il padrino risponde all’invito del santo padre

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avvertenza: questo testo è opera di fantasia, tratto dalla sceneggiatura di un film di prossima realizzazione, nel quale un grande boss di mafia si rivolge al Santo Padre. 

«Caro Francesco, mi inviti ad accogliere la parola di Dio, ad aprire il cuore… ed io sento la forza della tua richiesta, e il suo vero senso oltre la facile retorica mediatica: il ritorno alle origini, alla missione sociale da cui nasce la mafia»

«Tu punti il dito su quel che è oggi la mafia, ma devi considerare la sua radice storica, e il suo sviluppo nell’Italia di oggi, se vuoi capire come e perchè la mafia potrebbe convertirsi, se davvero vuoi che qualcosa possa cambiare…

Quel che ci portiamo dentro, noi siciliani, è la nostalgia dell’età dell’oro, quando tutto era in armonia tra gli uomini e la natura, e l’ozio era l’espressione suprema dell’arte di vivere, quasi una forma di vita religiosa»

«Per sopportare le invasioni, le diverse culture, abbiamo un’anima tenace, capace di resistere passivamente nei secoli, e conservare un nocciolo divino intangibile, barbarico, violento, primitivo»

«La questione meridionale è connaturata all’Unità d’Italia: quando nel 1860 vennero i piemontesi promettendo la distribuzione della terra ai contadini, per poi invece vendere quelle terre, che erano comuni, a quegli stessi baroni latifondisti che rappresentavano la zavorra secolare dell’isola…

allora il sentimento popolare si rivoltò al nuovo stato… quando poi fu stabilita la leva militare obbligatoria, che sotto i Borboni non esisteva, e i capifamiglia furono mandati a “servire la patria” con ferma di cinque e anche sette anni, costretti ad abbandonare il podere, e a vedere le proprie mogli e i propri figli ridotti a fare i braccianti a giornata, con paghe e trattamento da schiavi, per i grandi latifondisti, come servi della gleba, anziché lavorare il proprio appezzamento e realizzare il sogno di ogni contadino, la piccola proprietà, ebbene, allora il futuro del sud Italia era già scritto…

per 15 anni una guerra civile, che sui libri di storia è liquidata come “brigantaggio”, incendiò l’isola, con centinaia di migliaia di morti, ed esecuzioni sommarie, interi villaggi rasi al suolo dall’esercito, deportazioni, impiccagioni esemplari, fucilazioni di massa nelle piazze… »

«Stroncato nel sangue il “brigantaggio”, cioè la rivolta in armi, ecco un nuovo atteggiamento, di rifiuto, dettato dalla fierezza…

la mafia in Sicilia nacque allora, come la ‘ndrangheta in Calabria e la camorra in Campania, come forma di resistenza passiva agli “invasori”, proprio come in seguito farà Gandhi in India contro gli inglesi…»

«Per questo la mafia è così radicata, per questo la mafia e le famiglie, e non le istituzioni o lo stato, hanno il consenso e l’identità storica dei siciliani»

«La famiglia è la base della mafia. Anche al nord vige la mafia, soltanto che la famiglia è più ristretta. Ogni piccola impresa del nord, ogni piccola bottega, artigiano, è un’impresa basata su fedeltà, sacrificio e vincolo di sangue, tacito patto d’onore, e d’amore, tra padri e figli, e tra fratelli… »

«Poi venne il fascismo, e il fascismo, anche secondo i libri di storia “antifascisti”, stroncò la mafia col pugno di ferro…

ma se alziamo lo sguardo vediamo che in realtà il fascismo non eliminò, ma subentrò alla mafia, essendo l’apoteosi del sistema mafioso, la nazione un’unica grande famiglia, la famiglia italiana, totalitaria, con il duce che è il padrino della patria…

e lo stesso sistema, se guarda oltre le apparenze e le ideologie di facciata, è stato quello sovietico…

Stalin aveva più cose in comune con Don Vito  Corleone, che con Togliatti… »

«Il crollo del fascismo non fu il crollo della mafia, al contrario, la mafia rientrò in Sicilia dall’America, grazie a voi…

lo sbarco in Sicilia degli americani fu organizzato dalla mafia siciliana di Nuova York, questo si sa, e già due mesi dopo l’occupazione americana tutti i vecchi capiclan erano diventati prefetti… »

«Ed ora ascoltami bene, Santo Padre: con la repubblica italiana, nel dopoguerra, la mafia cambia anima…

c’è un romanzo del grande Malaparte, “la pelle” si intitola, o forse “kaputt”, dove dice proprio questo: gli americani pareva portassero cioccolato e sigarette, birra e carne in scatola, e invece portavano la peste…

la peste si diffuse in tutto il sud…

la “peste” è l’economia monetaria, il meccanismo del guadagno, del fare soldi, del vendere tutto, anche l’anima, pur di fare soldi…

oggi si chiama marketing, Malaparte lo chiamava la peste… »

