a pensar male

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sul Corriere – Bergamo di oggi la notizia che la Procura ha riaperto l’indagine sul piano integrato di via autostrada (già ecomostro taglia skyline):  si legga il post “neosituazionista” da me pubblicato a suo tempo sul blog bamboostudio (e quindi rimosso) dove mi immaginavo un editoriale scritto da Giulio Andreotti sul tema:

Se la città più bella del mondo(definizione di Le Corbusier) decide di cancellare il suo biglietto da visita, lo splendido profilo di città alta (o skyline come si dice oggi) che da 500 anni accoglie chiunque con lo stupore della bellezza, per mettere al suo posto un casermone di nuova edificazione, con hotel e supermercato – ovvero la banalità della bruttezza – questo significa sic et simpliciter che tutti i soggetti coinvolti in questa scelta, costruttori, architetti, amministratori, mezzi d’informazione, si qualificano come culturalmente e politicamente indegni dei propri avi, che per secoli hanno conservato e curato la città come un gioiello d’arte e architettura.

E dopo essermi documentato, dico che non solo sono indegni, ma sono in malafede, o ancora peggioincoscienti e intendo dimostrarlo. A pensare male, con internet, si fa bene e presto: ai miei tempi per ottenere certe informazioni e avere un quadro d’una vicenda, dovevo impiegare mesi e mobilitare i servizi segreti; oggi, in poche ore, ho ricostruito il quadro di riferimento che ora illustrerò.

Per cominciare, i mezzi d’informazione, e L’Eco di Bergamo su tutti: scatenando solo ora, a cose fatte, lo scandalo, vengono meno alla missione del giornalismo, che è quella di indagare e scoprire le malefatte in anteprima e non già a cose fatte.

Inoltre, leggendo tutto quanto pubblicato, mi viene da pensare (male) che c’è qualcosa di strano, giornalisticamente, nel montare un attacco a un’iniziativa immobiliare, senza nulla dire né indagare sull’identità di questo costruttore d’ecomostri:

è vero che hanno pubblicato il nome dell’impresa e dell’imprenditore, bergamasco, ma non hanno aggiunto una virgola, e giacché questa ditta, Bruman’s, nessuno la conosce o riconosce, come sarebbe con Percassi, Ferretti o Gabetti, e visto che questo imprenditore, Bruno Scarpellini, non è Caltagirone, non è Ligresti, e non è nemmeno Ricucci, era primo dovere dei media svolgere ricerche e informare:

che cos’è la Bruman’s, chi è Bruno Scarpellini, qual è la sua storia d’impresa: dal momento che il soprintendente arch. Napoleone sulle colonne de l’Eco dichiara che l’unica speranza a questo punto è un gesto nobile del costruttore, mi sembra il minimo andare a verificare se questo Scarpellini non sia magari un nuovo mecenate come il conte Giacomo Carrara, o addirittura come mi auguro un uomo di Chiesa credente e osservante, o anche un imprenditore illuminato alla maniera di Adriano Olivetti…

* * *

E dunque, trovando del tutto insufficienti le informazioni a mezzo stampa, inizio la mia indagine on line, vado su Google, e a nome Bruman’s non si trova niente, né un sito, né una mail, una società fantasma, almeno sul web: dunque riparto dall’indirizzo di questa Bruman’s, una via di Pedrengo, e lo incrocio con una ricerca su Bruno Scarpellini, che risulta titolare di un’impresa di produzione e distribuzione liquori, Dilmoor o DLM, con sede a Pedrengo, allo stesso indirizzo della Bruman’s costruzioni:

e in questo modo ho la prima notizia, il costruttore dell’ecomostro è un produttore e distributore di distillati e liquori: e fin qui niente di male.

