Bg 2019/pianoB: progetto Bergomum

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arenaromanaBG

Bergomum (bergamedil)

opportunità per architetti, ingegneri, impresari edili, artigiani, archeologi: le risorse dell’imprenditoria edile per interventi di recupero e valorizzazione beni storico-architettonici.

start: le intenzioni dichiarate della lobby Bg2019 sono quelle di utilizzare l’eventuale budget/finanziamento europeo per “completare le infrastrutture per il turismo”, ovvero ancora strade e parcheggi, utilizzando così la cultura per far lavorare il settore edilizia e realizzare grandi opere assurde come il parcheggio interrato sotto la Rocca (fermo da 5 anni).

up: l’idea del pianoB ribalta la prospettiva e partendo dal valore della cultura crea lavoro per l’edilizia: non nel costruire strade e parcheggi, ma nell’abbattere ecomostri, nel recuperare aree ed edifici di valore, nell’implementazione ecologica di accessi e spazi:  basta posti auto, è il momento dei posti uomo.

Capitale della cultura “oltre le mura”  in 5 interventi:

- arena romana (respect origins ): recupero funzionale per spettacoli all’aperto dell’arena romana di piazza cittadella-seminario con parziale abbattimento del seminario e sua riconversione in ostello/artisti.

Il seminario di città alta è il vero ecomostro, costruito sopra l’Arena romana di Bergamo (cui si arrivava percorrendo via Arena) .

In una capitale della cultura l’edifico pubblico più elevato sarà dunque l’Arena, al suo fianco l’ex seminario sarà un ostello artisti-studenti-viaggiatori, mentre il nuovo seminario cattolico conformemente alle indicazioni di papa Francesco sorgerà francescanamente in una o più cascine suburbane in abbandono, da recuperare all’uopo.

- necropoli longobarda (respect ancestor): recupero della necropoli longobarda di via Porta Dipinta/Viale delle Mura e stop al park interrato (fermo da anni appunto per il ritrovamento di importanti tombe logobarde, personaggi di rango reale, protagonisti della rivoluzione “longobarda”, l’introduzione delle cuciture, sconosciuta ai romani, e dunque dei “pantaloni”, da cui il nome “longo-bardati”.

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- rocca medievale (respect heroes): stop al park interrato + ripristino parco della Rocca con annesso parco fauna orobica, inserito nel sistema faunistico “parco dei colli” e cintura verde urbana + ripiantumazione degli “alberi della memoria”,

l’idea base del colle della Rocca come acropoli della città è infatti un bosco dove ogni caduto o martire di guerra rivive in un albero per lui piantato (e li hanno abbattuti per fare posti auto per i suv dei vip col pass!)

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- mura venete (respect skyline): demoliz. ecomostro via autostrada: dopo  l’assurda e inquietante approvazione dell’edificio che taglia la vista a chi proviene dall’autostrada del profilo skyline delle mura, da sempre vera cartolina d’accoglienza della città, oggi la capitale della cultura ha stabilito i nuovi limiti  di altezza (in pratica ha chiuso la stalla dopo che i buoi sono fuggiti 18 metri oltre il piano regolatore che pure c’era).

Una vera capitale della cultura deve dare un segnale forte: e dunque abbattere, e in quell’area fare parcheggi, dove accogliere chi viene dall’autostrada, con ufficio turismo, tram leggero urbano, inizio piste ciclo-pedonali per centro città bassa e alta, etc.

- palazzo littorio (respect space): sede aperta e razionale del Comune e di tutti i servizi sociali/culturali invece dell’aristocratico/asfittico Palazzo Frizzoni.

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L’edificio ex palazzo Littorio, capolavoro dell’architettura razionalista, spazio funzionalmente perfetto, da sempre sotto o male utilizzato,

mai accettato, diversamente ad esempio dal palazzo di giustizia di Milano,

è la vera sede del Comune di Bergamo, del consiglio comunale (nell’auditorium, o d’estate all’aperto, in piazza della libertà) e degli assessorati a turismo, cultura, sport, servizi sociali.

Palazzo Frizzoni sia la sede dei capitani d’industia, dei circoli nobili, e di un museo dell’industria bg 800 e 900. L’aula consiliare sia un teatrino di culto (per cittadini e turisti)  dedicato a un genere nobile e autoctono come la commedia dialettale.