«Per fare soldi, la mafia divenne il socio occulto dello stato italiano, si vendette come una donna di strada, in cambio di soldi e favori, e parlo di favori come  la cassa del mezzogiorno e gli impieghi statali distribuiti come “regalie”…

la mafia offrì il suo consenso, e cioè il voto dei siciliani, a deputati e partiti di governo, che poi restituivano alla Sicilia opere pubbliche, cioè finanziamenti, e posti di lavoro, cioè stipendi… intere regioni divennero così stabilmente zavorre passive, dove la legalità è un’apparenza, e il vincolo mafioso la vera struttura sociale, dal capoclan ai picciotto, dal sindaco allo spazzino…»

«E così, risolto il problema del pane grazie al tacito accordo con lo stato, la mafia si è potuta dedicare a business di grado più evoluto…

per una società sazia e bisognosa di distrazioni, come ormai era l’Italia del boom economico…

ed ecco il mercato della droga, della prostituzione e del gioco d’azzardo…

e il mercato nero, niente leggi, niente tasse…

oggi queste attività costituiscono il 30% del prodotto interno del nostro Paese, e tengono in piedi il sistema, per questo il gioco d’azzardo è ormai legale, e controllato dai monopoli di stato…

e non solo il gioco d’azzardo»

«Oggi noi abbiamo raccolto i frutti di decenni di attività criminose di ogni tipo, abbiamo concentrato proprietà, partecipazioni e profitti…

abbiamo ripulito le nostre fosse, le nostre acque nere allacciandoci all’acquedotto, facendo passare i denari nelle banche per poi riversarli nell’economia legale, nelle grandi imprese del nord…

nella moda, nelle telecomunicazioni, nell’industria del mobile, nella grande distribuzione…»

«Un grande, lungo cammino, da mio nonno, che fu “brigante”, a mio padre, che fu “caporale”, a me, che sono “imprenditore”…

poi penso a mia figlia, ai nipoti…

e allora mi guardo intorno, e quello che vedo sono giovani allo sbando, senza futuro, e famiglie distrutte, e monumenti in rovina, e campi abbandonati, terre inquinate, e ovunque persone senza speranza, e senza grazia, senza fierezza, e pure senza umiltà…

la peste è ormai penetrata nella pelle, nel sangue, nell’aria che respiriamo»

«Siamo nati centocinquant’anni fa con il nobile intento di ogni criminale gentiluomo, rubare ai ricchi per dare ai poveri, difendere i deboli, le donne, i fanciulli dalle sopraffazioni del potere costituito…

una lunga strada è stata percorsa… e oggi siamo diventati noi stessi il potere costituito, il moloch, il mostruoso leviathano che si nutre del sangue dei suoi figli…»

«Mia figlia è sempre stata la mia spina nel cuore…

il suo rifiuto a riconoscermi, il disprezzo, forse anche l’odio verso di me, fin da bambina, quando pretendeva di avere gli stessi diritti dei maschi… »

«Per la prima volta da decenni, in questi giorni, sono riuscito ad abbracciare mia figlia, e lei finalmente è riuscita a parlarmi, ed io ad ascoltarla, nel rispetto, senza astio, senza rancore…

e parlando con mia figlia, e guardando a me stesso, a quello che rappresento, che ho fatto, agli interessi che servo mi sono visto per quello che sono…

io sono un morto che cammina, Santo Padre»

«L’ultima fase del programma della lavatrice, per avere il pulito più pulito del pulito, prevede l’eliminazione del padrino, proprio l’eliminazione fisica, il padrino nella mafia evoluta deve scomparire, essere eliminato, come una macchia di sporco… »

«Lei forse conosce il nostro grande commediografo, premio Nobel, che pure in America riscosse grande successo, Luigi Pirandello, il cantore dell’assurdo, e del gioco delle parti…

c’è una sua famosa novella, “Il fu Mattia Pascal”, che racconta di quest’uomo che andò al proprio funerale, e offre una grande lezione: si può cambiare vita; ma soltanto se si cambia identità»

«Ebbene, ho stabilito che fare, come spendere quel che resta della mia vita, e come usare le mie ricchezze e il mio potere o una parte importante di essi. La spinta, me l’ha data mia figlia, dicendomi, chiedendomi, un giorno: “papà,  se tu fossi un ragazzino affamato del terzo mondo, qual è la mafia che vorresti?” E si riferiva all’aspetto nobile di quella parola, alla voglia di giustizia e bene che l’avevano ispirata alle origini…

ci ho pensato molto e allora mi è venuto in mente il Mattia Pascal, Intendo fare proprio come lui: da un lato, morire; dall’altro, rivivere»

«Sarò a capo di una gigantesca operazione, senza nome, senza identità, una nuova pagina, un modo futuro di riprendere l’antica missione: rubare ai ricchi, per distribuire ai poveri»

«Oggi questo significa, caro Francesco, organizzare su scala globale una nuova mafia sovversiva, radicale, terzomondista, con l’alleanza tra gli hacker, giovani americani ed europei esperti nel furto informatico, che sono i nostri nuovi “picciotti”; e i programmatori e i produttori di software, che sono i nostri “fattori”; per servire sottocosto i governi dei paesi poveri, cioè tutti i paesi del mondo esclusi i G8, nonché le grandi masse dei poveri del mondo, cioè i 3/4 dell’umanità.

