i vandali e la badante

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vescovado

storia vera

per tutto l’inverno la badante accudisce a domicilio un anziano con difficoltà di deambulazione che vive in una villetta in collina

all’interno di un complesso abbastanza esclusivo, che un tempo era un castello e residenza del vescovo, da cui il nome (Vescovado di Gavarno),

Un bel giorno di primavera finalmente la badante e l’anziano, disponendo di un’autovettura gentilmente prestata, per la prima volta escono insieme,

vanno in paese a fare la spesa, e fanno un giro nei dintorni, per osservare i cambiamenti degli ultimi anni.

Quando rientrano nel residence anche loro si sentono dei privilegiati, potendo accedere nella via privata protetta dall’impianto di video-sorveglianza

e parcheggiare nello “spazio riservato ai proprietari”.

Dopo aver accudito l’anziano, la badante come ogni sera gli augura la buonanotte e ritorna a casa,

ma questa volta non in autobus o in scooter, questa volta ha l’auto!

La piccola utilitaria che le hanno prestato fa un po’ compassione in mezzo alle grandi berline lussuose dei “proprietari”.

Quando posa la mano sulla maniglia della portiera, le resta in mano,

e con grande spavento si accorge che la maniglia è stata divelta, spezzata, e poi messa al contrario nella sua sede.

Immediatamente ha la certezza che questo atto di vandalismo sia stato commesso ai suoi danni non da un teppista, non da un balordo, non da un ladro

(impossibile che simili soggetti giungano sino al castello, tanto è “protetto”)

ma da uno dei “proprietari” benestanti, da un vicino di casa dell’anziano che lei accudisce, proprio per dissuaderla dal parcheggiare in quegli spazi.

Al centro del cortile dell’ex-castello, alza gli occhi alle finestre dei piani superiori,

e percepisce nettamente la presenza di chi ha fatto questo dietro le persiane chiuse.

Dunque, pensa la badante, i primi vandali sono loro, quelli che mettono le telecamere per difendersi dai vandali,

e non vogliono vedere in giro l’utilitaria della badante

perchè hanno il terrore di diventare vecchi, vecchi e poveri,

dal momento che hanno venduto l’anima al diavolo per la macchina nuova,

proprio come dice la pubblicità Mercedes,

e tutto il coraggio, il talento e il carisma che gli è rimasto

è quello di fare dispetti odiosi al proprio vicino.

Vorrebbe urlare, andare a suonare tutti i campanelli,

a chiedere chi ha fatto questo, perché, chi ha visto,

andare a sporgere denuncia, chiedere i filmati delle telecamere,

ma naturalmente non fa niente di tutto questo,

entra in macchina dall’altra parte, si mette alla guida,

se ne torna a casa e pensa che in fondo c’è una cosa bella

che si può fare in macchina da soli: piangere.

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