movida si movida no

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movidaS

[…] almeno fino ad oggi, ciascuno di noi può ancora muoversi liberamente, e qualsiasi ora, all’interno degli spazi pubblici della città (naturalmente quelli accessibili).

[…]  se io voglio andare a fare due passi in città alle quattro di notte nessuno me lo può vietare. Naturalmente dovrò evitare di urlare o urinare sotto casa […]

Nel caso del Borgo assistiamo a un fenomeno dove più individui, liberamente, decidono di frequentare la stessa zona; magari perché hanno avuto la stessa idea o, più in generale, perché a loro modo trovano tutti molto interessante e piacevole frequentare la stessa area.

[…] Le attività commerciali si dislocano nello spazio secondo principi economici; banalmente, secondo il principio di domanda e offerta. Le attività commerciali però non sono un soggetto pensante. […] se in una determinata area assistiamo ad un processo di “agglomerazione” è perché, anche se nessuno in particolare lo ha previsto, diverse persone (imprenditori e clienti), attraverso decisioni individuali, hanno via via creato spontaneamente un ambiente a loro consono. […]

Il comune dispone di regole che disciplinano minuziosamente ciò che si può fare e ciò che non si può fare nello spazio. Ad esempio: i proprietari dei bar devono chiudere entro le due di notte, non possono servire da bere in bicchieri o bottiglie di vetro e devono tenere il volume della musica sotto un determinato limite. Oppure: ai cittadini non è permesso di sostare in mezzo alla strada ostacolando la circolazione delle autovetture, non possono urinare nello spazio pubblico e non devono gettare rifiuti per strada.

Le regole, per loro natura, vertono sempre sui comportamenti dei singoli cittadini o gruppi di cittadini costituiti formalmente. Al di fuori di queste due categorie è impossibile imporre regole comportamentali su soggetti non esistenti giuridicamente.

Supponiamo per un attimo che tutte le regole che ho citato vengano rispettate diligentemente. Con tutta probabilità avremmo ancora dei problemi derivati dalla somma di tutte le azioni dei singoli che coabitano lo stesso posto (un esempio lampante è il rumore prodotto dalla  somma di tutte le voci dei frequentatori del Borgo). Ma come facciamo a dire che qualcuno ha infranto le regole? […]

Il tema generale, nel caso del Borgo Santa Caterina, riguarda come, in che modo e se il comune deve agire di fronte a fenomeni urbana di natura spontanea che producono degli effetti imprevisti (positivi per qualcuno, ad esempio per chi si reca alla sera per fare una passeggiata, e negativi per qualcun altro, come per coloro che li vi abitano e vorrebbero dormire).

[…] possono essere prese grossomodo due posizioni contrastanti: da una parte si possono negare o combattere, dall’altra  tali processi possono essere accettati e promossi.

[…] Immaginiamo che il comune voglia risolvere la situazione attraverso delle azioni che puntano a limitare gli effetti negativi della “movida” del Borgo.

[…] Soluzione 1: anticipare la chiusura dei locali. In questo caso il comune potrebbe agire mediante un provvedimento di natura spaziale (attraverso una specifica zonizzazione) dove, ad esempio, obbliga gli esercenti della zona a chiudere a mezzanotte invece che alle due (soluzione che recentemente ho più volte ho sentito citare). A mio modo di vedere questo provvedimento sarebbe assolutamente ingiusto per chiari motivi di parità di trattamento. Perché nel Borgo i locali devono chiudere a mezzanotte e non alle due come in tutte le altre parti della città?

Se mai si decidesse di ridurre l’apertura dei locali, per ovvi problemi di equità, tale decisione dovrebbe riguardare l’intera città.

Soluzione 2: evitare la concentrazione delle persone. […] Se il problema è la troppa concentrazione di persone nello stesso luogo, si potrebbe pensare di introdurre una specifica limitazione relativa al numero massimo di persone concentrate nello stesso posto (ad esempio, dopo mezzanotte si potrebbe vietare il formarsi di gruppi di persone superiori a dieci unità e, magari, prevedere che tra i vari gruppi si debba tenere una certa distanza). Naturalmente sono ironico, ma credo che qualcuno in questo strano mondo ci abbia già pensato.

Soluzione 3: ridurre il numero di locali. […]  le licenze sono ormai libere (fortunatamente) ed è quasi sempre possibile convertire un bar in uno studio professionale, una gioielleria in una gelateria e un negozio di pompe funebri in un’erboristeria. […] Se si prende per un attimo sul serio quest’ultima possibilità, è giusto sapere che gli effetti potrebbero essere perversi se non  addirittura regressivi (ad esempio si rischierebbe una museificazione del Borgo, oppure si creerebbe una sorta di “monopolio” innalzando drasticamente i prezzi del mercato immobiliare).