Ma dopo una visita al sito della Dilmoor, con tanto di catologo prodotti on line,  resto profondamente sconcertato, poiché questa Dilmoor produce un whisky di nome Macaulay, spaventosamente simile, all’aspetto, al noto Macallan; e un Rum Jamaican con l’etichetta col bollo rosso su fondo scuro, che pare proprio il noto Rum Havana; e un Golden Barry Gin con etichetta gialla e rossa simil Gordon’s Dry Gin; e una crema Whisky di nome Beautiful che riporta in etichetta il disegno di una valle verde che ricorda fin troppo la nota etichetta Bailey’s; e un Amaretto con bottiglia ed etichetta pseudo Saronno; e una Sambuca perfino con la grande capital letter rossa come la nota Molinari; e potrei continuare, non manca nulla, la grappa, la vodka, la tequila, il bitter tipo Campari…

certamente si tratterà di prodotti conformi alla normativa sul copyright, probabilmente in maniera cavillosa, per questioni di millimetri e pixel, d’altra parte l’azienda ha (ovvero: esibisce, ma così fan tutti) tutte le certificazioni di qualità, e immagino che lo Scotch Whisky sia distillato in Scozia come la legge impone (per quanto i nomi delle distillerie William Macfarland e Frank Mcnaoughty sembrino di fantasia, e in rete non vi sia traccia della loro esistenza) ma resta il fatto che, a pensar male, tutti questi distillati, che per nome, carattere, grafica e colori dell’etichetta si spacciano per i ben più noti prodotti autentici, sembrano volutamente ideati per trarre in inganno il consumatore sprovveduto, e dunque sono prodotti in astuta malafede per essere venduti a consumatori incoscienti….

ecco dunque una seconda e semplice verità-informazione: il costruttore del turpe edificio che deturpa l’immagine di Bergamo non è un produttore virtuoso di liquori autentici del proprio territorio, non ha valorizzato la vera grappa bergamasca o l’ottimo amaro che producono certi frati nelle valli, no, è uno spacciatore industriale di liquori-imitazione di tutti i continenti, dalla Scozia al Messico, e in questo somiglia a quei furbetti che in Russia o in America producono porcherie come il formaggio Grand Paddan o il Chianty italian red wine. Per persone come me, che agiscono in base a criteri morali (ridete pure) questo imprenditore mi pare che agisca in modo immorale.

Questo fatto,  questa notizia, a pensare male è certamente nota ai giornalisti de L’Eco di Bergamo, eppure non pubblicano due righe sul genere d’impresa e d’imprenditore da cui nasce l’ecomostro, come sarebbe doveroso quando si fa una campagna d’opinione.

Dunque il costruttore, il sig Bruno Scarpellini, ha fatto fortuna con distillati-liquori che nonostante le certificazioni legali noi certifichiamo senza dubbio come moralmente scorretti, e pertanto, sempre ragionando da vecchio cattolico bigotto, sono portato a pensare male del suddetto, e tanto per togliermi lo sfizio, faccio una ricerca giudiziaria on line a suo nome, qualcosa che chiunque può fare, e in breve scopro che il nostro non è del tutto nuovo a quegli ambienti immobiliari e finanziari-immobiliari che non sempre agiscono con specchiata moralità: a titolo d’esempio, riporto tre notizie dal web, scelte in siti affidabili e istituzionali (non da Blog sovversivi e faziosi come quello per cui sto scrivendo ora…):

1) dall’archivio di Repubblica.it: Il mutuo era facile ma con tassi da usura I titoli di credito venivano girati poi a Bruno Scarpellini (pure lui imputato) che provvedeva all’incasso sui suoi conti.

2) Comando Provinciale di Milano CC, indagine Infinito, deposizione di Fabio Lonati, vittima di usura:

ho iniziato a rivolgermi ad alcuni imprenditori per ottenere denaro in prestito. Tra questi vi è stato BRUNO SCARPELLINI che ha una impresa che si chiama DILMOOR DOMANDA: Lei puo’ indicarci le persone che le hanno prestato i soldi? RISPOSTA: SCARPELLINI Bruno, NOVELLA Alessio, PONZONE Antonio, MANCUSO Luigi, FILIPPELLI Nicodemo, ZOCCHI Fabio BELOTTI Giuseppe”.

3)  Tribunale di Milano, uff. indagini preliminari, indagine Infinito, ordinanza di applicazione di misura coercitiva, con mandato di cattura:

…… La certezza di Filippelli in ordine al buon esito dell’operazione …… ha organizzato la cena a sostegno della elezione di Valle Leonardo (nato a …… Ha ottenuto denaro altresì da “SCARPELLINI Bruno, PONZONE Antonio, MANCUSO Luigi)

A pensar male, ma anche solo a guardar bene, i nomi che vengono accostati allo Scarpellini sono nomi noti, e non per opere di bene o gesti di beneficenza: sono nomi in questi mesi alla sbarra a Milano al maxi processo alla ndrangheta in Lombardia:

