dieci giri veloci e a casa

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Ieri sera, dopo tre ore in un’aula del km rosso a sentir parlare esperti marketing sul tema della creazione del valore, mi ritrovo sparato in A4, direzione Milano, in un bolide rosso.

“Dove ti porto adesso vedi lo spirito autentico della cosa” mi dice l’amico al volante. “La gente è stanca delle manifestazioni ufficiali”.

Uscita Lambrate, parcheggiamo su un’aiuola, entriamo nel Parco Lambro. Dall’oscurità arrivano voci concitate. Come zombie, da ogni direzione singoli, coppie, gruppetti di persone convergono verso una zona là in fondo.

Poi lampi di luci intermittenti, come lucciole. Fari di biciclette. Intravediamo l’assembramento. Scavalchiamo un fosso. Da un albero ci cade addosso una ragazzina con una macchina fotografica più grande di lei. Parla francese, ci chiede qualcosa.

Passa un’ambulanza a sirene spente, si ferma poco avanti, dove la gente si sta radunando. In mezzo alla stradina, 30 o 40 ciclisti sono pronti alla partenza. Un tipaccio che fa da direttore di gara sta gridando le istruzioni in stile bastardo: “Ricordatevi che siamo al limite, fate attenzione alle buche e niente spallate. Dieci giri, poi la premiazione al volo e tutti a casa, chiaro? Pronti? Via!”

Si chiamano Criterium, ma sono competizioni scriteriate, improvvisate, semiclandestine, con una particolarità: si usano biciclette a scatto fisso, e senza freni. Per rallentare eserciti sui pedali una forza opposta, cercando di pedalare all’indietro. Come un freno motore.  Oppure sollevi il retrotreno con un colpo di reni, così riesci a bloccare i pedali, e la ruota, e fai la curve derapando, o rallenti bruciando la gomma sull’asfalto.

Niente segnaletica, niente recinzioni, niente di niente. Solo una corsa incosciente in un percorso ad anello nelle stradine del parco. I concorrenti sono di ogni tipo: professionisti o ex della strada e della mountain bike, dilettanti, iron man, cani sciolti. L’amico mi indica alcuni corridori noti, con le bici senza insegne. Incontriamo due amici che lavorano nel settore delle gare ciclistiche tra Bergamo e Milano. Poi mi presenta altre persone, e anche i soci di un birrificio delle valli bresciane. Di me l’amico dice: “Lui è lo scrittore”. Come se dicesse “lui è basista”. Sembra che dobbiamo organizzare un colpo.

La gara dura una ventina di minuti. Passano in gruppo, velocissimi, incollati l’uno all’altro, un’unica massa rutilante, che sposta l’aria. Sfiorano gli alberi, ogni curva c’è il rischio caduta di gruppo.

In cielo, c’è la luna rossa. Il Lambro manda i suoi miasmi. Un cane con una luce verde sul collare. Sirene della polizia.

“Hai visto abbastanza?” mi chiede l’amico.

Torniamo in A4, direzione Bergamo. Dopo aver ascoltato a volume bomba “vivo da re” e “sultans of swing”  mi riporta dove mi ha preso, a Km rosso. Mi dice: “Vogliamo organizzarne una a Crespi d’Adda”.

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