1- segue

(abstract da Bergomum, linee di progetto per la trasformazione di Bergamo in città d’arte sostenibile,

Il pianoB prevede 5 aree d’intervento/progetti/iniziative  in 5 anni:

1 Bergomum  – valoriz. opere architettura storica, mura, arena, rocca

2 Berghumus  – coltivazione artisti nel cuore e nei borghi della città

3 Bergheimat  – creazione continua nuove opere d’arte per la città

4 Bergheimer – dignità di veri monumenti per le icone della città

5 Bergomens – infrastrutture ambientali, accessibilità, cintura verde)

 

Bergamo commedia dell’assurdo

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DanteMart

BaDante Care&Writing Agency raccoglie l’invito del comitato Bergamo2019 a formulare idee per Bergamo capitale della cultura: ecco i punti indicati dal signor Dante A., 93 anni, ex insegnante di latino, dall’alto delle Mura Venete, nel corso dell’intervista-tour  S.Agostino-Colle Aperto-Piazza Vecchia- Corsarola (in sedia a rotelle, con l’intervistatore che spinge l’intervistato):

dal baluardo di S.Agostino indicando oltre il Pitentino:

il fatto che da anni gli extracomunitari debbano stare ore e ore accalcati sotto il sole o sottozero in coda fuori dalla Questura, sul marciapiede, è indegno di una capitale della cultura;

da porta S.Agostino, indicando la scaletta della Noca:

la più preziosa risorsa culturale della città, la Pinacoteca dell’Accademia Carrara, chiusa da sei anni per volgari beghe di potere, non può accadere in una città civile;

dal baluardo di S.Michele, indicando oltre l’area verde del parco Suardi:

la più grande area pubblica di città bassa, la Caserma Montelungo, luogo ideale per ogni attività sociale (asili, centro anziani, orti urbani) in abbandono da decenni, non è un segno di cultura urbana;

dalla piattaforma di S.Andrea, indicando la zona pedecollinare della Val Seriana :

avere alle porte della città la più grande e pericolosa industria chimica d’Italia, mi fa paura;

da porta S.Giacomo sollevando il palmo al vicino orizzonte:

avere in città la sede del più grande cementificio d’Italia, mi fa capire molte cose;

dal baluardo di S.Giacomo, levando ad alzo zero l’artiglio con gittata 3000 metri

avere il più trafficato e inquinante aeroporto da turismo-shopping d’Italia annesso al più grande centro commerciale d’Italia, mi deprime;

dalla piattaforma di S.Grata, dando le spalle al panorama, indicando il convento di S.Grata:

avere la città con la più alta percentuale di proprietà immobiliare ecclesiastica nel mondo dopo il Vaticano, è più consono a una capitale religiosa;

dal baluardo di S.Giovanni, indicando la conca d’oro:

la zona più salubre e scenografica della città, l’ex Ospedale Maggiore, luogo ideale per un vero campus universitario, oggetto di speculazione immobiliare,  in degrado e abbandono precoce, mi fa tristezza;

dal baluardo di S.Alessandro indicando il muraglione del Seminario:

Il fatto che le anime belle si dilettino nel passegiare in via Arena, la via “più poetica della città”, senza mai chiedersi perchè si chiami così, mi fa venire voglia di rivelarlo:

perché portava all’Arena Romana di Bergamo Alta, d’impianto simile a quelle di Verona e Arles, sopra il quale  hanno costruito l’ecomostro-Seminario vescovile intitolandolo al Papa Buono:

il fatto che nessuno lo sappia, che nessuno lo dica da 150 anni, mi fa specie;

da via Colleoni (corsarola) indicando il Teatro Sociale:

il più significativo luogo espositivo della città, il Teatro Sociale, sempre stato un luogo magico per mostre, ristrutturato e imbellettato e riportato in vita “così com’era”, mi fa ribrezzo;

entrando in Piazza Vecchia:

l’idea di spostare i libri dalla biblioteca Angelo Mai per usare i saloni per banchetti di nozze, mi fa venire il voltastomaco;

da Piazza Vecchia, dalla fontana del Contarini:

anche solo il fatto che abbiano avuto l’idea di piazzare Mc Donald in Piazza Vecchia al posto dell’Università, mi dà l’ulcera;

da via Gombito, davanti al negozio Kiko:

avere i negozi delle grandi catene commerciali nel cuore di città alta al posto delle botteghe degli artigiani e dei negozi storici, mi fa una pena immensa;

da Piazza Angelini:

il fatto che artisti, musicisti, scrittori di riconosciuto valore internazionale, crepino di fame, o si suicidino, o cambino mestiere, o città, mentre intere genealogie di nuovi e vecchi ricchi  ingrassano nell’ignoranza a dismisura, mi spaventa;

da via alla Rocca: 