Novella è il figlio del boss ucciso l’anno scorso a Vittore Olone (omicidio Novella). Valle è il giovane rampollo del noto boss don Ciccio, vanta precedenti per estorsione e usura, eppure è stato candidato nella lista di centrosinistra a Cologno Monzese, grazie alla raccomandazione di un uomo di Penati (l’assessore provinciale alla moda!)…

A questo punto, cominciamo a scuotere la testa, e ritorniamo al sito de l’Eco di Bergamo, e inseriamo una ricerca a nome Bruno Scarpellini nell’archivio della cronaca:

lo ritroviamo in un fatto di cronaca nera:

Eco di Bg, maggio 2009: minuti di terrore in una villa nella serata del 7 maggio, dove quattro malviventi con volto coperto e armati di pistola hanno immobilizzato e chiuso in una stanza la famiglia dell’imprenditore Bruno Scarpellini. La banda è riuscita a scappare con un bottino di 250 mila euro complessivi […] più 50 orologi d’oro, collezionati dal padrone di casa. La fuga è avvenuta su due auto rubate nel garage della villa: un’Audi A8 e una Golf.

A pensar male, 50 orologi d’oro sono una tipica collezioni di pegni d’usura…

A pensar male, ma proprio male, considerando la date della rapina, maggio 2009, e la data dell’approvazione definiva dell’ecomostro, giugno 2009, per opera della giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Bruni (che ha fatto la campagna regionale in appoggio a Penati…) e incuriositi dal fatto che l’approvazione è stata firmata giusto il giorno prima di quelle stesse elezioni 2009 che, oggi lo sappiamo, videro il tentativo della ndrangheta di infiltrarsi in Lombardia  …

si potrebbe, pensando davvero malissimo, e del tutto dietrologicamente, ipotizzare un qualche nesso tra la concessione all’ultimo minuto del permesso edilizio, e una eventuale tangente o finanziamento elettorale alla lista Bruni… e magari proprio con quei denari (quegli orologi) rapinati al nostro, che immaginiamo fosse anche assicurato…

E’ chiaro che queste supposizioni sono solo fantasie di un vecchio malpensante, investigatore dilettante e lettore di gialli, che per una volta si diverte a fare con uno sconosciuto quello che milioni di italiani hanno sempre fatto con me (pensar male…) e tuttavia questi scenari somigliano a vicende già viste, e nondimeno i fatti ci so

no, i verbali, i nomi ci sono, e sarebbe stata comunque pertinenza dei mezzi d’informazione puntare i riflettori sul sig. Scarpellini, che anche senza pensar male risulta in odore di usura e finanziamento a malavitosi con legami nell’ambiente del Pd lombardo:

guardacaso, sarà proprio un caso, il cliente finale dell’ecomostro  è la Coop.

Dunque, a pensar male, queste cose che io, un novantenne, scopro in due ore in rete, cose che i cittadini non conoscono, sono verosimilmente fatti noti a tutti coloro che in questa vicenda hanno fatto dichiarazioni di facciata (architetti, costruttori, immobiliaristi, politici) talmente insignificanti da adombrare in me il sospetto della malafede, e spingermi a indagare:

in primis, indagherei a fondo sugli  amministratori pubblici che hanno autorizzato questo scempio in quel famoso ultimo giorno della giunta Bruni, quando vennero dati i permessi, con l’autorizzazione a superare l’altezza prevista dal piano regolatore, in particolare l’assessore ai lavori pubblici, Valter Grossi, che oggi giustifica l’operato dei suoi tecnici spiegando che l’attenzione fu posta soprattutto alle opere di bene, un asilo e una strada, contestuali al progetto, e alle volumetrie, trascurando le altezze (!):  a pensar male, questo assessore, insieme al sindaco e ai tecnici, è in mala fede, o incosciente.

Quindil’ordine degli architetti, che per bocca del suo presidente, Paolo Belloni, oggi coraggiosamente dichiara: “E’ un caso che ha avuto troppa enfasi” e l’Associazione Costruttori, che per bocca del suo presidente, Ottorino Bettineschi, oggi maldestramente dichiara “Quando ci si trova di fronte a casi simili individuare il colpevole è molto difficile, perché la colpa è un po’ di tutti, in questo caso particolare, credo che la causa sia da ricercare nelle lungaggini burocratiche”. Sono dichiarazioni che si qualificano da sé, e qualificano chi le ha rese: a pensar male, gente in malafede o incosciente.

