alleluia!

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Alleluia! Quasi 2000 giorni e 6 anni dopo il multi-crimine  (anno domini 2008: distruzione del parco faunistico della Rocca di Bg per creare un park vip + incapacità tecnica di farlo + crollo con frana e pericolo di crollo della Rocca + utilizzo del sito come discarica scorie tossiche + cantiere abbandonato sine die come da foto)  il Comune si costituisce parte civile! Che riflessi!  Che prontezza!

Come memory refresh ripubblico qui un paio di post d’epoca a suo tempo pubblicati su blog bamboostudio 1) ”Bergamo peggio di Pompei” all’indomani della frana e 2) ”a misura d’uomo di legge” in occasione dell’arresto dell’impresario Locatelli.

Bergamo peggio di Pompei

(War Report – scontro finale tra slogan e login – visibile live alla Rocca di Bergamo)

Parliamo di una guerra iniziata 2000 anni fa, quando l’imperatore Adriano, quello delle memorie, quello dei massimi confini, costruì un gigantesco muro in Scozia, il vallo di Adriano, per difendere l’impero dal  più piccolo dei popoli, i guerrieri highlander, e dallo loro arma totale: lo slogan.

Come tutti sanno, lo slogan, è uno dei due ingredienti di base della pubblicità (l’altro è l’immaginetta della Madonna portata dal cristianesimo). Ma che cosa è realmente uno slogan?  Lo dice la parola, una parola gaelica, slough-gheirm, letteralmente:  il grido, l’urlo (gheirm) che parte dalla massa dei guerrieri morti che stanno in cielo sopra di noi quando andiamo in battaglia (slough). Lo slogan dunque è il “grido di battaglia”  lanciato dai guerrieri morti, qualcosa capace di risvegliare “lo spirto guerrier ch’entro mi rugge” (Foscolo, mi pare, o è il vecchio Leo?).

Oggi, duemila anni dopo,  Adriano si è svegliato nella tomba, e con lui si sono svegliati dalla cenere gli antichi abitanti di Pompei, e insieme a loro, ci auguriamo, si risveglieranno gli spiriti guerrieri che ancora vivono in noi. Come vediamo dai crolli di Pompei, lo slogan è una forza in grado, come li ha costruiti, di abbattere i muri.

Il messaggio è chiaro: un paese che si diverte con la pubblicità ma non capisce lo slogan perfetto urlato a Pompei dai nostri antenati, un paese che lascia andare in rovina le proprie memorie, è un paese che non ha futuro.

Per capire questa deriva, è illuminante seguire l’ultimo atto dello scontro tra slogan e login.

Slogan come abbiamo detto è il “grido di battaglia” che ti fa sentire parte di una massa e ti spinge a combattere in campo aperto.

Login invece è il “codice d’ingresso” che appartiene a te solo, ti distingue dalla massa, e ti permette di entrare in un campo chiuso, protetto, privato.

Riconoscersi in uno slogan, distinguersi con una login.

Il comunismo, il fascismo, il capitalismo e le religioni monoteistiche sono slogan.

La massoneria, le religioni esoteriche, la finanza, l’informatica l’amore sono login.

Nello scontro tra slogan e login c’è il senso dell’occidente al tramonto, e questo scontro è un doppio controsenso: la privatizzazione del pubblico e la pubblicità del privato.

Lo scontro finale tra slogan e login iniziò due anni fa, a Bergamo, alla Rocca di Bergamo Alta, difesa da slogan e assediata da login. In questi giorni – dopo due anni di tregua – la battaglia è ripresa, e questa volta si andrà fino in fondo.

La Rocca di Bergamo Alta, il punto più alto della città, è uno dei più importanti beni storico-architettonici  del paese, come spiega lo slogan posto all’ingresso: Invictis sacrum – il comune di Bergamo consacra ai caduti della patria la Rocca, sintesi di 2000 anni di storia.

Ai tempi di Adriano, qui c’era il tempio, l’Ara di Giove, quindi la basilica paleocristiana di S.Eufemia, quindi l’acropoli della città, l’oppidum. In seguito trasformata in Rocca militare dall’imperatore Giovanni di Boemia (1331) e adibita a scuola e roccaforte dei temibili granatieri veneziani (1500), la Rocca è sempre stata il teatro e il luogo simbolo di scontri decisivi (guelfi-ghibellini, milano-venezia, napoleone, austriaci, risorgimento, resistenza).

Nel 1927 la sua trasformazione in Parco delle Rimembranze: museo storico della città nella fortezza interna, sacrario monumentale ai caduti di tutte le guerre nel bastione che la cinge, e piantumazione di un albero per ogni caduto nel parco-colle.