[…] Proviamo ad immaginare invece che il comune reputi la “specializzazione” del Borgo come zona della “movida” cittadina un’occasione importante […]

Soluzione 1: assecondare il processo mediante progetti sullo spazio pubblico. Visto che il Borgo si sta aprendo a questa nuova vocazione, il comune potrebbe anche ritenere auspicabile una  rivisitazione dello spazio pubblico in modo da rendere l’area sempre più piacevole. Come? Ad esempio rivendendo la larghezza dei marciapiedi, inserendo nuove sedute, chiudendo sempre più spesso la strada al traffico, inserendo nuovi cestini, ma anche prevedendo nuovi servigi igienici pubblici e gratuiti e etc. […]

Soluzione 2: incentivare nuovi investimenti privati. Un’ulteriore soluzione potrebbe essere quella di incentivare economicamente l’apertura di nuovi locali mediante bandi o concorsi.  Il comune di Bergamo ha recentemente promosso un bando per la “valorizzazione” di ambiti ritenuti degradati (via Quarenghi, via Moroni, via san Bernardino etc.) attraverso incentivi pubblici di 15.000 euro per l’apertura di nuove attività artigianali.  Perché in alcune zone si deve incentivare la rigenerazione e in altre no? Sulla base  di quale criterio? Perché via Moroni si ed, ad esempio, via Gabriele Rosa a Boccaleone no? […]

Soluzione 3: non intervenire. […] Se consideriamo “il non intervento” come una delle possibili soluzioni, chi deve decidere lascerà che sia il gruppo di interesse più forte a prevalere sugli altri e, a mio modo di vedere, questo è grossomodo ciò che sta accadendo proprio nel caso del Borgo.

Il comitato dei residenti ha iniziato a raccogliere alcune firme. I commercianti non sono rimasti a guardare e si sono coalizzati per difendersi. Nel frattempo l’opinione pubblica si è sviluppata e il caso è uscito dalle “mura” cittadine. Grazie anche ai numerosi articoli prodotti recentemente, il caso del Borgo è diventato celebre e la sua utenza è aumentata ulteriormente (forse anche per la molta pubblicità involontaria prodotta da alcuni giornali locali). Insomma, si è creata una maggioranza netta che, facilmente, nel caso in cui si decidesse di non intervenire, prevarrà sui residenti della zona. Ma è giusto che la maggioranza decida e schiacci la volontà delle minoranze? […]

[…] la città è un sistema molto più complesso di ciò che noi tendiamo a credere. Andando al sodo, personalmente credo che fino ad oggi non sia ancora stata trattata una questione a mio avviso centrale: la città cambia.

[…]  la città non è un oggetto controllabile in toto e spesso assistiamo a  processi imprevedibili che possono piacere o non piacere. Ciò che conta osservare però è che tutti questi processi spontanei, dietro al loro apparente disordine, nascondono sempre un proprio equilibrio dettato da scelte individuali.

[…] possiamo concepire la città come un sistema complesso che comprende il concetto di imprevedibilità. […] il concetto di adattabilità: la città è di per sé è un oggetto vivente che cambia continuamente. Le sue varie parti mutano e cambiano perché le persone al suo interno sono soggetti viventi diversi fra loro, con vari interessi che si esprimono nello spazio.

La città  si adatta nel tempo. Il Borgo ha subito e sta subendo una profonda metamorfosi. Sono cambiate le persone che lo frequentano, le attività, i valori immobiliari e altri aspetti ancora, ma sempre e soltanto perché gli interessi e le opportunità cambiano insieme alle persone, e perché le persone liberamente agiscono nello spazio.

I nuovi abitanti del Borgo, quelli che oggi decidono di andarci a vivere, oppure quelli che decidono di aprire nuove attività, lo fanno volontariamente perché amano questa nuova atmosfera. Allo stesso tempo però altri abitanti invece ne rimpiangono il passato e magari decideranno di andarsene lasciando il posto a coloro che stanno per arrivare. Questo non è altro che un processo di sostituzione (qualcuno potrebbe chiamarlo gentrification).

Come direbbe Jane Jacobs questa è la città, perché la città cambia ed è il frutto della diversità intrinseca presente in ciascuno di noi che si riflette nello spazio. La città si adatta, e si adatta sempre rispecchiando una micro-razionalità affascinante e profonda che il più delle volte sfugge all’osservatore distratto.

(estratto da “Il borgo che cambia” by Stefano Cozzolino,  dottorando in Pianificazione Urbana al Politecnico di Milano, professor assistant per il  corso di Land Use Ethics and Law) > per leggere la versione integrale scrivi a stefano.cozzolino@polimi.it

 

 

casa di pena Tentorio

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CasaTentorioPR

guardando Tentorio inaugurare casa Tentorio, pensavo: ha il doppio di grinta dei suoi avversari, anche di quelli che hanno la metà dei suoi anni,

ero attorniato da una piccola folla di over 70 in tiro, nonne col tacco e la louis vuitton, nonni coi rayban in doppiopetto, tutti molto carichi, si divertivano un mondo a sfottere gori, noi non ci vergogniamo a girare col suv, dicevano,

più distanti, distaccati, i nipoti, i coatti di lusso di bergamo centro, con adolescenze spese in piazzette come questa, con finte aiuole per poveri alberi costretti a reggere diktat di cellophane per giovani di cellophane,

e pensavo: questa è la destra, è uguale a quella di 20, 30, 40 anni fa, anzi, è proprio la stessa gente di allora,

e poi pensavo agli altri due posti dove ero appena stato, al centro congressi della curia, dove si esibivano gori&friends, e all’auditorium di piazza libertà, dove c’era la convention grillini;

e guardando la gori people, le facce, i tipi umani, l’impressione che avevo avuto era evidente: questi sono i democristiani, è chiarissimo;

e guardando i grillini, invece: questo è il popolo di sinistra, ecologista, egualitario, ma non lo può dire, perchè ripudiato dalla sinistra ufficiale,

