Troppa opinione di sé medesimi

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15338468_1682368892093992_1195552417979039744_nSi parla tanto del nuovo direttore dell’Accademia Carrara, la Daffra, in procinto di essere sostituito dal vecchio, la Rodeschini, quasi a chiarire il più evidente anagramma di Bergamo (gambero!).

Mi sarà sfuggito, ma non ho letto da nessuna parte quella nobile avvertenza, che io ho trovato nella “Guida inutile di Bergamo” di Vittorio Polli e Sandro Angelini (ediz. Bolis, 1939) e che mi pare degna d’essere ripetuta in questa circostanza, venendo direttamente dal testamento del conte Giacomo Carrara, il quale lasciò la sua raccolta alla città ponendo questa condizione:

“Che si guardino bene dal nominare ed eleggere di quelli che hanno troppa opinione di sé medesimi, li quali male soffrono d’essere contraddetti e che non venga accettata la loro opinione buona o cattiva che sia; a riparo di quel disordine ordino e perciò voglio che ogni qual volta avranno ad eleggere un nuovo Commissario, il sig. Cancelliere legga loro il presente paragrafo perché non inciampino in elezione di tali soggetti quali sarebbero perpetuamente molesti”.

(dal testamento del conte Giacomo Carrara, 1796)

 

Accademia Carrara Outing

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Ora che riapre, e ne siamo tutti molti contenti, io voglio sapere perché è stata chiusa.

Si parlava di un restyling funzionale, vale a dire gli impianti, e la libreria (la bookshop) e il caffè-bistrot, come nei musei europei,

ebbene, giovedi 23 aprile 2015, dopo 7 anni, riapre la Carrara, senza bookshop e senza caffè-bistrot;

pareti imbiancate a nuovo, nuovi impianti elettrici, nuovo allestimento:  e noi che siamo bergamaschi sappiamo bene che questi lavori si potevano fare in due-tre mesi, e anche senza mai chiudere la pinacoteca, ma lavorando “a zone” (come fanno nei musei europei…);

noi che siamo il popolo dei magut, tra l’altro, sappiamo bene che se la Carrara fosse stata rasa al suolo da un terremoto, l’avremmo ricostruita così com’era in cinque-sei mesi.

E dunque perché sette anni, quali sono le veri motivazioni, perché non sono rese pubbliche?

Chi è meno serio, in questa vicenda, le istituzioni, i loro dirigenti, il pubblico, gli organi d’informazione?

Io sono disposto ad accettare qualsiasi verità, ma per favore smettiamo questa ipocrisia dei “lavori” che ci rende ridicoli (avremmo anche una reputazione di città dell’edilizia da difendere);

cosa c’è sotto? Ho solo ipotesi romanzesche:

1)    un esperimento di sociologia: “vediamo quanti anni passano prima che qualcuno chieda notizie della Carrara”

2)    una strategia estrema di valorizzazione: “teniamola chiusa il più a lungo possibile per aumentare l’aspettativa”

3)    una banale consorteria di profitto: “mandiamo i quadri all’estero o nei caveau, e facciamo lavorare e guadagnare le assicurazioni e le banche”

4)    una commedia dell’assurdo senza un vero e proprio piano: “proviamo a vedere cosa succede lasciando che i lavori seguano un’inerzia esistenziale stile Salerno-Reggio Calabria”

5)    un’astutissima manovra per trasformare un patrimonio pubblico in una fondazione privata: “tanto ai cittadini non importa niente dell’arte”.

Effettivamente i risultati sono scoraggianti. Se qualcuno toglie agli italiani il segnale televisivo per una mezza serata, scoppia la rivoluzione, e i responsabili si prendono l’ergastolo; se lasci chiusa una delle più importanti pinacoteche  del paese per sette anni, nessuno ti dice niente.

E quindi è puramente per amore di verità, e non per fare scandalo o polemiche, che chiedo a tutti gli enti coinvolti nella gestione dell’Accademia Carrara, e alle persone che li rappresentano, per quale motivo realmente  l’Accademia Carrara sia stata tenuta chiusa per sette anni;

lo chiedo a nome di molti cittadini, e non stupidi: e sarebbe bello avere una risposta “pubblica”, un vero e proprio “outing” dopo sette anni di mistero, magari il giorno stesso dell’inaugurazione.

(Imago: titolo dedicato da CTRL magazine alla riapertura della Carrara)

 

la turbo fiaba accademia carrara

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nuova esilarante puntata della turbofiaba “Accademia Carrara” su l’eco di oggi:

sunto delle puntate precedenti: edificio solidissimo, tra i massimi musei d’arte italiani, la Pinacoteca dell’Accademia Carrara è chiusa da giungo 2008 per “lavori di messa a norma impianti” che dovevano durare sei mesi, massimo nove,

ma ogni sei mesi da orami 7 anni si annuncia trionfalmente che la data di apertura slitterà di sei mesi (per fare i lavori meglio), e al contempo si annuncia trionfalmente qualche altra spesa collaterale (come il nuovo sito, il nuovo logo, etc)

puntata di oggi: l’eco annuncia la riapertura per marzo 2015 (vedi articolo) ma nel titolo dell’articolo stesso siamo già slittati a maggio 2015!

In questi lapsus, l’eco rivela la presenza di Dio.

Nell’articolo, da sbellicarsi, da “opera comique” le dichiarazioni triumph di sindaco e assess. Nemmeno hitler a berlino o napo3 a parigi si sono lasciati andare così quando hanno rifatto la città in pochi anni!

Autorevoli voci dall’interno riferiscono invece cose scabrosissime: ad esempio che le pareti sono state trattate in modo tale che risulta impossibile appendere quadri alle pareti! Tutto da rifare!