Peggio di loro, i rappresentanti degli immobiliaristi, Gianfederico Belotti e Antonello Pagani, che dichiarano “è vero che l’opera taglia la vista di città alta a chi viene dall’autostrada, ma in compenso ne regala una eccezionale a chi nel nuovo complesso abiterà o alloggerà”. Impresentabili.

Non dimentichiamo i comitati di quartiere, due, in lotta tra loro, sostenuti dalle diverse parti politiche, che oggi dichiarano “ormai è tardi, adesso il quartiere ha bisogno di tranquillità”: a pensar male, sono anch’essi in malafede, o incoscienti (sappiamo bene che in occasione di grandi iniziative immobiliari è previsto un budget per “sedare” i comitati di quartiere).

In posizione d’onore, cito il progettista, Bertasa, che nel 2008 dichiarava pubblicamente “il progetto è attento, grazie alla realizzazione della superficie monopiano centrale, a non precludere la vista sulla Città Alta”: visti i risultati sotto gli occhi di tutti, a pensar male, è anch’egli in malafede, o peggio incosciente.

Infine il soprintendente ai beni architettonici e paesaggisticiarch. Napoleone, che incredibilmente dichiara, dopo aver precisato di non essere stato interpellato, che a questo punto l’unica soluzione possibile è un gesto di generosità da parte del proprietario, che mi dicono bergamasco, e si guadagnerebbe la gratitudine dei suoi concittadini.

Napoleone! Si svegli, porti rispetto quantomeno al suo nome, e prima di supplicare generosità a un immobiliarista, si guardi allo specchio, e si ripeta quale è la sua carica, e il suo compito: tutelare i beni architettonici e paesaggistici!

Il senso dello Stato è precipitato davvero in basso se un sovrintendente chiede un gesto di generosità a un costruttore-distillatore (forse usuraio e forse colluso alla ndrangheta) che con la sua palazzina oscura il biglietto da visita di una città d’arte di primaria rilevanza:

a meno che, pensando di male in peggio, questa richiesta di generosità sia un messaggio in codice allo Scarpellini, ad estendere la sua generosità al soprintendente…

A pensar male, su questa vicenda L’Eco di Bergamo ha fatto molto rumore per nulla: poiché di fatto a fronte di tutto lo sdegno raccolto, il messaggio di rimbalzo è sempre stato questo: non si può fare niente, non è colpa di nessuno…

inspiegabilmente hanno pompato lo sdegno, ma col freno a mano tirato, senza fare nomi né andare in fondo ai sospetti (perché è chiaro che questa vicenda è sospetta!):

e questo atteggiamento mi viene confermato da un’altra piccola scoperta che faccio leggendo le centinaia di commenti dei cittadini su l’Eco di Bergamo, si tratta di un commento piuttosto manzoniano:

Forse è tardi per insorgere, non per alzare la voce. 
Claudio Calzana.

Ora, questo cittadino che invita ad alzare la voce (ma a non insorgere!) non è un cittadino qualsiasi, basta fare una ricerca a suo nome e si scopre che si tratta del direttore marketing editoriale del gruppo Eco di Bergamo, qui camuffato da lettore, che di fatto rivela esattamente l’obiettivo della campagna d’opinione de L’Eco: una dimostrazione di potere della testata, o del gruppo, di forza mediatica e capacità di costruzione del consenso, in grado di pompare l’opinione pubblica (ma anche di sgonfiarla!), dunque un partner ideale, o un attore da considerare, per ogni lobby o forza politica…

Dopo qualche giorno glorioso, infatti, ecco il titolo che conclude l’operazione “alzare la voce”: “Ormai la gente è rassegnata” e la perfetta chiusa del discorso messa in bocca a un anziano residente del quartiere: “Purtroppo quello che è fatto è fatto, chi lo farà demolire adesso? Nessuno”

Improvvisamente mi sembra di essere tornato nella Bergamo contadina di fine Ottocento, tutta accettazione e rassegnazione.

Ma come? Che messaggio d’acquiescenza sociale è mai questo?

E’ per questa via che venne il fascismo, cari amici de L’Eco di Bergamo: ve lo dice un vecchio democristiano. Viviamo ancora in un paese a sovranità popolare!

