La doppia velocità delle ultime giornate d’agosto

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DuplicdFilare

Risalendo in mountain bike il Serio da Ghisalba a Grassobbio per la sponda occidentale (molto più accidentata e adventures della ciclabile tracciata lungo l’orientale) da qualche parte nei dintorni della Basella di Urgnano infili questo duplice filare con tappeto di foglie e sei in mood rinascimentale: è un attimo convincersi di essere Bartolomeo Colleoni che rientra nei territori della Serenissima dopo aver sbaragliato gli imperiali.

Pochi chilometri prima eri in un altro mondo, guardavi il Serio ma vedevi lo Zambesi e la savana, e ti domandavi dove fossero finiti gli elefanti. Certamente più a sud.

Proseguendo ti ritrovi nella foresta pluviale, senti sparare molto forte e molto vicino. Ti hanno detto che lì c’è il tiro al piattello, ma tu hai paura di essere il soldato Ryan circondato dai vietcong, e continui a pedalare più forte che puoi.

Improvvisamente  sbuchi all’aperto, davanti a una recinzione di filo spinato. L’enorme uccello d’acciaio appare dal nulla, con un boato, e pare volerti schiacciare. Poi leggi le insegne sulla carlinga, e sorridi: è Ryanair che viene a salvarti, soldato.

Osservi l’aereo atterrare, e preghi per quei poveri turisti che per viaggiare sono costretti a fare migliaia di chilometri per mare, per aria e per terra.

In lontananza un elicottero vola basso davanti al sole al tramonto sulla pista BGY: esci da Apocalipse Now, superi il canile, rientri sull’asfalto urbano e in pochi minuti sei a casa.

Stai sveglio la notte, leggi un giallo dietro l’altro, dormi la mattina. Nel primo pomeriggio fai finta di lavorare, provi a lavorare, ma presto rinunci. Ti godi l’accidia e la noia, finché senti un richiamo indefinito ad  uscire.

Prendi la bici, vai a zonzo. Parli senza motivo con persone che non conosci, osservi cose che non avevi mai notato, cerchi un varco nelle strade a fondo chiuso, e ti capitano cose curiose.

Le stesse cose che facevi d’estate a dodici anni. Ogni giornata pare infinita, ma il mese vola via in un attimo.

donne sul piedistallo

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z-suffraggette

L’invito-evento fb dal titolo “Muti… e rassegnati. Il silenzio degli uomini” parlava di “uno spettacolo teatrale seguito da una conferenza esperienziale” con psicologa e regista (donna).

Nella presentazione si dice: “Gli uomini di oggi sono muti” “Persino i più colti sono poco inclini all’interrogazione su di Sé e incapaci di avere un pensiero sulle relazioni e una visione del proprio mondo interiore” “Questo silenzio degli uomini è spesso l’anticamera di una sessualità che può essere compulsiva, estranea a se stessa, separata dai legami, ignara dell’altrui desiderio.” “L’afasia del maschio contemporaneo sembra essere alla base di moltissime problematiche nella relazioni affettive, con i partner e i figli, ed in particolare nelle situazioni più drammatiche di violenza domestica.”

“Due donne, una regista e una psicologa, per strade diverse hanno iniziato una ricerca spinte proprio dal desiderio di esplorare l’interiorità maschile, la prima attraverso un progetto teatrale e la seconda attraverso la conduzione di cerchi di parola per soli uomini.”

Decido di rispondere a questo invito con un commento.  Prima sorpresa, appena digito “pubblica”, compare una scritta con “il tuo commento deve essere approvato dall’amministratore”. Non mi piace. Mi inviti a un evento, mi inviti a commentare, mi inviti a prender parte alla discussione, e dopo che mi sono espresso mi dici che serve la tua approvazione? Dopo due ore seconda sorpresa: il mio commento è stato approvato. Dopo tre ore terza sorpresa: il mio commento è sparito.

Sempre molto umiliante, maschio o femmina che sia, essere censurati.