Passeggiando nella Rocca, trovi le lapidi di tutti i caduti, di tutti i corpi, con i loro slogan: “nec recisa recedit” (nemmeno se viene recisa recede, è la Guardia di Finanza”) “fedele nei secoli” (Carabinieri) “per l’onore, si è silenziosamente immolata”  (Divisione Acqui martiri di Cefalonia) “Non loquendo, sed moriendo confessi sunt” (Associaz. Reduci).

E poi gli alpini, l’aviazione, i carristi, i granatieri di Sardegna, i cacciatori delle Alpi, i garibaldini, la polizia, i marinai, i carbonari (qui fucilati dagli austrici), le vittime delle foibe, i genieri, i deportati ebrei, un’assordante antologia di slogan, di guerrieri morti che urlano, fino al petrarchesco “io vò gridando pace, pace, pace” dei mutilati e invalidi di guerra.

Questo gioiello di storia e memoria (e architettura militare, e architettura dei giardini), difeso da questi slogan, è oggi assediato dalle armate login. L’idea login si è sviluppata lungo l’ultimo decennio, in collaborazione tra giunte di centrodestra e centrosinistra: chiudere città alta al traffico (entri con una login) ristrutturare la città vecchia con finiture di pregio e adeguati allarmi (login), espulsione dei residenti storici e nuovi residenti (login) i quali non sono veri residenti, ma vip che vanno avanti e indietro con i loro suv, e dunque megaparcheggio interrato nel cuore della città, cioè nelle viscere del colle della Rocca, 500 posti già in prevendita-prenotazione (login sul sito della società Best Parking).

Nel 2008 iniziano i lavori (giunta di centro-sinistra, con i verdi!). In due mesi gli alberi della memoria sono abbattuti (proteste degli ecologisti: erano alberi con più di 80 anni!), la collina simbolo spianata da gigantesche ruspe e fatta sparire da 20.000 camion che fanno tremare le mura, e le porte rinascimentali – certo non costruite per reggere questi carichi.

Slogan del sindaco progressista: “Bergamo cresce, guarda avanti, si fa grande

Reazione dei guerrieri morti della Rocca: “chi non ama la patria non è degno di accostarsi agli invitti che per la patria diedero tutto il sangue” (sul basamento del mastio).

Per far capire meglio il concetto, il 30 dicembre 2008 i guerrieri morti sono passati dallo slogan al poltergeist, che è lo slogan perfetto, che scuote la terra, sradica gli alberi, abbatte i muri e devasta le coscienze: sollevandosi dalle tombe tutti insieme, i guerrieri morti (e chi altro?) dalla sommità della Rocca hanno abbattuto un gigantesco pino secolare, il più grande, sul cantiere sottostante, distruggendo il muro di cemento armato del parcheggio interrato, e innescando una frana che ha fatto temere il crollo di tutta la Rocca.

Per giorni e notti, in preda al terrore che prende i dissacratori quando si rendono conto di quello che hanno fatto, gli uomini login hanno siringato la collina sacra di calcestruzzo. Poi hanno detto: la frana è ferma, non c’è pericolo di crollo.

Davanti al disastro, allo scandalo e alle polemiche gli uomini login hanno detto: adesso rimettiamo tutto a posto, chiariamo le responsabilità destra-sinistra, eventualmente facciamo un parcheggino molto più piccolo. Poi hanno coperto tutto con un telo azzurro e se ne sono andati. Da allora la Rocca è transennata, pericolante, arroccata sopra la voragine lasciata dal cantiere abbandonato su un versante, mentre sull’altro versante, dove ci sono sempre stati gli orti, sono arrivati altri uomini login per costruire un altro parcheggio login. Poco lontano, sulle mura, una terza squadra di login sta costruendo un terzo parcheggio login nel sito della necropoli longobarda.

Qui non parliamo di slogan per vendere merendine ai bambini, ma di login per vendere l’anima al diavolo, perdere l’identità, la memoria collettiva, il patrimonio storico – i sacri lari – e in cambio di cosa? Di un parcheggio per vip che vogliono vivere in un’isola pedonale ma con l’auto sotto casa?

Sono passati due anni, nessuno ne parla più, e così adesso gli uomini login hanno deciso di riprendere i lavori come da progetto, non un posto di meno di quelli pre-venduti ai titolari di login, come nulla fosse. Il pino secolare si è sacrificato invano. Lo slogan perfetto è rimasto inaudito.

In questi stessi giorni altri slogan perfetti assordano le nostre menti senza memoria,  parlo dei crolli di Pompei, la casa dei gladiatori, la casa dei moralisti.

A Pompei centinaia di custodi, eppure l’incuria e l’inefficienza; alla Rocca di Bergamo, dove un solo custode ha sempre tenuto tutto in perfetto ordine, il contrario, la politica manageriale e il mal della pietra, che è il bisogno tutto orobico di continuare a costruire, cementificare: ma infine lo stesso risultato, il disastro, causato dalla stessa follia, una follia pubblica, fatta di incoscienza, ignoranza, arroganza e irresponsabilità.

