in gamba

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inevitabile, nella mia condizione: in 70 giorni ho contato oltre 200 battute “in gamba!” fatte da amici, o anche gente incontrata per strada.

Portare in giro una gamba rotta è come avere il cane, la gente ti chiede che razza è, quanto ha, si sente libera di parlarti,

questo forse è dovuto anche alla visibilità scenografica della mio gamba-attrezzata, con tecnologia a vista tipo reggicalze composta da cinghia portalibri verde militare che assicura il tutore a un cinturone di cuoio allacciato obliquo in vita, pistolero style

(questa tecnologia permette al tutore di restare in posizione, senza bisogno di stringerlo troppo, e soffocare cute e carni)

ma quello che più attira attenzione e commenti è la funzione porta-oggetti:

il problema degli stampellati è che non hanno le mani libere, dunque hanno bisogno di avere a portata prensile gli oggetti di uso quotidiano.

Parliamo in realtà del problema maschile del rifiuto della borsetta, anche in versione borsello maschile, o marsupio-tracolla;

come mi ha spiegato una volta in treno una top-commessa di Prada-Milano, mentre la borsetta viene naturale alle donne, essendo un contenitore-metafora della vagina che accoglie nell’intimità (nei suoi vari tagli, dalla shopping alla pochette), gli uomini, abituati alla presenza di attributi esterni, preferiscono tenere tutto in tasca (chiavi, telefono, portafogli) cioè a portata di mano, e sguainabile, come gli attributi.

Io ho effettivamente provato per alcuni giorni a usare un marsupio a tracolla, ma con effetti psicologici inaccettabili, sia di regressione all’infanzia – quando mettevo la cintura di pelle nera di mio padre a tracolla sul pigiama per diventare Zorro – e sia di auto-percezione come turista-pacifista gay, e d’altra parte ho sempre reputato il marsupio a tracolla inadatto, inelegante per i tipi fisici come me, dotati di bogetta.

Non prendendo nemmeno in considerazione l’idea del marsupio in vita,

ho così cominciato a usare il tutore come contenitore, come portaoggetti, sfruttando le numerose cinghie come ancoraggi.

Nella foto, in gamba:

> occhiali da vista Bugatti con microchip-memoria nelle stanghette, avuti in cambio di una recensione che non ho mai scritto, in uso da 10 anni,

> il telefono Nokia, che pure ha fatto il decennale

> in giallo, due classici dell’industrial design, l’evidenziatore Stabilo  e l’accendino Bic.

> in blu prussia, penna Lamy avuta in cambio di una recensione che non ho ancora scritto

> sull’esterno polpaccio, due punture anti-trombo (19 battute tematiche) che devo farmi ogni 24h per prevenire problemi di trombosi.

fuori gamba:

> portacenere glass union jack  (fumo di londra!), da amica cantante,

> libro “a mano armata”, biografia di Giusva Fioravanti, da amico bergamo bene città alta,

> catalogo mostra Boldini, da bella donna che sembra un ritratto di Boldini

> tavolino florian by baleri-baroli, avuto in cambio di una recensione che non ho mai scritto (più di 20 anni fa, estensibile a pressione, e funziona ancora: e come mi disse un gigante del pensiero tecnico “se qualcosa funziona ancora, è sicuramente fuori produzione”)

> alla base di tutto, pavimento floreal 1899, miracolosamente scampato negli ultimi decenni ai grandi virus di ristrutturazione design (open space e parquet).

fuori foto:

> nella mano destra, libro di F.Pessoa “una sola moltitudine”, con illuminazione, non visibile, sul sentimento della moltitudine, che è simile e speculare alla solitudine, e colpisce i misantropi costretti alla compagnia umana.

(photo Riganti)

 

 

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