da questi problemi d’identità, pensavo, viene forse la mancanza di aggressività degli sfidanti di Tentorio: la città sta andando per altri 5 anni alla destra deleteria, e gli sfidanti  sembrano dei gentiluomini al campo da golf,

la campagna elettorale, se sei uno sfidante, non è un dibattito da salotto, ma una guerra di piazza, fatta anche di colpi bassi, di notizie-bomba  e attacchi frontali, anche personali,

se i grillini bg avessero nei confronti di gori e tentorio 1/10 della vis polemica che grillo usa contro renzi e berlusconi, triplicherebbero i loro consensi, ad oggi al 10-15% (i più bassi d’italia), e magari andrebbero al ballottaggio,

se gori non vince con 200 candidati 7 liste 6 addetti stampa e tot milioni di budget, non gli resta che fare il presidente dell’Inter,

gori ha i soldi, i grillini hanno gli argomenti, ma nessuno dei due ha davvero voglia di vincere, e usano le loro armi al peggio possibile,

sarebbe logico per i grillini attaccare i rivali sia da destra che da sinistra, per accalappiarsi i voti di protesta leghisti e sel, che non si sentono rappresentati dai propri candidati,

sarebbe facile per gori, con la potenza di fuoco mediatico di cui dispone, demolire la simpatia di Tentorio sparando un paio di semplici verità storiche devastanti, in grado di colpire tutto l’elettorato, come queste:

1) tentorio è oggi l’amministratore politicamente più vecchio di tutta italia: è in consiglio comunale ininterrottamente dal 1970, quando era capogruppo del Movimento Sociale Italiano, è l’unica icona della vecchia politica, pre-tangentopoli, tuttora in carica

2) tentorio è stato arrestato per falsa testimonianza e reticenza in relazione a un caso di corruzione con tangenti, accadeva più di 20 anni fa, forse sul web non trovi traccia, ma negli archivi del Corriere si:

> dal Corriere della Sera del 10 giugno 1993:

“Franco Tentorio, capogruppo del Msi in consiglio comunale, e’ stato arrestato per aver reso false attestazioni al pubblico ministero.

L’inchiesta riguarda le mazzette per la vendita del bar “Nazionale”, sul Sentierone. Tentorio era stato ascoltato come testimone venti giorni fa dichiarando che non era al corrente delle trattative sotto banco, cioè delle bustarelle per sottostimare il bar pasticceria e quindi pagare meno tasse. I giudici non gli hanno creduto. Poi una telefonata a casa e il trasferimento in carcere, dove ora è in isolamento. In caso di ritrattazione, riacquisterebbe automaticamente la liberta’ .

> dal Corriere della Sera del 11 giugno 1993:

Il commercialista missino Franco Tentorio ritratta e torna in libertà: ieri in carcere il professionista ha ammesso di aver reso dichiarazioni false e reticenti ai magistrati che lo avevano convocato come teste sulle tangenti pagate per la compravendita del bar Nazionale.

Aveva dichiarato di avere appreso dai giornali della tangente versata al direttore dell’ufficio del Registro, Vittorio Leonzio, per sottostimare il valore del “Nazionale”, venduto da Giulio Benigna al ristoratore Tino Fontana. Ma ieri Franco Tentorio, pentito della testimonianza reticente, ha dichiarato di essere stato messo al corrente, a cose fatte, della mazzetta versata al direttore dell’ufficio del Registro”

Allora, come fai a votare sindaco uno che, “pentitosi” dopo qualche ora di carcere, ha ammesso di aver mentito su una cosa del genere?

Semplice, basta non saperlo, e che nessuno te lo dica.

E alla fine si capisce perché rischia di vincere ancora tentorio, cioè un rappresentante della vecchia destra elitaria: sarà anche falso e reticente sulle tangenti, ma non sulla propria identità politica.

nella ph. postini-reuters: piazzetta bg, inauguraz casa Tentorio. 

de gustibus gori disputandum non est

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isoladeifamosi9_650x447

de gustibus gentium per annos solliciti satis non fuimus dixit veneris vespro Georgius Gori

“negli anni non ci siamo preoccupati abbastanza di formare un gusto nelle persone” ha dichiarato venerdì sera alla tavola rotonda degli “amici dell’accademia carrara” giorgio gori, candidato sindaco di bergamo,

verum Georgius Gori pro gustibus turbae ostentationis duxit in italiam magnum fratrem et clarorum insulam

in realtà, giorgio gori, come direttore di italia1, canale5 e produttore di reality magnolia, ha portato nella case di tutti gli italiani  il Grande Fratello e L’isola dei famosi, e ha contribuito in maniera pervasiva alla diffusione del peggior cattivo gusto possibile, l’esibizionismo,

qui sui spectaculum dare vitae privatae ita ut gens tota suddita gustibus domini fiat

che consiste nel dare spettacolo di sé, della propria vita privata: la gente, private del privato, cade in totale soggezione del gusto pubblico dominante,

il che è la realizzazione del conformismo, cioè la forma perfetta di dittatura, con un dittatore virtuale (il grande fratello) e una piccola elite di uomini liberi (i famosi) che vivono in isole incontaminate

ergo Georgius Gori de gustibus gentium non est disputandum sed forte se purgando

perciò giorgio gori sui gusti della gente non deve disputare, ma casomai scusarsi

requiem per il design

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furnituredesign

incontro Enrico Baleri per caso davanti bar Duse, io sono sono con Matteo e Nicola di CTRL magazine, lui è appena stato al salone del mobile ed è un fiume in piena: questo testo è la trascrizione più o meno fedele delle sue parole:

come sempre vado al salone del mobile con lo spirito di uno studente, con le migliori aspettative, in cerca di segni, emozioni, immagini,

ma alla mia età, con i miei trascorsi, sono vaccinato, non cerco le facili illusioni, le scenografie spettacolari,  ma guardo in profondità, con attenzione,

sono poche le aziende che hanno qualcosa da dire, in grado di indirizzare il mercato e il gusto con prodotti veri, autentici.