Ad ogni modo il commento col quale rispondevo all’invito, era questo:

“Grazie dell’invito, ma da quello che leggo – a cominciare dal titolo – vedo una concezione superata del maschio, forse stai parlando del maschio antico, non hai visto la rivoluzione (o devoluzione) del maschio debole: il problema non è il silenzio del maschio, il nuovo maschio parla e straparla anche di sentimenti…

il problema è il fallimento del femminismo, che davvero poteva cambiare il mondo, e invece si è adeguato a una specie di maschilismo femminile furbo e consumista…

il tema della questione maschile è molto interessante, ma non con quei presupposti d’altri tempi… la violenza non viene dal maschio antico, ma dalle nuove tecnologie di comunicazione…

c’è bisogno di un nuovo maschilismo con accezione positiva, in grado di promuovere un nuovo maschio con i valori sia del maschio antico (sicurezza) che del maschio debole (capacità di comunicare) senza i difetti dell’uno e dell’altro…

e poi, sorella, sii sincera, quel titolo “muti, rassegnati, il silenzio degli uomini”… come avresti visto una serata dove gli uomini pretendono di parlare dei problemi delle donne con un titolo come: “isteriche, depresse, il rumore delle donne”. Offensivo, no?

 

 

3 fiumi, 2 amici, 1 risposta

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3fiumi2amici Ferragosto in bici con un amico in quell’angolo dimenticato di Lombardia dove il Serio, l’Adda e il Po confluiscono l’uno nell’altro. 20 km di ciclabile, e non incontriamo nessuno. Ci fermiamo in un posto fantastico. Pace assoluta. Apro un libro.

Vedeva nemici dappertutto, si circondava di gente mediocre, che non facesse ombra. Se incontrava persone di qualche talento inizialmente le lusingava, chiedeva loro consiglio, ma quando quelle si illudevano di aver conquistato la sua fiducia, le azzannava. Una bestia senza pace, timorosa di essere sopraffatta da una relazione sincera.

Chiudo il libro e chiedo all’amico: ti ricorda qualcuno?

Mi stupisce rispondendo: si, una donna.

 

mia nonna e mia zia

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RIPchiuduno1 Mia nonna aveva più classe, mia zia più fascino.  Mia nonna molto bella, molto dolce, altruista, carismatica. Mia zia bellissima, inquieta, intrattabile, acida.

Ieri sono venuto a trovarle e ho raccontato loro le mie disavventure umane e sentimentali dell’ultimo anno.

Io da sempre cerco una come te, nonna, ma disgraziatamente, nell’ultimo anno, sono stato innamorato di una come te, zia.

Poverino, ha detto mia nonna.

No, ha detto mia zia, io compatisco lei: per voi romanticoni è facile innamorarsi di una bella donna e gettarle addosso la responsabilità della vostra felicità e infelicità. Ma nessuno pensa mai alla solitudine della donna non innamorata.

(photo by Michele Perletti, realizzate per RIP advisor, su CTRL magazine di Agosto)

RIPchiuduno2

 

se vuoi capire qualcuno, metti le sue scarpe

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LeoTAcchi2

Se vuoi capire qualcuno, devi camminare nelle sue scarpe, dice un proverbio indiano. Così, per capire le donne – ed essendo il mio compleanno, ed essendo ubriaco –  ho messo io il bel sandalo scollato tacco dodici. E ho capito un paio di cose.

La prima, subito:  sui tacchi non puoi startene accasciato, insaccato, essere un’ameba, essere invisibile. Devi per forza di cose (di tacchi) stare sempre in erezione, polpacci e cosce in tiro, schiena dritta, spalle alte, testa alta. Camminare è impegnativo, ma ti viene più facile parlare con gente che non conosci, e anche ballare.

La seconda, a fine serata, forse più importante: ho capito che quando tu donna cominci a fare i capricci, e diventi intrattabile, e mi guardi come uno sfigato perché non ho parcheggiato davanti al locale, in realtà, non è perché sei una stronza, ma è perché ti fanno male, malissimo, i piedi.

LeoTAcchi

 

heavy male cooking

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Parliamo di cucina violenta, pesante, mascolina, utile a liberare le pulsioni ancestrali frustrate da troppe seratine vegane, vellutate, al vapore, con patate lesse bio e macrobio…

Per cominciare, ustionare a fuoco vivo i peperoni (per spellarli meglio!). Quindi stracciare a mano o a morsi un petto di pollo imburrato, salato, pepato e speziato. Infine gettare tutto in un battuto sfrigolante di burro e cipolle arricchito da un trito digitale (fatto usando le dita) di acciughe, capperi e peperoncino.

