probiviri di artigianfidi con i rappresentanti delle banche;  la Vice Presidente per la Organizzazione di Confindustria porta il suo saluto al Comitato di Presidenza di Assoartigiani, foto di 9 maschioni incravattati adoranti 1 bella donna in tailleur nero)

poi una bella pubblicità delle banche a pagina intera (vai alla tua banca e chiedi di artigianfidi!)

e dulcis in fundo, tutto il paginone in quarta di copertina dedicato a Convivialità e Formazione, Convegno Dirigenti e Quadri dedicato a tutti i nostri associati nonché ai loro familiari al Veraclub Radisson Blu – Mar Rosso struttura a 5 stelle direttamente sulla spiaggia – attrezzata con lettini e ombrelloni gratuiti – quota di partecipaz. una settimana all inclusive €890, e 7 foto di bungalow, buffet, spiaggia, mare, tramonti.

Se il periodico dell’Unione Artigiani è così kitsch, la questione è molto più che estetica, perchè è kitsch ciò che è diventato molto diverso da quel che pretende di rappresentare.

Cosa deve pensare un artigiano nel ritrovarsi tra le mani questa pubblicazione, che dovrebbe rappresentarlo,

cosa deve pensare l’artigiano in fallimento, in crisi totale, nera, di soldi, lavoro, prospettive, futuro,

l’artigiano che per anni ha pagato tutto quello che c’era da pagare, compresa la quota alla propria associazione, comprese le rate dei mutui e gli interessi sui fidi avuti su consiglio della propria associazione?

Se in un momento come questo, il mio giornale, la mia associazione, invece di darmi forza, armi e iniziative, si limita a chiedermi la quota e per il resto non fa che parlare di sé, di dirigenti, di tette, di cene e di vacanze, allora non c’è più speranza.

se io fossi un designer molto giovane

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Mendini

Se io fossi un designer molto giovane avrei la certezza che oggi questo mestiere è molto difficile, perché è a una grande svolta, e non si sa bene metterlo a fuoco (…)

Lo chiamerei, perciò, con il nome di BLACK DESIGN, un design “dove si vede nero”.

(…) oggi, nonostante molti slogan liberatori, gli animi delle persone sono chiusi a difendere una involuzione vischiosa che sembra accettare, ma che di fatto esclude, la diversità e la novità. (…)

(…) cercherei comunque la forza (la generosità) di espormi al disagio dell’ignoto, alla ricerca (finalmente, dopo tanti anni di dominio prevalente della cultura logica) di generi di design più completi, stratificati e magici, di DESIGN EMOZIONALI (…)

Vorrei vivere l’esperienza del ritrovamento di un uomo ancestrale e amoroso, formulare il manifesto “iper-moralista” di un DESIGN ANTI-MONDANO, vorrei che il mio disegno sapesse assorbire fame, violenza, povertà, diseguaglianza.

(…) e vivrei un progetto di disponibilità che conducesse a nuovi oggetti non violenti, calmi, poetici, delicati, adatti ai palcoscenici su cui i nuovi uomini svolgeranno i “riti e le fantasie di clan” del loro prossimo futuro di “persone vive, ma destinate a morire”.

(…) Metterei in gioco anche la mia personale perdizione, la mia credibilità, il mio isolamento, perché ogni nuova epoca richiede un ricorrente impegno, spesso senza possibilità di ritorno.

Come in una passeggiata spaziale, compiuta in un “vuoto” di merce e di metropoli: un DESIGN ERRANTE per una comunicazione culturale fra gli uomini,

mentre il DESIGN INFORMATICO dilata all’infinito il nirvana del proprio freddo cervello.

Alessandro Mendini, estratti da “Caro giovane designer”, 1984;

tutti gli scritti di Mendini in http://www.ateliermendini.it/index.php?page=scritti

 

expo-kmrosso un contronsenso

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confezionatrici-per-biscotti-3

expo è l’occasione per la riconversione del made in italy in food in italy, che evidentemente non è il fast food, ma lo slow food,

non la grande industria, non i mercati globali,

ma la qualità autentica, l’economia, l’ecologia, della filiera corta, km zero,

italy sarà ok se diventerà la terra del buon cibo,

e non lo diventerà grazie ai surgelati e ai 4 salti in padella,

ma con un territorio fertile di cascine, persone, animali, colture, laboratori artigiani etc, cioè il contrario della grande industria, della grande distribuzione,

e invece i nostri presentano al km rosso una specie di expo delle macchine per confezionamento cibo, conservazione, congelamento, impacchettatrici, cioè una fiera di freezeer e domopak, cioè il passato,

il comune ha lasciato le lucine di natale in città per far vedere una città da favola ai delegati expo,

