un caffè con mia nonna

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AlessandraKaiser4

Avevo circa 8 anni, un sorriso stampato in viso e tutto intorno il mare blu.

Guardando vecchie foto, questa mi ha subito colpito: io e mia nonna su una canoa, i visi rilassati, gli occhi sorridenti, qualche segno di scottatura sulla pelle.

Mia nonna paterna mi ha sempre un po’ viziato, forse perché pensava che, essendo i miei genitori divorziati, io fossi una bambina da coccolare.

Quando andavo a trovarla, mi preparava sempre qualcosa di speciale; la cucina era una delle sue passioni, faceva i biscotti, le torte, gli gnocchi, la pizza, la pasta fresca ma anche l’arrosto, l’ossobuco, le patate al forno.

I piatti che preferivo della sua cucina, quando ero piccola, erano gli gnocchi al burro e la pizza, l’odore che meglio ricordo è quello dei biscotti tedeschi che preparava prima di Natale.

Un’altra delle sue grandi passioni era il golf; appena ne aveva occasione, andava a giocare con gli amici. Non era solo un hobby, partecipava a gare che spesso vinceva, accumulando trofei che ancora oggi non sappiamo dove mettere.

Per dare un’idea di quanti sono, uno lo uso come posacenere.

La maggior parte delle fotografie che ho di lei la vedono infatti impegnata in qualche competizione, circondata da amici; il golf, per lei, era quasi uno stile di vita.

Era una donna super attiva, sempre in giro, mai stanca; quando ero adolescente mi veniva spesso a prendere alle feste – anche all’una di notte.

Insieme siamo andate più volte in vacanza; quella a Parigi fu la mia preferita. Non solo visite a musei e monumenti ma anche shopping, una crociera sulla Senna, baguette enormi, problemi con i taxisti e la distanza tra i nostri anni non si era quasi sentita.

Parlare con lei era sempre stimolante ed era una sorta di libro di storia vivente, se le chiedevi chi era un Re del Medioevo, lei te ne raccontava vita e miracoli, se non ricordavi una data, lei la sapeva.

Leggeva il giornale tutti i giorni ed aveva sempre un libro sul comodino.

Le piacevano anche le fiction, in particolare Un posto al Sole e Centovetrine, che lei reputava delle scemate, ma che la divertivano molto.

Era una donna molto acculturata ma sapeva anche non prendersi troppo sul serio.

Aveva tante amiche ma, dopo mio nonno, non aveva più avuto un uomo.

Si era sposata giovane, aveva avuto tre figli, tutti maschi, e aveva perso l’unica figlia femmina poche ore dopo la nascita.

Mio nonno è un uomo abbastanza freddo e distaccato e lei si era forse sentita trascurata, forse aveva cercato l’affetto altrove.

Del loro divorzio non so molto; la famiglia di mio padre non ama raccontare vicende del passato ed io, per non essere invadente, non ho mai chiesto nulla.

Era una donna elegante e raffinata, aveva vestiti bellissimi ed era sempre impeccabile senza mai ostentare.

Aveva ricevuto un’istruzione severa, avendo frequentato un collegio di suore, e cercava di insegnarmi come essere composti a tavola, come comportarsi in pubblico e come essere sempre sorridenti.

Io, da adolescente ribelle quale ero, rifiutavo alcuni insegnamenti, ma ho comunque imparato che l’educazione non passa solo per le buone maniere ma soprattutto per il rispetto per gli altri.

Era anche una nonna dolcissima e sempre piena di attenzioni; ricordo che ad un San Valentino, avrò avuto 12 anni, ero triste perché non avevo ricevuto nulla dal ragazzino che mi piaceva e lei mi aveva fatto trovare un vasetto di primule con un bigliettino che recitava: “dal tuo spasimante misterioso”.

Era molto giovanile, tanto che gli sconosciuti la scambiavano spesso per mia mamma.

Dopo il liceo, iniziai l’Università a Bergamo e, dato che mia mamma viveva in Val Seriana, mi trasferii a Treviolo da mia nonna.

Vissi con lei quasi tre anni; nonostante l’età e l’educazione ricevuta, mi lasciava molto più libera di quanto facesse mia mamma.

Potevo uscire quanto volevo, tornare quando volevo e non mi ha mai rimproverato, tranne quel sabato sera che rientrai alle 6 non proprio sobria.

Qualche sera estiva facevamo l’aperitivo in giardino, con vino bianco, focaccine e salamino.

Una volta ogni tanto si concedeva un gin tonic, rigorosamente con lime fresco.

Tutte le mie amiche la adoravano e ricordano gli aperitivi e le cene che organizzava, ma soprattutto il savoir-faire che la contraddistingueva.

Era anche testarda, parlare di politica era un inferno e guai a dirle che Libero è un giornale di parte.

Non le piaceva il mio fidanzato del tempo, lo considerava un bambinone e diceva che meritavo un uomo maturo e responsabile.

Forse aveva ragione ma, al tempo, neppure io ero matura e responsabile: studiavo e superavo bene gli esami ma ero la tipica ragazza universitaria che vuole divertirsi al massimo e fare baldoria.

Lei mi ha sempre sostenuta e ha sempre fatto da intermediaria tra me e mio padre, suo figlio, dato che i rapporti tra noi erano molto difficili.

Grazie a lei mi sono riavvicinata a lui e ho imparato come gestire il rapporto con la sua seconda moglie, nonostante ancora oggi sia molto complesso.

Quando mio zio, il suo secondo figlio, si tolse la vita, io vivevo già con lei e il dolore straziante la fece ammalare.

Ho vissuto con lei durante la sua malattia e l’ho vista cambiare, da donna attiva e sempre indaffarata, a persona affaticata e stanca.

La morte di suo figlio le aveva tolto ogni gioia, non si dava pace per quel terribile gesto e, forse, se ne dava la colpa.

Aveva smesso di curare il suo aspetto, non partecipava né organizzava più cene con gli amici, anche giocare a golf stava perdendo importanza.

Io ero paralizzata dallo shock, non sapevo come affrontare il mio di dolore, quindi non ero in grado di aiutarla ad affrontare il suo.

Le stavo accanto, cercavo di distrarla, la aiutavo nelle faccende domestiche, la coinvolgevo in ciò che studiavo ma vedevo che il suo sguardo era diverso, che il suo pensiero era sempre là, a quel giorno, all’immagine di mio zio.

La malattia se la portò via.

Nei miei sogni la sua casa è ancora arredata, e dalla cucina arriva qualche buon odorino. Entro in casa e penso: nonna sei ancora qui, allora è stato solo un brutto incubo!

Ci sediamo in cucina e chiacchieriamo davanti ad un caffè, sgranocchiando quei biscottini alla cannella che le piacevano tanto.

(storia di mia nonna by Alessandra Kaiser 2014)

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