aldilà dell’amicizia

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S.giulia

Ti è simpatico a pelle. Quando lo incontri gli escono e ti escono cazzate a raffica su donne, soldi, sesso. Le cose importanti della vita.

Ci sono amici di amici che non sono propriamente tuoi amici, li vedi casualmente, sporadicamente, ma con i quali sei subito in libera sintonia, con quella complicità e leggerezza che con i tuoi amici-amici non hai più, per troppi vincoli.

Parliamo di questo giovane uomo molto sportivo e molto giramondo – tutto il contrario di te – faccia e voce da attore, molto comunicativo, probabilmente uno che piace molto alle donne, un privilegiato.

Da ragazzino l’avresti detestato e invidiato, da adulto ti è piaciuto a prima vista. Libertario, ipersensibile, acuto e ingenuo. Punte di snobismo, di iper-consapevolezza e autodenigrazione. Senso del grottesco, autoironia, momenti di grande affabulazione.  Impressioni riduttive, del tutto superficiali, o personali.

La notizia arriva sporca, incomprensibile, come una bomba che esplode in frammenti di verità parziali, da interpretare. L’hanno trovato morto nel suo letto. Stava facendo una cura.

Cerchi on line, vai su facebook, nei social: c’è tutto sulla sua vita, ma niente sulla sua morte. Ti tocca comprare il bugiardino. Sul giornale si invita a non mandare fiori, ma donazioni all’oncologia. Dunque, era malato?

No, l’oncologia non c’entra niente. Non l’hanno trovato morto nel suo letto. Si era chiuso in garage. Niente autopsia.

Raramente si ha il coraggio di dichiarare apertamente la tragedia delle tragedie.

Così ti ritrovi sul sagrato di una chiesa della città, dove magari eri stato una volta, a un matrimonio. Una giornata bellissima, luminosa, un cielo nitido. Cinquecento persone.

Ti stupisci che oltre agli amici del tuo giro avesse molti altri amici di altri giri, che bene o male a ben vedere conosci tutti, come  è normale quando hai una certa età, in una piccola città. Vedi gente che non vedevi da anni, scambi un muto cenno di saluto.

Arriva il carro funebre, si entra in chiesa. Il prete comincia parlando di libertà, poi parla di perdono, e allora ognuno trae le sue conclusioni.

Alla fine sono state le parole del prete a darti la notizia. Altre volte in chiesa hai provato forte disagio per l’esibita ipocrisia cattolica. Ti togli la vita perché non reggi più l’ipocrisia che hai intorno, o dentro. Ma nemmeno il tuo ultimo gesto sfugge al dominio dell’ipocrisia, la tua scelta è taciuta, negata, rimossa.

Invece, stavolta, sentire il prete parlare di libertà è stato quasi confortante.

E su questa parola venuta dal pulpito, tutti hanno cominciato a viaggiare in flash back. Quella volta che. Vengono in mente scene, ricordi, nottate, risate, sbronze, traslochi, pomeriggi di cazzeggio.

Finita la messa, lo portano fuori, vedi passare la bara.

Esci dalla chiesa, devi tornare al lavoro. La giornata è davvero bellissima. Pensi anche gli altri amici che hai perso in questi anni. Ti accorgi che la lista comincia ad essere lunga.

Prima di tornare in ufficio, entri in una bar a bere un caffè. E di nuovo ti capita sottomano il giornale. Eccolo lì, con gli occhiali da sole e i capelli arruffati, 40 anni, e nient’altro. Quello spazio bianco, senza parole, è una condanna. Accanto a lui è c’è chi “si è spento” o “ha raggiunto la casa del signore”.

Ripensi alle parole del prete. Forse la chiesa sta cambiando più rapidamente dei suoi mezzi d’informazione. Dovremmo poter leggere “si è tolto la vita”, con tutto il peso che comporta. Parliamo di rispettare le ultime volontà di chi muore, ma non rispettiamo mai chi ha come ultima volontà quella di morire.

Rivedi la foto del suo profilo facebook, lui che surfa splendido sull’onda perfetta, e come in una visione, vedi arrivare l’onda buona, rivoluzionaria, francescana, è un’onda che solleva tutti, anche i suicidi, anche il nostro amico, è nostra sorella acqua.

I morti non muoiono quando discendono nella terra, ma quando vengono dimenticati.

Mentire, non dire, è più facile, ma è già dimenticare. Si può ricordare solo se si ha il coraggio della verità. Ci sono verità che fanno molto male, che non si possono capire né accettare, ma soltanto affrontare e combattere ogni giorno.

Esci dal bar. Stai per entrare in ufficio, e lo senti che ti cammina a fianco. Gli dici subito che sei incazzato nero, di umore nero, hai buttato via due ore per andare al suo funerale e adesso hai 19 rotture di coglioni da risolvere.

Tranquillo, ti dice, non ti incazzare, ti dò io una mano. Entra con te in ufficio, dice la cazzata, e poi si mette a lavorare.  Due ore dopo uscite insieme dall’ufficio.

Era lunedì sera. Quella è stata l’ultima volta che l’hai visto. Era appena morto, ma stava bene.