e con questo metodo-fiaba vogliono vendere mostri del passato come invenzioni del futuro, sempre complice la scenografia, il km rosso,

spacciato per un centro d’eccellenza, mentre è solo una scenografia, un muro, con spazi in affitto (alle grandi aziende, visti i prezzi, magari bisognose di fare scena)

in realtà le luci di natale a fine febbraio significano esattamente una città che è rimasta indietro,

di mentalità, coraggio, istituzioni,

molti avrebbero visto bene un’expo “terra madre” magari al lazzaretto di prodotti, colture e animali autoctoni, e delle nuove aziende bio che rappresentano il passato e il futuro, la patata di rovetta, il mais bg, i vini, i veri formaggi, i veri salumi, la pecora bergamasca…

per capire il controsenso di esibire macchine all’expo del buon cibo, basta leggere il nome su l’eco di questo nuovo leader confindustria che ha presentato l’idea expo-machine al kmrosso, matteo zanetti, figlio di emilio,

e leggere le cose apparentemente innocue che l’Eco scrive come: “la Zanetti spa, leader dei formaggi di qualità”…

e io che pensavo che i formaggi di qualità fossero quelli fatti nelle malghe in alta valle secondo metodi secolari,

metodi oggi vietati dalle norme ue, che evidentemente sono fatte dagli industriali della plastica, delle impacchetatrici e dei freezer.

com’è brava la ue a scatenare le guerre civili

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ucraina

Percentuale di falsità nei media europei su quello che sta succedendo in ucraina: 97%

Dipingere i manifestanti come idealisti europeisti schiacciati da un governo autoritario, fa comodo alle anime semplici (e ai giocatori professionisti dietro le quinte dell’informazione);

ogni semplificazione è un crimine, ma sarebbe comunque più corretto specificare che “le opposizioni” sono composte da un ex pugile (sostenuto da Rudolph Giuliani, qualcuno se lo ricorda?) + il  partito estrema destra (neonazi e antisemita) + il partito dell’ex premier  “giovanna d’arco” Timoschenko (in carcere, con l’accusa di aver commissionato un duplice omicidio di un leader/concorrente nella corsa al gas russo).

La realtà è che il popolo ucraino è diviso in due etnie, ucraina e russa, da sempre in guerra, come nella ex iugoslavia;

la questione del gas è il vero tema su cui si scontrano i due schieramenti: le opposizioni sono filo ue, e cioè filoamericane, mentre l’attuale governo è filorusso;

con la timoschenko al governo gli ucraini si erano trovati a pagare il gas il doppo di quello che lo pagano i tedeschi,

motivo per cui ha perso le elezioni in favore dell’attuale presidente che ha fatto un accordo con Putin economicamente molto più vantaggioso,

questo alla ue cioè agli usa non andava molto bene,

ed ecco gli scontri di piazza, la rivolta, il nobile consenso ue (che in realtà fino ad oggi ha affamato gli ucraini col prezzo del gas) e quindi la minaccia di intervento americano, un film già visto,

l’ue è bravissima nello scatenare guerre, da cui poi si astiene in nome della pace, lasciando il campo all’amico americano

morale della favola “l’opinione pubblica europea”: il gigante russo ha capito che deve investire molto di più e meglio in “comunicazione occidentale”,

uno volta lo faceva tramite il partito comunista che finanziava gli intellettuali della sinistra europea; oggi lo fa sponsorizzando la Champions League con Gazprom

ma i risultati non sono gli stessi.

(“…paradossale il caso europeo: il suo peso finanziario è secondo solo a quello degli stati uniti, sono europei la metà dei membri del G8 e addirittura 20 membri su 23 della NATO, tuttavia il suo peso politico è pari a zero.

La spiegazione è molto semplice: l’europa come soggetto politico non esiste, come direbbe il Metternich è solo “un’espressione geografica che si è data un moneta”.

La ue comprende 27 paesi, l’eurozona, dove vige l’euro, tuttavia ne comprende solo 16 (più 5 che non sono ue)

la moneta è uno strano compromesso emesso da un consorzio di banche centrali che restano ciascuna per proprio conto titolari della rispettiva riserva aurea.

Le rispettive “intelligenze” (si era annunciata una “FBI” europea di cui poi si è saputo ben poco mentre di fatto dopo l’11 settembre si è imposto un coordinamento antiterrorismo a guida americana) restano le roccheforti più inespugnabili della sovranità nazionali.

La ue è più di un’alleanza, ma meno di uno stato.

In queste condizioni non può superare il livello dell low politics e accontentarsi di un ruolo ancillare nei confronti degli usa”

Aldo Giannuli “Come funzionano i servizi segreti” ediz. Ponte alle Grazie)

imago: il più grande paese europeo, l’Ucraina.