La prima tendenza si rivela subito, e parlo delle aziende che possono vantare una grande storia, come Knoll International, che mettono in mostra il passato, i grandi must, i prodotti evergreen, la grande qualità, la grande correttezza e pulizia formale – e funzionale – di architetti/designer come Eames, Van de Rohe, Saarinen;

quasi un passo indietro, un conservatorismo a ritroso, come a dire che il grande design, che ha ancora un futuro, non è il made in Italy nato negli anni Sessanta, ma ciò che è venuto prima, e l’ha reso possibile, e ciè il furniture design americano anni Quaranta e Cinquanta.

Dietro a questi giganti, o sulle loro spalle, ecco la pletora, la massa di marchi e prodotti ripetitivi, banali, che replicano stilemi abusati, senza più significato, oggetti commerciali, vuoti, senz’anima nè valore, e nemmeno brutti, ma tristemente banali.

Infine, la grandeur per conto terzi di quei marchi, come Kartell, che si sono messi a fare mobili per i nuovi ricchi, arabi, russi o asiatici, e di fatto sono caduti nel trabocchetto storico,

e assecondano pedissequamente il cattivo gusto di questo nuovo pubblico internazionale, lusso, lusso, e ancora lusso, esibito, esibito, e ancora più esibito, di fatto svalutando quei valori che hanno reso desiderabile il  made in Italy: autenticità, semplicità, eleganza, poesia.

Scelte dettate da facili appetiti finanziari, con esiti forse positivi sui bilanci di fine anno, ma certamente nefasti sul lungo periodo.

Peggio dei prodotti, la cornice, gli spazi, gli allestimenti: pesanti, arroganti, volgari, psicologicamente deprimenti, segni di un ambiente bulimico, sovraccarico, dove i prodotti annegano nelle scenografie, e le forme, i colori, i materiali fanno rumore.

Queste grandi scenografie, vuote e pompose, mi danno da pensare, mi fanno pensare al vizio di fondo del made in Italy, originario, coevo al furniture design americano degli anni quaranta: e dico le scenografie di cartone dell’italia mussoliniana, i grandi eventi montati da grandi architetture effimere, fatti per stupire, colpire, secondo logiche teatrali.

La verità è che in tutte queste realtà mancano le figure chiave, gli imprenditori, soggetti capaci di assumersi responsabilità, rischi, mossi da ambizioni, convinzioni.

Al loro posto ecco i top manager, gli uomini del break even, da sempre vanamente in cerca di un metodo per calcolare la redditività della creatività…

Torno a casa spossato, piuttosto nauseato, inquinato da impressioni negative.

L’indicazione dei master brand, presentare il passato, non è altro che un ripiego intelletuale.

La tendenza main, la copia servile, è un refrain commerciale già visto.

La voga ultra kitch, condita da sarcasmo servile, è il vero requiem del design.

Photo: il team dei designer Knoll anni 40-50

Industria Madre

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confindustria

> intendiamo restituire un’accezione positiva generale, nuova e antica, alla parola stessa “industria”, parola latina e dunque internazionale, progressivamente associata a significati sempre più negativi per l’uomo e l’ambiente, in opposizione a natura, biologia, sostenibilità.

> per questo creiamo INDUSTRIA MADRE  come nuova espressione rivoluzionaria, una nuova piattaforma operativa, un nuovo modello di filiera per la creazione eco sostenibile o la riconversione di insediamenti industriali, ovvero industrie che non solo non inquinano, ma migliorano l’ambiente, l’economia, la qualità della vita con nuovi prodotti naturali sostituitivi della plastica.

> a 5 lustri dal brevetto del bergamasco Natta che ha “inventato” la plastica, in un territorio-distretto specializzato nelle lavorazioni plastiche,

in un’epoca di scelte radicali per un’economia sostenibile, riconosciamo che la madre di ogni possibile industria futura è la terra.

> chiamiamo INDUSTRIA MADRE un nuovo modello di insediamento industriale  in grado di avere immediato consenso di media, operatori, consumatori tendenzialmente ostili o rassegnati al declino della civiltà industriale.

> INDUSTRIA MADRE è un insediamento bio-industriale a impatto e km zero, per  la trasformazione di energia solare e fibre vegetali locali in materiali biodegradabili e prodotti eco-compatibili sostitutivi di prodotti e materiali derivati dalla plastica, in ogni settore di largo consumo (packaging alimentare, abbigliamento, arredamento, edilizia)

> tessile, edilizia, plastica, agroalimentare: tre di questi quattro settori sono oggi in crisi strutturale-d’identità. Il quarto, l’agroalimentare, deve avere la capacità di riconvertire a sé gli altri tre.

> la terra, madre di ogni vera industria, ci suggerisce la riconversione dell’industria della plastica in  bio-industria per produrre nuovi materiali e prodotti sostitutivi della plastica e delle fibre sintetiche nei settori dell’eco-tessile, della bio-edilizia e del bio-packaging alimentare.