Reboiling ½ h a fiamma allegra in ½ lt di birra nera + implementazione di worcester + pioggia finale di paprika e cannella. Lasciare raffreddare.

Andare a fare 1h di corsa, nuoto, bici o altra attività corporale dispendiosa.  Al rientro, divorare. Meglio se direttamente dalla padella, e stando in piedi. Per aiutare la digestione, accompagnare con vodka liscia. Talking Heads e telefono spento.

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cinque giorni e una chiesa

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DavantiAunaChiesa

Inavvertitamente, credo di aver sperimentato il turismo religioso di montagna, livello base. Ne faccio un semplice resoconto. Già il primo giorno in montagna, mi sono ritrovato davanti a questa chiesa e per pura voracità psico-estetica mi sono seduto sul prato a guardare questa chiesa

Il secondo giorno avevo intenzione di fare un’escursione in montagna, ma passando davanti a questa chiesa, mi sono tolto lo zaino, mi sono disteso sul prato e sono rimasto tutto il giorno a prendere il sole, in totale godimento semi-onirico.

Il terzo giorno pioveva, e ho pensato di fare due passi con l’ombrello. Arrivato davanti a questa chiesa, ha smesso di piovere. Dopo un po’ mi sono seduto sulla giacca a vento, finché è arrivato un ragazzo orientale che si è messo a fare foto, quasi chiedendomi il permesso. Io stavo pensando ai miei fallimenti, ai miei fallimenti sentimentali, e alle mie fallimentari imprese culturali.

Il quarto giorno ho voltato le spalle a questa chiesa e sono salito al Plan de Corones per vedere il museo MMM Hadid-Messner, ma inopinatamente mi sono ritrovato in mezzo al raduno spettacolare dell’Inter, ho incrociato lo sguardo caldo di Spalletti, e sono tornato giù di corsa, desiderando il prato davanti alla chiesa, perché davanti a questa chiesa, mi sono reso conto, riuscivo a riflettere professionalmente e coraggiosamente sulla mia vita,  su me stesso, i miei lavori, i miei amori, i miei umori, e sulle persone della mia vita, sulle vite vissute, il tempo perduto, le ambizioni, le occasioni.

Il quinto giorno non ho nemmeno fumato, e davanti a questa chiesa ho cominciato a pensare positivamente a cosa farmene adesso della mia vita, a questo punto della mia vita nel quale non sono più così interessato alla mia vita, e dunque potrei…

Rientrando in città, bloccato in coda a Affi, mi sono ritrovato alla radio una vecchia canzonetta di Bennato, “un giorno credi”, e ho inforcato i vecchi rayban. Poi la coda si è sciolta e ho acceso il telefono. Ma sei in vacanza? Si, da anni. Sto rientrando.

 

contratto amore 00 – versione amata/amante

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PPOwer

libero contratto d’amore basico a ruoli fissi: 

- in amore si può amare o essere amati

- la reciprocità è la fine dell’amore

ruoli:

- l’amata ha facoltà di rivolgere inviti all’amante per incontri d’amore

- l’amante ha facoltà di accettarli o declinarli

l’invito:

- è rivolto tramite messaggi esclusivamente dall’amata all’amante

- deve sempre proporre due opzioni nell’arco tra le 12 e le 120h successive

- l’amante ha 6h di tempo per rispondere all’invito, trascorse le quali l’invito è da considerarsi declinato

gli incontri:

- si intendono incontri d’amore, nei quali l’amante spenderà le proprie arti allo scopo di sedurre l’amata

- gli incontri avranno durata minima di 2h e massima di 24h

- nel corso degli incontri si possono condividere anche altre esperienze corporali e mentali come cinema, ristorante, mostre, musei, visite luoghi naturali, ma non esperienze social, feste, cene, amici, famiglie

le conversazioni:

- nel corso degli incontri sono escluse tutte le conversazioni attinenti la propria vita emotiva, sessuale, psicologica e le proprie esperienze umane, sociali e relazionali

- sono ammesse le conversazioni su arte, cultura, filosofia, politica

le comunicazioni:

- ad esclusione dell’invio degli inviti e della risposta ai medesimi, tramite messaggi o brevi telefonate, sono vietate tutte le comunicazioni, la messaggistica, le mail, etc.

