Faber Smoking

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Nei primi 100 minuti del film su De Andrè, coproduzione RAI, il vero protagonista del film, la sigaretta, è al centro dell’inquadratura nel  89% delle scene (mezzo busto, primo piano, primissimo piano).

Il film funziona, l’attore è bello, il soggetto è bello e dannato, e così funziona terribilmente bene anche la campagna pubblicitaria “smoking incentive” verso le nuove generazioni.

L’ipocrisia del sistema mediatico fiction/adv ha mille risorse, e prende in contropiede intellettuali, anarchici, antiproibizionisti, anticensura, etc. Certo, Faber aveva comunque sempre la sigaretta in bocca, come molti della sua generazione, ma il film esagera nel mettere la gestualità del fumare al centro di ogni scena. Non sappiamo se dietro ci siano le multinazionali del tabacco, o se si tratti di una libera scelta artistica. Si sente comunque troppo forte l’odore di ridondanza pubblicitaria. Qualche esempio.

1) Erotiche per i fumatori, fastidiose per i non fumatori, ma comunque d’impatto, le scene di baci, abbracci ed effusioni con la sigaretta di mezzo, con la brace ardente e le volute di fumo azzurrine e ipnotiche.

2) Particolarmente riuscite, dal punto di vista adv, sia visivamente che verbalmente, le scene in cui Faber smoking dice: “essere un anarchico è darsi delle regole prima che te le diano gli altri”; quando canta: “ai suicidi dirà: venite in paradiso con me”. Ma soprattutto, mi centra in pieno il messaggio super-liminale, quando Faber guardandosi allo specchio dice: “Poi se smetto chissà quando riprendo”.

Si riferisce allo scrivere canzoni, ma la voluttà con cui aspira la sigaretta…

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