 

ego sum pastor bonus et cognosco meas

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Reportage sulla dura vita di un pastore di pecore in Lombardia nel 2012

Candido Rossi, 45 anni, pastore di Casnigo, si è ucciso nei giorni scorsi.

Piero Annoni, autore della foto, in primavera scriveva:

La conduzione di un gregge non è mai stata tanto ricca di difficoltà, ostacoli ed imprevisti come mi racconta Candido Rossi, un pastore nativo di Casnigo ancora innamorato del suo lavoro nonostante tutti gli ostacoli posti dalla continua urbanizzazione ma pure da una miope quanto aggressiva burocrazia.

Oggi oltre alle preoccupazioni di sempre nel condurre e gestire un gregge, curarne la salute, trovare acquirenti, gestire gli occasionali aiutanti ve ne è una nuova, quotidiana, sempre più difficile da gestire: la ricerca di un appezzamento per nutrire le bestie.

Ogni giorno infatti il pastore deve lasciare il gregge alla ricerca di quei prati che non troverà più, occupati da nuovi edifici industriali, villette a schiera, strade e superstrade, svincoli e rotatorie. 

Uno stato d’ansia continuo che non ti aspetteresti certo di intravvedere tra le rughe di un uomo che conduce una vita sana, semplice, essenziale.

Cinque anni fa, sul sito degli alpini, c’era questa nota:

Il gregge di proprietà di Rossi Candido di Casnigo dovrebbe intervenire nella zona di Gandino come gli anni scorsi. Impiegate in alcune aree “a rischio” della bassa Valseriana, le “pecore antincendio” hanno contribuito negli anni a ridurre notevolmente il numero degli incendi che, in precedenza, si sviluppavano numerosi e che determinavano la percorrenza del fuoco, anno dopo anno, delle stesse superfici (mettendo anche in pericolo la stabilità stessa del suolo oltre che creando pericoli per la transitabilità delle vie di comunicazione con alcuni centri).

Oltre al numero di incendi è molto diminuita anche l’area interessata perché la rimozione della biomassa combustibile in alcune fasce “strategiche” (es. crinali)  fa si che si riduca, anche in presenza di vento, la propagazione del fuoco.

In questi anni le pecore hanno efficacemente contribuito anche al mantenimento della biodiversità e alla qualità e fruibilità del paesaggio.

A causa delle sempre meno risorse disponibili, la Comunità Montana Valseriana è riuscita a raggranellare solo il 50% della somma che gli altri anni riusciva ad erogare ad indennizzo delle perdite che subisce il pastore pascolando in zone così difficili come quelle dove si esplica il “pascolo di servizio” anti-incendio boschivo, spesso ripide e con scarsità di punti d’abbeverata.

Spiace constatare come iniziative efficaci per la cura del territorio, la protezione e il miglioramento ambientale si debbano confrontare con gravi difficoltà di finanziamento mentre si spendono centinaia di migliaia di euro per ….

Altro in rete su Candido Rossi non si trova.

Notizie sui suicidi, come è noto, su L’Eco di Bergamo non sono ammesse.

Sul manifesto delle affissioni funebri che comunica decesso e funerale è riportata una della tipiche “frasi ambigue” che gli “uffici stampa” della curia usano per far capire in modo ipocrita che si tratta di suicidio, senza dirlo: preghiamo perchè possa essere ammesso in paradiso.

A questa ipocrisia, e a conforto dei credenti e delle persone che lo conoscevano, rispondiamo con le parole del Vangelo di Giovanni:

IO SONO IL BUON PASTORE – IO SONO LA PORTA PER LE PECORE – CHI PASSERA’ DA QUESTA PORTA SARA’ SALVATO – POTRA’ ENTRARE E USCIRE E TROVARE VERDI PASCOLI

IL PADRE MI AMA PERCHE’ SACRIFICO LA MIA VITA – HO IL DIRITTO DI OFFRIRLA E RIPRENDERLA COME MI PARE – IL PADRE STESSO MI HA DATO QUESTO ORDINE

IN UN ALTRO OVILE HO ALTRE PECORE DA GUIDARE –

Vangelo di Giovanni, X, 1-21 (qui sotto, vulgata ufficiale vaticana e traduzione)