> INDUSTRIA MADRE è un insediamento bio-industriale inserito in modo organico e sinergico in un ambito di trasformazione più ampio: tutti i materiali e i prodotti derivano da coltura a rotazione di mais e canapa nell’ambito territoriale; tutte le funzioni/servizi sono orientati al benessere  della persona e alla diffusione di una nuova coscienza sociale e ambientale

INDUSTRIA MADRE è un polo-struttura nel quale prodotti e servizi di nuovo benessere sono organizzati in 4 organi/funzioni (aree/edifici):

A produzione > B vendita  > C ospitalità  > D ricerca (lab, factory, store, host)

Un eco-eco/sistema che affronta la crisi e il crollo dell’impero con aggregazioni basiche, molecolari, di bisogni e opportunità.

LAB > un centro ricerca che studia, sperimenta e brevetta materie prime, derivati e prodotti in fibre vegetali canapa/mais + un ufficio commerciale per la promozione e diffusione del modello di riconversione e dei suoi prodotti: immagine, comunicazione, copyright web-reputation, e-commerce

FACTORY > tre reparti di bio-produzione di materie prime e derivati (canapa tessile, materB, paglia edilizia) e prodotti (t-shirt, felpe e biancheria in canapa naturale 100%; food packaging – pellicole, sacchetti, vaschette – e food accessories – piatti, bicchieri, posate – in materB 100%; coperture e pannelli fonoassorbenti e termoisolanti in paglia 100% bio-edilizia)  biodegrdabile;

STORE > uno spazio vendita aperto al pubblico – dal produttore al consumatore – per la vendita di:

materie prime: fibre vegetali da coltivazioni bio di canapa tessile e mais, prodotte in loco (ambito di trasformazione) o da fornitori a km/equo (0-50 km)

prodotti da mais > packaging alimentare (sostitutivo di sacchetti, piatti, bicchieri, vaschette plastica/polistirolo)

prodotti da canapa > abbigliamento sportivo (t-shirt, felpe) e della salute, biancheria, tessuti per arredamento/tappezz

prodotti da mais e canapa> biopaglia edilizia: sostitutiva di coperture eternit e pareti fono/assorbenti e termo/isolanti in polistirolo/polimeri in ogni tipologia edilizia.

HOST > struttura ricettiva per la ristorazione e l’alloggio.

> struttura/numeri dell’insediamento tipo: 3 officine bio-industriali 3 laboratori ricerca e sviluppo 3 negozi prodotti eco-eccellenza 1 bar-ristorante prodotti bio territorio 1 casa di riposo – residence – ostello  30 squadre-team 4-5 persone, piccole aziende “esemplari” – 150 posti lavoro settori innovazione-ambiente,

Utenti: 50000 consumatori consapevoli/evoluti presenti sul territorio a km “serenissimo” (0-50 km) interessati ai prodotti/servizi  industria madre; 5000 aziende, artigiani, commercianti, addetti ai lavori presenti sul territorio a km “serenissimo” (0-50 km) interessati al know-how, licenze, materie prime  industria madre.

Coraggio, Confindustria!

(INDUSTRIA MADRE è un progetto copyright CalepioPress 2014)

> Appendice: approfondimenti/schede:

Canapa, un’alternativa ecologica

Quasi tutti i materiali e prodotti inquinanti che ci circondano potrebbero essere sostituiti da derivati naturali dallacanapa:

Alimentazione. Olio di canapa, con una percentuale ottima dei preziosi acidi grassi omega 3 e omega 6. Semi di canapa (da cui si ricava anche la farina) ricchissimi in proteine, vitamine e minerali. Birra. Bibite energetiche. Alternative alla petrolchimica. Solventi non inquinanti per le vernici. Carrozzerie per auto. Plastiche resistenti ma biodegradabili.

Carta per giornali e libri. Prodotti durevoli e resistenti, con rese in fibra per ettaro 4 volte superiori a quella di alberi da cellulosa.

Bioedilizia. Sostituzione non tossica di cemento (il canapolo dagli scarti), mattoni, legno, intonaco, materiali isolanti.

Energia. Si può gassificare lo scarto degli steli per alimentare generatori. L’etanolo di canapa può alimentare motori a scoppio.

Fibre tessili. Tessuti resistenti e sani per i capi di abbigliamento e l’arredo per la casa. Storici le vele, i cordami, le tele per dipingere.

Igiene. Fitocosmesi, saponi, dentifrici.

Medicina. Dalla canapa si estrasse il primo analgesico. La cannabis ha valore terapeutico per molte malattie.

Protezione del suolo. Fitodepurazione dei terreni contaminati da metalli pesanti, fertilizzante e antierosiva. Coltivabile in modo ecologico.

CANAPA TESSILE: La canapa è una fibra naturale, 100% riciclabile, i tessuti ottenuti dalla fibra di canapa sono molto morbidi e piacevoli al tatto. La canapa viene coltivata senza l’ uso di pesticidi e con una quantità moderata di acqua, estremamente inferiore a quella utilizzata nelle colture di cotone.

Rispetto al cotone è cinque volte più resistente: una felpa di canapa dura più a lungo di una felpa di cotone, non teme i lavaggi e non sgualcisce facilmente. Per la sua stessa struttura la fibra di canapa ripara efficacemente dal freddo e dall’eccesso di calore: vestirsi di canapa significa stare caldi d’inverno e freschi d’estate. Morbida, traspirante e confortevole, la fibra di canapa è ottima per la regolazione termica e per l’assorbimento del sudore.