l’intimità, il rispetto:

a) i rapporti sessuali sono naturali, con l’impegno reciproco che eventuali altri rapporti di ogni tipo con persone terze siano rigorosamente protetti

b) eventuali rapporti con persone terze non potranno riguardare conoscenti, amici/e, colleghi/e, parenti del contraente

la durata, la decadenza:

- il presente contratto ha validità mensile, prevede un tetto massimo di 10 incontri mensili e una soglia minima di 1 incontro

- ad ogni incontro il contratto è automaticamente rinnovato per altri 30 gg

- trascorsi 30 gg senza incontri, il contratto decade

le parole:

- nell’ambito e nella situazione giocoso-erotica, in stato di fantasticheria, sono tollerate le parole d’amore (ti amo, etc) e i piccoli insulti (stupidina, et similia)

in fede:

oggidì . . . . . .   costì . . . . . . .    l’amata   . . . . . .    l’amante . . . . . .

( by associazione nuovo maschio/maschio alfa/toy old boy – sezione contratti;

immagine da fanzine femminista USA 1970)

sidecar bike

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Un progetto low tech, ad alto rendimento human-social.

Con un sistema di aggancio rapido, trasformiamo una sedia a rotelle + una bicicletta nel sidecar bike, veicolo dalle prestazioni uniche:

-       permette di andare in giro con l’amico disabile fianco a fianco, potendo fare conversazione (quando spingi una carrozzella, tu gli parli da dietro/sopra mentre lui ti deve parlare senza vederti, quasi gridando ai quattro venti per farsi sentire);

-       permette ai ciclisti solitari di avere compagnia nella loro ora di pedalata salutista, con migliori prestazioni minuti/calorie, dato il peso da trainare;

-       conferisce a entrambi look e status attraente e gratificante, con senso d’identità condiviso: sul sidecar bike hai un “essere due” che supera i ruoli disabile-infermiere.

Dopo alcune prove, mi sono reso conto che le piste ciclabili sono troppo strette. Il regno di questo veicolo sono le isole pedonali, le piazze, i parchi, i centri urbani. Non si ha idea di quanti disabili stiano quasi sempre rinchiusi in casa.

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Fara Parking Flash Back 2010

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franarocca

Fara Parking è un interessante esperimento di sociologia a cielo aperto. Rappresenta lo scontro tra due civiltà: il mondo slogan e la logica login.

> Slogan, parola gaelica, slough-ahn, è letteralmente il “grido di battaglia” che ti scaturisce dal cielo, dai guerrieri morti, i tuoi avi,  e ti fa sentire parte di un gruppo e ti spinge a combattere in campo aperto. La Rocca è il museo degli slogan dei guerrieri morti.

> Login invece, log-in, è il “codice d’ingresso” che appartiene a te solo, ti distingue dalla massa, e ti permette di entrare in un campo chiuso, protetto, privato. Il Park è il tempio delle login dei non guerrieri vivi.

Riconoscersi in uno slogan, distinguersi con una login. La Rocca di Bergamo Alta, il punto più alto della città, dal 1927 è il parco della memoria della città (con piantumazione di un albero per ogni caduto nel parco-colle) e dei suoi slogan.

All’ingresso: INVICTIS SACRUM (e sotto: il Comune di Bergamo consacra ai caduti della patria la Rocca, sintesi di 2000 anni di storia).

Qui, ai tempi di Giulio Cesare, quando Bergomum è diventata Municipium, c’era il tempio, l’Ara di Giove. Qui la basilica paleocristiana di S. Eufemia. Quindi l’acropoli della città, la Rocca costruita dall’imperatore Giovanni di Boemia, e poi trasformata nella scuola dei “bombardieri” dal Colleoni. Qui combattimenti di guelfi e ghibellini, veneziani e francesi, garibaldini e austriaci.

Passeggiando, trovi le lapidi dei caduti “moderni”, con i loro slogan.

“NEC RECISA RECEDIT” (nemmeno se viene recisa recede, è la Guardia di Finanza”);

FEDELE NEI SECOLI” (Carabinieri)

PER L’ONORE, SI È SILENZIOSAMENTE IMMOLATA”  (Divisione Acqui martiri di Cefalonia);

NON LOQUENDO, SED MORIENDO CONFESSI SUNT” (Associaz. Reduci).

