codice di buona pirateria

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JollyRoger

tanto per rinfrescare la memoria sia alle forze dell’ordine

che agli onesti cittadini rispettosi della legge

ma anche ai bravi equo-solidali che rifiutano l’etichetta di pirati,

il qui presente vivo e vegeto Bartholomew Roberts, alias Black Bart, alias Barti Dudu,

456 vascelli predati nel mar dei Caraibi prima di essere scagliato in mare nel corso dell’abbordaggio alla Swallow da una palla di cannone ricevuta in pieno volto,

già co-autore con sir Henry Morgan del codice di buona pirateria,

si permette di rammentarvi gli articoli del suddetto codice:

1) il comandante è eletto da tutta la ciurma riunita

2) Il bottino è diviso in quote uguali

3) chi diserta in battaglia viene punito con l’abbandono in mare aperto

4) nessuno a bordo o in porto può giocare a carte o a dadi per denaro

5) ognuno deve tenere sempre le proprie armi pronte e pulite

6) ognuno deve lavare la propria biancheria

questo codice, cari cittadini, era la nostra legge: ogni membro della ciurma, dal mozzo al comandante, aveva pari potere, col proprio voto, e pari ricompensa, con uguale parte di bottino,

e questo mentre nella civile Europa, nei regni di Francia, Spagna e Inghilterra, ogni bene o terreno era considerato come affidato direttamente da Dio al re, e da questi ai nobili, con la benedizione del clero,

allo scopo di far lavorare come schiavi il 90% dei cristiani,

e poter così mantenere nel lusso, nel vizio, e nell’impunità il 10% di eletti, ovvero la nobiltà e il clero (e i ricchi mercanti);

da sempre i servi che si ribellano ai privilegi di nascita dei nobili sono etichettati come criminali, ladri, pirati,

i primi pirati furono gli etruschi e i fenici, che assaltavano le navi dei ricchi mercanti greci;

la prima guerra del copyright fu l’assedio di Troia, che controllava con la pratica del marchio sia il  mercato dei cavalli che quello dell’oro di tutto il Mediterraneo,

i romani, popolo di mercanti, dichiararono guerra ai pirati con una gigantesca flotta al comando di Pompeo, e il Mediterraneo fu quasi completamente disinfestato fino al Medioevo, quando i pirati ricomparvero da sud e da nord, saraceni e vichinghi.

Il secolo di massimo splendore della pirateria fu il 600, in contemporanea alla rivoluzione scientifica e alla caccia alle streghe,

nel 700 l’Europa dei lumi e dei furbi mercanti dopo aver usato l’antico regime dei re e dei papi per schiacciare la ribellione femminile e debellare la pirateria, ha infine detronizzato i re e il clero:

in nome del popolo sovrano, e non di Dio, la borghesia, e non i pirati, ha sancito il diritto al tirannicidio, ha ucciso prima il re di Inghilterra e poi quello di Francia,

e ha creato questa nuova tirannide, di nome democrazia rappresentativa, che oggi, 200 anni dopo, è di fatto tornata a essere un ancient regime, un’aristocrazia-plutocrazia camuffata di legalità,

dove la funzione del tiranno è svolta da un’intera classe sociale, l’elite di potere,

costituita dalla classe politica e dalle lobby dei grandi azionisti e dei grandi manager pubblici e privati che si comportano esattamente come i baroni dell’antico regime:

arricchiscono, dilapidano e affamano il popolo, avendo dalla propria parte la legge.

Oggi la pirateria per mare si è trasferita nei mari caldi dell’Oceano Indiano,

ma sono etichettati come pirati anche i produttori di merci pirata e i contrabbandieri virtuali di merci elettroniche sull’Oceano Web,

e la guerra alla pirateria informatica sembra la nuova missione dell’impero turbo-capitalista occidentale, esattamente come nel 700:

mentre a rigor di logica borghese, e in nome del popolo sovrano, oggi sarebbe necessario il tirannicidio massivo dell’intera elite di potere,

(in Italia: circa 100.000 persone, che governano per conto dell’elite sociale, circa 5 milioni di persone)

cui è senz’altro da preferire per ragioni umanitarie ma anche pratiche il genocidio mirato del livello più alto, la testa del serpente (circa 1000 persone);

cosa del resto già praticata 200 anni fa in Francia e 100 anni fa in Russia.

Nello scenario odierno, si vuole sperare che l’elite di oggi sia più illuminata di quella soppressa a Parigi nel 1789 o a San Pietroburgo nel 1917, e si renda conto di dover concedere ai 3/4 della razza umana quantomeno la possibilità di sopravvivere utilizzando “il bene comune”, che nell’antichità erano le terre comuni, e oggi sono i free software;

ma le notizie non sono buone: oggi in  Russia è entrata in vigore la nuova legge antipirateria informatica, mentre in Italia è stato chiuso un sito che permetteva di scaricare gratis.

Ciurma, prepariamo il Jolly Roger!

(imago: Jolly Roger del pirata Henry Every. Il Jolly Roger era la bandiera dei pirati, ognuno aveva la sua, solitamente composta da un teschio, e tibie, o sciabole, o clessidra, cuore, fiore. Le navi pirata si avvicinavano battendo bandiera amica, quindi issavano il JR nero a significare salva la vita in caso di resa, e infine, se la preda tentava la fuga, issavano il JR rosso, a indicare l’abbordaggio alla morte.

Nella ciurma erano ammesse donne, ma soltanto con abilità e abiti maschili.

Molte donne condannate a morte per stregoneria trovarono una possibilità di vita nella pirateria.) 

One thought on “codice di buona pirateria

  1. Salpare per combattere prevede purtroppo un certo numero di mozzi.
    Temo che per ora ci si potrebbe permettere un arrembaggio con un pedalò!
    Però bell’articolo. Ancora una volta.

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