La canapa è inattaccabile da acari, muffe, funghi e tarme; è anallergica e inoltre non conduce energia elettrica per cui non si carica di elettricità statica. La non tossicità dei tessuti fa sì che gli indumenti in canapa biologica siano altamente tollerati anche da chi ha problemi dermatologici di allergie o ipersensibilità ai trattamenti chimici cui sono sottoposti i tessuti “convenzionali” che normalmente utilizziamo, o più semplicemente persone che risentono della scarsa traspirazione della pelle vestita di fibre sintetiche (problema spesso sentito, ad esempio, dalle “taglie forti”).

MAIS – MATER B:  La bioplastica è un tipo di plastica biodegradabile in quanto derivante da materie prime vegetali rinnovabili annualmente. Il tempo di decomposizione è di qualche mese in compostaggio contro i 1000 anni richiesti dalle materie plastiche sintetiche derivate dal petrolio.

La bioplastica, in agricoltura per la pacciamatura sotto forma di biotelo, risolve il problema dello smaltimento in quanto la pellicola è lasciata a decomporsi naturalmente sul terreno.

Riduce gli oneri di gestione dei rifiuti nel caso in cui i materiali bio inizino a sostituire vetro, plastiche e rifiuti riciclabili; ovvero nel caso in cui produttori di generi alimentari utilizzino materiali bio per gli imballaggi e i produttori di plastiche immettano in commercio plastiche biodegradabili. Ciò consente di diminuire i contenitori dei rifiuti sul territorio  e i costi logistici di deposito.

Producibilità di concime in quanto la sostanza è fertilizzante. Ad esempio, la frazione umida dei rifiuti casalinghi può essere raccolta in sacchetti di bioplastica, e messa in compostiera.

Minori emissioni di fumi tossici nel caso di incenerimento.

Igiene dei contenitori alimentari: in particolare le bevande corrodono col trascorrere del tempo parti della confezione e assorbono sostanze nocive di cui è composto il contenitore (ad esempio, acqua minerale col PET, bibite in lattina). Per questo motivo (evitare il contatto con le sostanze del contenitore), più che per una scadenza della bevanda, è prevista una data di scadenza delle confezioni; nel caso di contenitori bio, nel caso peggiore la bevanda assorbirebbe degli amidi, sostanze non tossiche, che le toglierebbero sapore senza creare però pericoli di intossicazione.

È un’alternativa a riciclaggio e reimpiego senza compiti ulteriori per i consumatori: i rifiuti bio teoricamente possono essere depositati tutti in discarica, data la loro rapida biodegradabilità.

 L’impatto ambientale di tale scelta di smaltimento è inferiore sia alla termovalorizzazione di rifiuti bio, sia al compostaggio, in termini di energia richiesta ed emissioni dei processi.

BIO PAGLIA – edilpaglia:  6 buoni motivi

1 efficienza energ La paglia è un sottoprodotto della produzione dei cereali; non occorre quindi dispendio di energia per produrla. Così come il legno, la paglia è una sequestratrice di CO2 e permette quindi di sottrarre anidride carbonica all’atmosfera.

2 isol termico Le murature in balle di paglia provvedono ad un ottimo isolamento termico che è quasi tre volte quello normalmente richiesto per edifici costruiti con materiali convenzionali; la trasmittanza termica è dell’ordine di 0.039-0.045 W/mK, è quindi possibile ottenere prestazioni termiche da edificio passivo.
Inoltre, grazie al minimo fabbisogno energetico si hanno bassissime emissioni nocive.

3 trasp Le murature in balle di paglia intonacate in terra cruda e calce sono altamente traspiranti e consentono il passaggio del vapore dall’interno verso l’esterno; si evitano così la formazione di umidità e condensa all’interno dell’edificio.

4 portante: e balle di paglia possono anche da sole costituire la struttura portante dell’edificio (tipologia “Load Bearing” vedi nella sezione tecniche costruttive) perché le murature in balle di paglia compresse hanno la capacità di portare i carichi relativi ad edifici di 2-3 piani fuori terra.
Al momento in cui scriviamo (giugno 2012), tuttavia, le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC) italiane non prevedono l’utilizzo della paglia come materiale portante.

5sismico: Una casa con murature in balle di paglia ha un ottimo comportamento sotto l’azione del sisma. Il sisma infatti eccita le masse dell’edificio ed essendo un edificio costruito in balle di paglia estremamente più leggero di un edificio convenzionale, le forze in gioco risultano essere inferiori. Inoltre una casa costruita in balle di paglia è molto flessibile e come tale “si sottrae” al terremoto. È un po’ come abitare in una casa di gomma che con il terremoto si deforma ma non crolla.

6 semplicità Una casa in balle di paglia è semplice da costruire – ancorché non banale – e si adatta molto bene all’autocostruzione. Costruire la propria casa con l’aiuto di amici e parenti può essere un’esperienza entusiasmante e di grande crescita personale per tutti coloro che sono coinvolti.