Potremo dare telefonia gratuita, internet gratuito, medicinali e cure a costi reali, così come tutte le più importanti tecnologie per risolvere il problema alimentare e al contempo preservare le risorse della terra… è questo il rubare ai ricchi per dare ai poveri del futuro…

Una grande impresa di contraffazione informatica, caro Francesco, è la chiave di volta per cambiare il mondo, e salvare il pianeta dal collasso sociale-finanziario-ecologico, mi creda, glielo dice un lettore affezionato del Gattopardo che giunto a 83 anni d’età ha improvvisamente voglia di gettare quel libro, per iniziarne uno nuovo, con un nuovo finale, smascherando e gettando a mare i tanti, troppi Quaqquaraquà che parlano, promettono, dibattono e mandano il mondo sempre più a fondo…»

«Gli americani impazziranno, le major dell’informatica, della farmaceutica, della chimica alimentare, le grandi banche d’affari, le grandi multinazionali saranno i nostri nemici mortali: ma noi non esisteremo, saremo ovunque, con mille identità virtuali…

useremo la gigantesca rete social marketing, face book, google e tutte le piattaforme al servizio del marketing dei grandi gruppi per sovvertire ogni cosa…

il rispetto del copyright, con l’informatica, è una barzelletta, nemmeno con un miliardo di poliziotti in rete riusciranno a fermare i nostri contrabbandieri, se questi agiranno in modo coordinato…»

«In realtà c’è già tutto, ci sono i pirati del web in grado di rubare ogni cosa su commissione, ci sono i clienti, ci sono i prodotti da rubare…quello che manca è l’organizzazione, la struttura, l’impresa: ecco cosa può dare la mafia al terzo mondo, l’organizzazione scientifica del crimine informatico di massa, ai danni dei grandi gruppi, il vertice di comando, la struttura operativa, pragmatica, pochi uomini, di tempra militare, e grandi risorse…»

«La mafia, caro Francesco, come sempre nei momenti di crisi, è l’unica impresa che fa investimenti»

«Un quaqquaraqua, un mezzo uomo, investe in beni immobili, in paradisi fiscali, si compra la casa a Dubai, a Montecarlo, ha un conto alle Caymans… il suo orizzonte è limitato ai suoi anni, a godere immediatamente agi e sicurezze… io voglio investire a 50 anni, a 100, nel terzo mondo…

io voglio rispondere alla domanda di mia figlia: quale mafia vorresti se fossi un ragazzino affamato del terzo mondo?»

«La prima missione che ho in mente, ridurrebbe la mortalità infantile in Tanzania, Mozambico, Ruanda e Burundi del 70% in due anni. Si tratta di rubare i brevetti di una lista di medicinali e tecnologie da produrre poi clandestinamente su vasta scala e distribuire ai paesi suddetti.

Ho pensato di cominciare la guerra alle multinazionale dai medicinali, per avere il consenso dell’opinione pubblica. Subito dopo, il grande sabotaggio riguarderà il pane, le colture alimentari, le sementi che i grandi gruppi hanno monopolizzato e fatto proprie come diritti regali, mentre sono beni del Signore, e dunque di tutti gli uomini…

che dici, Francesco, ti pare cosa buona e giusta? Chi altri potrà combattere lo strapotere demoniaco delle grandi multinazionali, se non la mafia? O davvero preferisci che ciascuno di noi si limiti a occuparsi della salvezza della propria anima?»

(Imago: Marlon Brando interpreta Giulio Cesare)

 

4 thoughts on “il padrino risponde all’invito del santo padre

  1. Buona l’idea ma io accorcerei il testo. Secondo me il 97,8% dei lettori non arriva in fondo alla pagina. Forse anche il 99,23%.

    • ok, lo sospettavo! e tu hai appena formulato quella che battezzo come “l’equazione dal lago”(ad uso dei comunicatori): “la pecorella smarrita rappresenta lo 0,77% del target”

  2. Nonostante un negroni sbagliato mi son letta tutto il testo con crescente interesse. La parola “mafia” attanaglia il cuore, perchè dietro ci leggo “morte” ma parallelamente, con Francesco che soleva l’animo, il testo è spregiudicatamente veritiera testimonianza dei nostri tempi.
    Potrebbe telefonarti…se leggeraà questo testo … … Francesco

  3. Avvolgente.
    Tra tanti grandi autori siciliani da te citati ne cito io uno altrettanto grande e fiorentino, Niccolò Macchiavelli, padre e precursore della “realpolitik” e che viene spesso sintetizzato, forse superficialmente, con la frase “il fine giustifica i mezzi”. In questo caso (o cosa… nostra) potrei pensare di arruolarmi. Con la mafia “buona” si intende.

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