Tutto può essere cambiato! Il Popolo è sovrano! E i colpevoli vanno perseguiti e puniti!

Se al posto del simpatico Bruni, con quella faccia onesta di uomo intelligente ed affascinante, ci fossi stato io, con il mio aspetto di Belzebù oscuro, avreste già aperto almeno tre inchieste, cari bergamaschi!

I fatti sono semplici, gli amministratori di  Bergamo, a prescindere dal sig Scarpellini e dai suoi liquori (c’è anche l’ipotesi che li abbia fatti bere, da non sottovalutare) sono riusciti in tre anni e in tre mosse a rovinare il patrimonio artistico-architettonico della loro città:

e mi piace ricordarle agli amici de L’Eco, a volte un po’ distratti:

2008: dimenticato il monito di Le Corbusier (“non si deve toccare una pietra, sarebbe un delitto, e assolutamente tenere le auto fuori da città alta) costruzione abortita di un parcheggio mostro sotto la Rocca, con abbattimento degli alberi piantati in memoria dei caduti e distruzione del parco faunistico, ma soprattutto con una ignoranza geologica tale da causare una frana con pericolo di crollo totale della Rocca stessa, che stava lì solidissima dal 1300, costruita dall’imperatore. Colpevoli: nessuno. Ne parla: nessuno.

2009: col pretesto di ammodernare  l’Accademia Carrara (gli impianti, l’allestimento, la bookshop, il bar, un maquillage da sei anni di lavori! Una barzelletta! Se un intervento di ammodernamento dura sei anni, è già vecchio!), edificio solidissimo, dove i preziosi capolavori – raccolti e donati alla città da uomini nobili di nome e di fatto – stavano benissimo da centinaia di anni, ecco l’assurda iniziativa di mandare in tournee nel mondo tavole delicatissime (Il Louvre non sposta la Gioconda per nessun motivo!) col risultato, che si è tentato di tenere nascosto al pubblico, di danni irreversibili a quattro capolavori, tra cui un Bellini e un Tiziano, danni riportati non già nelle traversate oltreoceano, ma nello spostamento dalla Cararra al Palazzo della Ragione, in locali con temperatura e umidità tali che in pochi giorni hanno prodotto il restringimento delle tavole, la fessurazione e il distacco del manto pittorico. Colpevoli: nessuno. Ne parla: nessuno.

2010: al via i lavori dell’ecomostro di via autostrada, e quando lo scheletro arriva al sesto piano ci si rende conto che l’invito, il biglietto da visita della città, il profilo di città alta, è perduto e nascosto dall’obbrobrio.

Ne parlano tutti. E cosa dicono?

Non è colpa di nessuno!Non c’è niente da fare!E’ colpa della burocrazia!

Ma la burocrazia siete voi, proprio voi, cari amministratori e presidenti spocchiosi!

La colpa non è “di nessuno”, bensì, al contrario, di tutti voi! Quantomeno, state zitti.

Maria Antonietta è stata decapitata per molto meno!

Il popolo a un certo punto non sopporta più di essere preso in giro da chi dovrebbe fare il bene pubblico, e si rende invece colpevole di disastri, senza ammetterli nemmeno di fronte all’evidenza!

Intanto, inconsapevole e in buona fede, il Comune di Bergamo sta vagliando in questi giorni l’ipotesi d’introdurre una nuova tassa: «L’importo potrebbe oscillare tra i 2 e i 5 euro e graverebbe sui pernottamenti in albergo e nelle altre strutture d’accoglienza»  ha spiegato l’assessore al bilancio.

E’ la tassa di soggiorno, iniziativa geniale di promozione turistica: deturpata la Rocca, chiusa l’Accademia Carrara e perduto lo skyline, ovvero le tre principali attrazioni artistico-architettoniche, è probabile che verranno da tutto il mondo a vedere che faccia abbiano questi bergamaschi capaci di scelte tanto originali.

L’assessore comunque ha voluto precisare: non graverebbe in alcun modo sui cittadini.

Una precisazione che ha qualcosa di comico, ed è pure imprecisa: può accadere infatti che un cittadino, perfino un assessore o un presidente, si ritrovi nella necessità di rifugiarsi in un albergo della propria città: ad esempio quando si ritrova una folla inferocita che lo aspetta sotto casa.

con simpatia, Giulio Andreotti

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