Questi slogan perfetti, questi crolli causati da guerrieri morti svegliati nella tomba, ci chiedono soltanto di fare quello che qualsiasi tribù umana sana e non sottomessa farebbe, cioè proteggere e conservare e tenere vivi con amore assoluto luoghi e monumenti sacri a tutti, perché raccontano la nostra storia col ricordo dei nostri antenati. C’è qualcuno in grado di diffondere questi slogan?

Dove sono i guru del made in italy moda architettura design comunicazione?

Perché non alzano la voce – con tutti i megafoni di cui dispongono – perché non ci dicono qualcosa?

Pure è incredibile che di questa guerra tra slogan e login i bravi docenti e studenti di scienze della comunicazione – nella loro prestigiosa sede a poche centinaia di metri dalla Rocca, dove passano le mattinate a leggere le memorie di Adriano e a fare le distinzioni tra claim, pay off ed head-line – non sappiano niente, non vedano niente, non dicano niente, nonostante il disastro sia ogni giorno sotto i loro occhi, così come i bravi cittadini bergamaschi, del resto abituati a non vedere e a dimenticare questi obbrobri-abominii di portata generazionale.

Mi viene da ripensare,  sempre nel cuore della città vecchia, alla costruzione nel secolo scorso dell’ecomostro-Seminario sopra l’antica Arena romana, con distruzione totale della stessa e conseguente congiura del silenzio.

Ci sono decine di libri fotografici per turisti su via Arena, “la via più magica di Bergamo Alta”: e nessuno che ti dica perché la via che conduce al Seminario si chiami via Arena. Ma davvero in città alta c’era un’Arena romana come quella di Arles, Nimes, Verona? E vuoi farmi credere che ci hanno costruito sopra? Ma dai!

Ma davvero in città alta c’era una Rocca che custodiva il poncho di Garibaldi, la colt di Francesco Nullo, l’aereo di Antonio Locatelli, il carroarmato di El Alamein e i cannoni degli Alpini a Caporetto e un parco con un albero per ogni caduto? E dov’era, sopra il Best Parking? Ma dai!

Sono cose talmente abnormi, che ti rendi conto che farai fatica a farti credere.

Allora sbrigati, finchè è ancora in piedi, vieni a vedere la Rocca di Bergamo, vieni a vedere con i tuoi occhi, la vedi anche dall’autostrada, lontana sul cocuzzolo, proprio alle spalle del grande pannello pubblicitario piazzato al casello (che apparentemente reclamizza una ditta specializzata in demolizioni, ma in realtà è opera dei guerrieri morti della Rocca)

con quello slogan che vorrebbe essere autoironico e invece si rivela perfetto come uno schiaffo: “Benvenuti nella città dei distruttori”.

A misura d’uomo di legge (Novembre 2011)

Oggi è stato arrestato il titolare dell’impresa Locatelli, che stava costruendo la Bre.be.mi usando rifiuti  tossici.

Evviva! Acqua al cromo per le colture biologiche!

I Carabinieri l’hanno pizzicato mentre con la sua Audi consegnava 100.000 euro di tangente (in taglio “big babol”, la banconota da 500 euro) a un’altra Audi destinati al vice presidente della regione Lombardia.

L’impresa Locatelli è l’impresa già socia del comune di Pergamo nel nefasto parcheggio-frana della Rocca di Bergamo, (distruzione dell’unico bosco di città alta per fare un vip-park) quando era sindaco l’avv. Bruni.

Ai tempi mi parve strano che il Comune, e quindi il sindaco Bruni, non promuovesse azioni legali a nome della collettività contro le imprese esecutrici dei lavori, e quindi l’impresa Locatelli, responsabili di tanto danno (passati 3 anni, il cantiere è fermo, lo scempio a cielo aperto sotto gli occhi di tutti).

Oggi invece, grazie a questa nuova vicenda, i conti tornano.

Leggiamo infatti che il titolare dell’impresa Locatelli, al centro dello scandalo Bre.be.mi, (corruzione e traffico di sostanze inquinanti) ha nominato come suo avvocato difensore proprio il nostro ex sindaco, l’avv. Bruni. Si saranno conosciuti ai tempi della frana, o si conoscevano già prima?

In ogni caso, se nella vita pubblica sei il sindaco della città, e in privato sei l’avvocato del costruttore di opere pubbliche, vuol dire che la città è davvero molto piccola, a dimensione d’uomo di legge.

(ndr: il blog bamboostudio, tra i primi a denunciare l’affaire-fara, è stato rimosso dal web. Invece il disastro col “cantiere bergamo-pompei” è ancora lì tutto da vedere)

 

One thought on “alleluia!

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