E poi gli alpini, l’aviazione, i carristi, i granatieri di Sardegna, i cacciatori delle Alpi, i garibaldini, la polizia, i marinai, i carbonari (qui fucilati dagli austrici), le vittime delle foibe, i genieri, i deportati ebrei. Un’assordante antologia di slogan, di guerrieri morti che urlano, fino al petrarchesco:

IO VO’ GRIDANDO PACE, PACE, PACE”  (mutilati di guerra).

Questo cimitero/sacrario della nostra storia, dei nostri padri/nonni e antenati, e dei nostri slogan, è oggi assediato dalle armate login. L’idea login si è sviluppata lungo l’ultimo decennio, in collaborazione tra giunte di centrodestra e centrosinistra: chiudere città alta al traffico (entri con una login) ristrutturare la città vecchia con finiture di pregio e adeguati allarmi (login), espulsione dei residenti storici e nuovi residenti (login) i quali non sono veri residenti, ma vip che vanno avanti e indietro con i loro suv, e dunque megaparcheggio interrato nel cuore della città, cioè nelle viscere del colle della Rocca, 500 posti già in prevendita-prenotazione (login sul sito della società Best Parking).

Nel 2008 iniziano i lavori (giunta di centro-sinistra, con i verdi!). In due mesi gli alberi della memoria sono abbattuti (proteste degli ecologisti: erano alberi con più di 80 anni!), la collina simbolo spianata da gigantesche ruspe e fatta sparire da 20.000 camion che fanno tremare le mura, e le porte rinascimentali – certo non costruite per reggere questi carichi.

Slogan del sindaco progressista: “Bergamo cresce, guarda avanti, si fa grande

Reazione dei guerrieri morti della Rocca: “CHI NON AMA LA PATRIA NON È DEGNO DI ACCOSTARSI AGLI INVITTI CHE PER LA PATRIA DIEDERO TUTTO IL SANGUE” (sul basamento del mastio). Per far capire meglio il concetto, il 30 dicembre 2008 i guerrieri morti sono passati dallo slogan al poltergeist, che è lo slogan perfetto, che scuote la terra, sradica gli alberi, abbatte i muri e devasta le coscienze.

Sollevandosi dalle tombe tutti insieme, i guerrieri morti (e chi altro?) dalla sommità della Rocca hanno abbattuto un gigantesco pino secolare, il più grande, sul cantiere sottostante, distruggendo il muro di cemento armato del parcheggio interrato, e innescando una frana che ha fatto temere il crollo di tutta la Rocca. Per giorni e notti, in preda al terrore che prende i dissacratori quando si rendono conto di quello che hanno fatto, gli uomini login hanno siringato la collina sacra di calcestruzzo. Poi hanno detto: la frana è ferma, non c’è pericolo di crollo.

Davanti al disastro, allo scandalo e alle polemiche gli uomini login hanno detto: adesso rimettiamo tutto a posto, chiariamo le responsabilità destra-sinistra, eventualmente facciamo un parcheggino molto più piccolo. Poi hanno coperto tutto con un telo azzurro e se ne sono andati.

Siamo nel 2010, la Rocca è transennata, pericolante, arroccata sopra la voragine lasciata dal cantiere abbandonato su un versante, mentre sull’altro versante, dove ci sono sempre stati gli orti, sono arrivati altri uomini login per costruire un altro parcheggio login. Poco lontano, sulle mura, una terza squadra di login sta costruendo un terzo parcheggio login nel sito della necropoli longobarda.

Sono passati due anni, nessuno ne parla più, e così adesso gli uomini login hanno deciso di riprendere i lavori, come nulla fosse.

L’esperimento Fara Parking, in definitiva, è stato fatto per rispondere a una domanda: può una comunità che si pretende città d’arte e città giardino – una comunità che in caso di terremoto o bombardamento ricostruirebbe tutto a tempo di record – può questa città tenersi per quasi 2 anni (ndr: oggi quasi 10) una ferita aperta sul colle dell’acropoli, una ferita aperta sventrando la Rocca per farci un parcheggio, distruggendo contestualmente il più bel parco-bosco della città, e rendendo pericolante la Rocca stessa, che dal 1300 domina la città e ne conserva la storia?

Può. Oggi lo sappiamo. Una tragedia civica, ammettiamolo. Però il parking non l’hanno ancora fatto, e i guerrieri morti sono ancora vivi.

(dall’archivio di Sean Blazer, blog Bamboostudio, 2010)