1 “ Amen, amen dico vobis: Qui non intrat per ostium in ovile ovium, sed ascendit aliunde, ille fur est et latro; 
2 qui autem intrat per ostium, pastor est ovium. 
3 Huic ostiarius aperit, et oves vocem eius audiunt, et proprias oves vocat nominatim et educit eas. 
4 Cum proprias omnes emiserit, ante eas vadit, et oves illum sequuntur, quia sciunt vocem eius; 
5 alienum autem non sequentur, sed fugient ab eo, quia non noverunt vocem alienorum ”. 
6 Hoc proverbium dixit eis Iesus; illi autem non cognoverunt quid esset, quod loquebatur eis.
7 Dixit ergo iterum Iesus: “ Amen, amen dico vobis: Ego sum ostium ovium. 
8 Omnes, quotquot venerunt ante me, fures sunt et latrones, sed non audierunt eos oves. 
9 Ego sum ostium; per me, si quis introierit, salvabitur et ingredietur et egredietur et pascua inveniet. 
10 Fur non venit, nisi ut furetur et mactet et perdat; ego veni, ut vitam habeant et abundantius habeant. 
11 Ego sum pastor bonus; bonus pastor animam suam ponit pro ovibus; 
12 mercennarius et, qui non est pastor, cuius non sunt oves propriae, videt lupum venientem et dimittit oves et fugit — et lupus rapit eas et dispergit — 
13 quia mercennarius est et non pertinet ad eum de ovibus. 
14 Ego sum pastor bonus et cognosco meas, et cognoscunt me meae, 
15 sicut cognoscit me Pater, et ego cognosco Patrem; et animam meam pono pro ovibus. 
16 Et alias oves habeo, quae non sunt ex hoc ovili, et illas oportet me adducere, et vocem meam audient et fient unus grex, unus pastor. 
17 Propterea me Pater diligit, quia ego pono animam meam, ut iterum sumam eam. 
18 Nemo tollit eam a me, sed ego pono eam a meipso. Potestatem habeo ponendi eam et potestatem habeo iterum sumendi eam. Hoc mandatum accepi a Patre meo ”.
19 Dissensio iterum facta est inter Iudaeos propter sermones hos. 
20 Dicebant autem multi ex ipsis: “ Daemonium habet et insanit! Quid eum auditis? ”. 
21 Alii dicebant: “ Haec verba non sunt daemonium habentis! Numquid daemonium potest caecorum oculos aperire? ”.

1« Chi non entra attraverso la porta dell’ovile, ma cerca d’intrufolarsi ad ogni costo, scavalcando il recinto, è un ladro. Il pastore, invece, entra per la porta. Il custode gli apre, le pecore sentono la sua voce e gli si avvicinano; egli le chiama per nome e le porta fuori. Le fa uscire tutte dall’ovile e cammina davanti a loro. Le pecore lo seguono, perché riconoscono la sua voce. Certamente non seguiranno un estraneo, anzi scapperanno, perché non ne riconoscono la voce ».

Quelli che ascoltavano questa parabola di Gesù, non riuscivano a capirne il significato. Gesù, allora, spiegò: « Per la verità, io sono la porta per le pecore. 8, 9 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono ladri e assassini, ma le pecore non li hanno ascoltati. Proprio così, io sono la porta. Chi passerà da questa porta, sarà salvato. Potrà entrare e uscire e trovare verdi pascoli. 10 Il ladro viene per rubare, ammazzare, distruggere. Io, invece, sono venuto per dar loro la vita in grande abbondanza.

11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore. 12 Un dipendente, quando vede avvicinarsi un lupo, scappa a gambe levate e lascia le pecore indifese. Che gliene importa di loro? Non sono mica sue! Così il lupo assale il gregge, prende alcune pecore, mentre altre scappano. 13 È naturale che il dipendente se la dia a gambe, perché lavora per soldi e quindi le pecore non gli stanno a cuore.

14 Io, invece, sono il buon pastore, conosco le mie pecore e loro mi conoscono, 15 proprio come mio Padre conosce me ed io conosco lui; e per le pecore do la vita. 16 In un altro ovile ho altre pecore da guidare. Anch’esse daranno ascolto alla mia voce, e allora ci sarà un solo gregge con un solo pastore.

17 Il Padre mi ama, perché sacrifico la mia vita, per riprenderla poi di nuovo. 18 Nessuno può togliermela; sono io che la offro di mia iniziativa, perché ho il diritto e il potere di offrirla e riprenderla, quando mi pare. Il Padre stesso mi ha dato questo ordine ».

19 A queste parole, le opinioni dei Giudei sul conto di Gesù furono di nuovo contrastanti. 20 Molti di loro dicevano: « È indemoniato e pazzo, perché lo ascoltate? » 21 Altri invece dicevano: « Non ci sembra proprio indemoniato! Può, forse un demonio aprire gli occhi ai ciechi? »

foto e citazione dal blog di Piero Annoni: http://lasteventphoto.wordpress.com/2012/03/07/greggi-urbani/

 

 

de euro ligato pontificatio

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50p

homo faber olim pontes plures facebat in Europa

homo faber hodie ponti adligatus suicidium committit

suicidium causa euro pecunia non singul suicidium

sed genus excidium melioris iuventutis verum est

euro deficiente pecunia removit homines fabres et iuvenes

et promovit dominos divesque senescentes

ergo pontifico euro pecuniam  removere ab Europa

et homo faber et iuven adiuvati esse non coacti adlegati ponti

ergo Caesari non date quod Caesaris non est

sed iuveni et fabro date quod iuvenis et fabri est

EGO VOS SUM

traducete si vis Leoni XIV verba

in verbis Anglorum, Germanorum, Francorum, Ispanicorum,

Lusitanorum, Belgiorum, Batavorum, Balticorum, Scotorum,

Helvetiorum, Gaelicorum, Pannonicorum, Illiricorum,  Graecorum

et mitette tradocta vestra in commentariis

VOS ESTIS ME

imago by

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