la più rappresentativa area storica della città, l’Acropoli, la Rocca con il Parco delle Rimembranze, fatta franare dalla giunta pazza che intendeva scavarci dentro un parcheggio per vip, e abbandonata in stato pericolante da 5 anni, mi fa una rabbia indicibile;

da piazza Mercato delle Scarpe:

il fatto che per loro investire in cultura significhi mettere in piedi una lobby per comprarsi a Roma il titolo di capitale europea, per poi avere da Bruxelles  qualche sbadilata di milioni da convertire in cemento armato e asfalto  per i costruttori amici per fare strade e ancora strade con la scusa delle infrastrutture per il turismo, è un’offesa, un insulto alla cultura;

il turismo per questa gente è l’unico scopo della cultura, capisci,

d’altra parte il sesso è l’unica forma di conoscenza e d’amore che praticano,

nonostante il Papa Buono, Bergamo è oggi una moderna capitale dei vizi dell’ignoranza e dell’arroganza, il gioco d’azzardo, il lusso vistoso, la prostituzione e il suo indotto;

nei condomini in città, nei residences nelle valli, nelle strade della bassa, nei bilocali, nei locali, nei loft

la gente spende 1 per leggere libri, ascoltare concerti, vedere opere d’arte, monumenti storici o musei

e spende 100 per fare sesso a pagamento, consumare droghe, acquistare beni di lusso, vacanze esotiche, giocare a slot machines e gratta e vinci,

capisci, anche un bergamasco come me o come te, se in buona fede, deve ammettere che fare Bergamo capitale della cultura effettivamente è un’operazione culturale,

si, una commedia dell’assurdo.

 

 

quel cane del Trota

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trotaDog

(ndr: abbiamo invitato il Trota nei laboratori Upper Dog di Bergamo per la presentazione della ricetta Trota Padana fosforo+, ma per una serie di motivi l’incontro è saltato: quella che segue è la mail inviataci dal ns testimonial) 

Premesso che avevo già sentito parlare dell’eco mostro di Bergamo, ma pensavo fosse un giornale.

Poi ieri alla guida morbida della mia BMW metto la freccia per uscire a Bergamo, passo il telepass, alzo gli occhi e invece di vedermi il profilo di città alta mi trovo davanti la coop sei tu.

In paranoia, prendo lo smartphone e chiamo subito il mio amico di Bergamo che di mestiere guida i bulldozer, quindi dovrebbe saperlo se hanno tirato giù città alta per fare la coop sei tu.

Ma non faccio a tempo a parlare che mi dice: Trota? Non dirmi che sei in cattive acque? E giù a ridere.

Prima di andare avanti, a questo punto, mettetevi nei miei panni per un momento.

A casa  mio padre mi sfotte dalla nascita per la mia faccia da pesce lesso.

Alle elementari avevo gli occhiali spessi e mi chiamavano la talpa.

Nell’età dello sviluppo, tra le medie e le superiori, sono diventato il tonno.

Per i palati più difficili: il tonno pinna verde..

Poi un bel giorno appena divento maggiorenne un giornalista chiede a mio padre se io, suo figlio, sono il suo delfino, e lui risponde: ma quale delfino, è un trota!

Da quel momento divento famoso in tutta Italia come il Trota.

Mi invitano a presiedere associazioni di pesca sportiva.

Poi, come la maggioranza dei figli di papà in Italia, per superare le umiliazioni inflittemi da mio padre, o come ulteriore umiliazione, ho avuto una BMW in regalo e una laurea pagata.

Per questo adesso  sarei uno che ha rubato alla collettività, un ladro, oltre che un Trota.

Già sui social vedo che mi chiamano la Trota ladra.

Sul blog di un segaiolo che fa giochi di parole di una noia mortale ho letto, senza capirla, questa battuta:

“Bossi in lacrime davanti alla grossa salma del figlio suicida dichiara: era un trota, adesso è un salmone”.

Adesso che siete nei miei panni, capirete anche perché mi tocco spesso i colleoni.

Detto questo, torniamo al mio amico di Bergamo, che tra l’altro ha anche lui un nome da pesce, ma nessuno lo prende per il culo.

Anzi, tutti gli chiedono eccitati se è parente dei Persico degli stampi Persico di Luna Rossa.

Lui di solito risponde: no, ma se vuoi ti stampo qualcosa in faccia lo stesso.

Io quel coraggio lì non ce l’ho mai avuto.

Gli dico: ciao Persico, ti ricordi l’anno scorso quando ci hanno sbattuto fuori ubriachi dal mi-sex e ti sei messo a discutere con un totem della coop sei tu, biascicando:

la coop sarà tua sorella, io sono un partita iva?