Intanto i totem cultura BG2019 (100 in città, a 500 euro l’uno, dicunt) scaduti da sei mesi, sono stati sostituiti dai nuovi totem EXPO 2015, altrettanto insensati (pubblicizzano un museo chiuso) con lo slogan che mi sembra invece perfetto: “Accademia Carrara – Una storia che racconterai”

Su questo, non ci piove. Come ho detto, il titolo è: “la turbofiaba Accademia Carrara”

Nelle ph. reuters-postini qui sopra e qui sotto: l’eco di oggi e il totem di domani

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la partnership Carrara – Gillette

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a scuola per le notizie imbarazzanti si mandava per le classi il bidello a leggere un foglio,

similmente l’Accademia Carrara per spiegare cosa stia facendo manda avanti l’unica figura non ancora sputtanata (ad ora): l’Associazione Guide, che attraverso un comunicato stampa propone un ciclo di incontri pubblici con la “commissione scientifica”

per far conoscere il “lavoro complesso e straordinariamente delicato” svolto dagli scienziati dell’allestimento, un lavoro “spesso offuscato dalle notizie relative ai tempi del cantiere e alla forma gestionale della pinacoteca”.

Il comunicato è accompagnato da una locandina, naturalmente con il nome dell’assessore in primis, e un primo esempio visual della annunciata strategia di comunicazione innovativa

che consiste nel piazzare il nuovo logo della Carrara (la famigerata freccia-scudetto da 63.000 euro) direttamente sui quadri, a imitazione dei ragazzini e dei writers che taggano e loggano e piazzano stickers sui cartelli stradali.

Risultato: piazzate sulla barba del gentiluomo del Moroni, le freccette della Carrara sembrano lamette da barba blu Gillette, manca solo il marchio,

questo sarebbe un modo per dare visibilità ai capolavori della Carrara,

opere che da cinque anni o vengono prestate gratis o sono custodite a carissimo prezzo nei caveau delle banche cittadine, che figurano pure come enti “sostenitori”,

mentre i poveri stronzi, i cittadini, pagano per il servizio caveau centinaia di migliaia di euro l’anno (per non vederle)

Adesso hanno pure il coraggio di invitarci per spiegare il loro “straordinariamente complesso lavoro” (anzi, non ce l’hanno, per questo ci fanno invitare dalle Guide)

e così quel che ci viene da pensare guardando le lamette Gillette è: tagliare, tagliare, tagliare fondi, emolumenti e consulenze a questa banda di signorotti-scienziati:

siamo certi che in città esistono professionisti e team di livello più alto, disponibili a curare la Carrara a costi infinitamente più bassi, in tempi infinitamente più rapidi, e con risultati infinitamente più degni della città e delle opere degli antichi maestri.

Bel Tramì

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Beltramì

Beltrami street, via Beltrami, con incipit in Marianna/colle aperto

e finish in S.Vigilio/Castagneta, nei primi anni Ottanta,

per noi liceali Bg-Bene aveva un senso ben preciso.

Parlo di due tempi Zundapp, Fantic, Ancillotti e Gori,

niente casco, niente specchietti, niente etilometri.

Beltrami Race era la nostra pista motard:

start da Wall Street (viale delle mura) derapage left a colle aperto,

ergo gas aperto con impennata plus  ante Marianna (niente rotonde),

inde su a cannone direzione cannoniera di San Marco, et coetera.

Poi una sera venne un tamarro da Mornico col Malanca,

quelle batoste che ti fanno crescere, stop alla Beltrami Race.

Pochi anni dopo, nel Minnesota, un’affascinante donna manager mi dice

Really you came from Bergamo, Italy, Beltrami?”.

Non può credere che io non sappia minimamente chi sia il Beltrami di via Beltrami.

The young Beltrami  dopo una giovinezza intensa dentro e fuori galera

in questa città e in questa Italia - oppressa dalla tirannia, oscurata dall’ignoranza

si innamora di una super nobile, Giulia qualcosa 3 cognomi, lo arrestano,

rischia di essere impiccato, fugge (Beltrami escaping) si fa Parigi, Londra, America.

A 42 anni prende una canoa e da solo risale 4000 km di Missisipi-Missouri

fino a scoprire le sorgenti (Beltrami explorer) scrive un dizionario sioux-inglese,

chiama Lago Giulia le sorgenti  (Il lago ha circa tre miglia di circonferenza: è fatto a forma di cuore e parla all’anima”)

ma soprattutto detta al ghost writer Fenimoor Cooper quella che sarà l’Eneide degli Americani, “L’ultimo dei mohicani” (Beltrami writer).

I monti e la contea del Minnesota prendono il suo nome (Beltrami Mountains, Beltrami County).

Lo stesso anno, in California, un ingegnere informatico indiano mi dice:

con canoa e ombrello, come software di navigazione e di protezione,

Beltrami è l’icona degli internauti.

Questo in America, quando da noi ancora il web non esisteva.

Poi una sera a Bergamo, bevendo martini con Gigi Lubrina,

giocando a titoli inediti, gli propongo un “Bel-Tramì”, eroe romantico, opera lirica tragica:

scopre nuovi mondi e antiche civiltà, ma nella sua città natale nessuno sa chi sia,

nemmeno i ragazzini che abitano nella via a lui intitolata. Una via del resto secondaria.

Tre martini dopo, il mio compagno di bevute dice:

E come vedresti un romanzo di fantascienza dal titolo

“2019: Bergamo capitale della cultura”!?

                 (testo prodotto da BaDante care&writing agency © 2013 

                  per CTRLmagazine; cover story n39 – marzo 2013,

                  in seguito alla richiesta di cui nel post: >

http://calepiopress.it/2013/03/13/io-sui-totem-ci-piscio/

imago: ritratto di Costantino Beltrami by Enrico Scuri, Accademia Carrara)