 

 

qui mio nonno mi disse che suo nonno…

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vvvv

salendo la scala del condannato dal convento di San Francesco alla Rocca, al gradino 75/100 si prenda il cancellino a sinistra, e dopo 20 metri ci si trova qui, ai piedi della Rocca, bastione esterno nord-est:

in questo luogo, mi disse mio nonno 40 anni fa, suo nonno (cioè il mio trisavolo) insieme ad altri volontari, al comando del 25enne Gabriele Camozzi, aveva combattuto nella primavera del 1849, assediando ed espugnando la rocca,

quando, a causa della “politica” piemontese, Bergamo fu “restituita” agli austriaci, molti di quei ragazzi furono incarcerati in san francesco e in seguito fucilati in rocca,

questo fino a qualche anno fa era anche l’accesso al bosco faunistico,

scendendo a sinistra attraverso un percorso fantastico, tuttora praticabile, tra scalette di pietra e terrazze panoramiche immerse nel verde,  si raggiunge dapprima il terzo chiostro del convento, dove d’estate si bevono gli aperitivi, poi l’uscita dal convitto su via s.lorenzo, all’altezza di via tassis,

invece, il sentiero di destra conduce alla frana-voragine, che ha preso il posto del parco-bosco, che era il polmone verde di città alta, e attraverso un sentiero nel sottobosco univa la fara alla rocca,

quel giorno con mio nonno doveva essere autunno, ricordo il sentiero come un tappeto di foglie gialle e rosse,

oggi di quel sentiero restano questi venti metri, che ho pietosamente ripulito dall’immondizia prima di scattare la foto

la turbo fiaba accademia carrara

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nuova esilarante puntata della turbofiaba “Accademia Carrara” su l’eco di oggi:

sunto delle puntate precedenti: edificio solidissimo, tra i massimi musei d’arte italiani, la Pinacoteca dell’Accademia Carrara è chiusa da giungo 2008 per “lavori di messa a norma impianti” che dovevano durare sei mesi, massimo nove,

ma ogni sei mesi da orami 7 anni si annuncia trionfalmente che la data di apertura slitterà di sei mesi (per fare i lavori meglio), e al contempo si annuncia trionfalmente qualche altra spesa collaterale (come il nuovo sito, il nuovo logo, etc)

puntata di oggi: l’eco annuncia la riapertura per marzo 2015 (vedi articolo) ma nel titolo dell’articolo stesso siamo già slittati a maggio 2015!

In questi lapsus, l’eco rivela la presenza di Dio.

Nell’articolo, da sbellicarsi, da “opera comique” le dichiarazioni triumph di sindaco e assess. Nemmeno hitler a berlino o napo3 a parigi si sono lasciati andare così quando hanno rifatto la città in pochi anni!

Autorevoli voci dall’interno riferiscono invece cose scabrosissime: ad esempio che le pareti sono state trattate in modo tale che risulta impossibile appendere quadri alle pareti! Tutto da rifare!

Intanto i totem cultura BG2019 (100 in città, a 500 euro l’uno, dicunt) scaduti da sei mesi, sono stati sostituiti dai nuovi totem EXPO 2015, altrettanto insensati (pubblicizzano un museo chiuso) con lo slogan che mi sembra invece perfetto: “Accademia Carrara – Una storia che racconterai”

Su questo, non ci piove. Come ho detto, il titolo è: “la turbofiaba Accademia Carrara”

Nelle ph. reuters-postini qui sopra e qui sotto: l’eco di oggi e il totem di domani

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frau heineken dolens in Italy

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heineken-champions-league-arrival-large-7

nello spot dell’heineken, trasmesso prima, durante e dopo le partite di calcio in tv, vediamo un giovane uomo che arriva di corsa alla stadio last minute, salta le transenne, entra sparato, si siede vicino alla bella donna che gli tiene il posto, e insieme si sbevazzano una heineken:

nella realtà oggi in italia bere alcolici allo stadio è ultra-vietato,

perfino tutti i pubblici esercizi, gli alimentari e i supermercati nel raggio di tot km dallo stadio non possono vendere alcolici il giorno della partita,

e se anche solo osi immaginare di entrare allo stadio con una bevanda alcolica (con una bottiglietta di vetro addirittura!) ti blindano seduta stante, ti portano in questura, ti affibbiano un provvedimento di nome “DASPO”, acronimo di Divieto Accesso Spettacoli Sportivi (versione urban contemporary delll’antico ostracismo ateniese) per cui allo stadio non ci vai più per anni,

e allora, cosa mi sta dicendo la heineken, e cosa mi sta dicendo la tv, e lo stato, quale di questi soggetti è più ipocrita, quale più autorevole, a chi devo obbedire, ai divieti di legge nazionale o agli imperativi di una multinazionale?

(… il messaggio vero è uno solo, e piuttosto deprimente: non andare allo stadio, stai a casa, guarda le partite in tv, telecomando in una mano, birra nell’altra. 

E immagina di essere allo stadio, in buona compagnia, con una buona birra.

Vietano cose che poi ci chiedono di immaginare, per venderci feticci.  

Il calcio, come ogni spettacolo di regime, in realtà teme il proprio stesso pubblico.

tratto da Sean Blazer, “Lo stile italiano”, cap.VII  “La società dello spettacolo nella sua fase ultima, l’ipocrisia conclamata”, Calepio Press 2015) 

2 libri 1 erezione

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2libri1erez

> primo libro, a destra: La dolce calamita, Antonio Baldini, ediz. Sellerio 1992 (prima ediz. Longanesi, 1929) racconti di attrazioni erotiche verso donne di marmo (come Ilaria del Carretto e Paolina Borghese), con disegni di Giorgio Morandi,

nella postfaz Mario Praz si chiede: tra tutte le fantasie romantiche stranissima m’è parsa sempre quella dell’amor delle statue:

ché se il divenir marmo è l’effetto ultimo del non amare, come potrebbe l’essere marmo funger da causa d’innamoramento?

Nel testo, l’autore risponde: Paolina, fatti in là, dammi un po’ del tuo fresco giaciglio…

> secondo libro, a sinistra: La sacra sessualità, Salvatore Brizzi, ediz. Arte di Essere 2013: se la donna si masturba frequentemente pensando a un uomo che le interessa, con il preciso intento di attirarlo a sé,

l’eccitamento della sua “coppa magica” produce un “turbine astrale” magneticamente passivo alla polarità del maschio, e quindi capace di calamitarlo a sé.

>  1 erezione: se hai attrazione per una statua, che magari ha 200 anni, significa che quella statua si masturba da 200 anni pensando a te.

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morituri te salutant ex bergomi scaliis

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ScalettCondannato

100 gradini, la scaletta del condannato, che permette l’accesso diretto alla rocca di bergamo dal sottostante chiostro di san francesco,

cosiddetta perchè da qui sono passati i martiri del risorgimento, incarcerati in san francesco, e giustiziati in rocca,

la scaletta più significativa di bergamo alta, inaccessibile da anni (causa parcheggio-frana)

potrebbe, dovrebbe essere valorizzata come il nostro “ponte dei sospiri”,

potrebbe, dovrebbe essere il fulcro di un percorso museale-turistico logico, funzionale, tra le due aree dl museo storico, attualmente separate, con ingressi lontani, mentre storicamente sono un unico complesso,

il museo storico della città è un piccolo miracolo di efficienza, risulta tra i migliori d’italia per offerta di servizi didattici alle scuole, eppure si trova ad operare con questa assurda frattura, inconcepibile,

come se le scale interne dell’oriocenter fossero chiuse da 5 anni, e per andare da un piano all’altro si dovessero percorrere ogni volta due chilometri per raggiungere i rispettivi ingressi posti su lati opposti, te l’immagini?

eppure questi amministratori sono gli stessi che intendevano gestire la cultura come un business!

dalla scaletta del condannato si può “ammirare”, sulla sinistra salendo,  la voragine-frana ex bosco faunistico, che ha minato la stabilità di tutta l’acropoli-rocca,

sul banco degli imputati, metto la giunta veneziani, che ha concepito il progetto del parcheggio sotto la rocca, la giunta bruni, che l’ha messo in opera (fingendo di non poterlo evitare, e non era vero, e oggi lo sappiamo), la giunta tentorio, che non ha fatto niente in 5 anni,  e anche la prossima giunta, quale che sia, dal momento che nessuno dei candidati sindaci ha sinora speso 1 parola sulla questione della rocca!

Questa scaletta è la scaletta simbolo dell’insipienza municipale bi-partisan, è il simbolo di un incredibile patrimonio storico-architettonico incredibilmente inutilizzato e mandato in rovina,

questo cancello chiuso è il simbolo di tutti i passaggi chiusi, le scalette, i camminamenti, i cortili che se aperti e curati renderebbero bergamo alta un modello unico di città storica,

e penso anche al viale delle mura, terrazza dell’umanità, ridotta a inutile strada asfaltata,

e penso soprattutto alle piazze più belle di città alta, mercato del fieno, rosate, mascheroni, angelini, utilizzate come parcheggi!

per 1 piazza usata come piazza (vecchia) ne abbiamo 4, di valore storico-architettonico e scenografico pari o superiore, adibite a parcheggi!

bergamo alta potrebbe ospitare con più senso, qualità e vantaggi per tutti il triplo delle persone che oggi si accalcano nell’unico percorso pedonale, la corsarola-colleoni, utilizzata come una qualsiasi galleria commerciale, mentre intorno ci sono aree enormi precluse alla fruizione di cittadini e visitatori (ex carceri s.agata, parco rocca, seminario, più tutte le piazze-parcheggio suddette)

davvero non mi capacito di come pensassero di fare la capitale culturale con le app e i totem, con tutto quello che ci sarebbe da fare!

Per riaprire questa scaletta, questo cancello, cosa serve, la maggioranza di destra, di sinistra, la sovrintendenza, l’ordine degli architetti, la curia, le banche, l’università, l’ascom, confindustria, o basta una tenaglia, una spallata?

morituri te salutant lectorem historiae ignarum

hac olim pro patria martires scalas ascendebant

ex sancti francisci carcere ad arcem capite damnati

hodie situs oblitus et derelictus ita ut patrum memoria

ergo damnatus sit iniuriis et contumeliis bergomi civis primus

nisi hoc sacer aditus patefactus et transitus fas statim erit ut semper fuit

coloro che vanno a morire ti salutano lettore ignaro della storia

per di qua un tempo i martiri condannati a morte salivano i gradini dal carcere-chiostro di san francesco alla rocca

oggi è un luogo dimenticato e abbandonato così come la memoria dei padri,

perciò sia dannato alle offese e agli insulti il sindaco di bergamo se questo sacro ingresso non sarà subito accessibile e aperto come è sempre stato

(ph CalepioPress: la scaletta del condannato, Bergamo, 100 gradini tra il chiostro di San Francesco e la Rocca)