Balilla incipit

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starace Seduto dietro una scrivania che pareva un tempio romano in miniatura, l’uomo era piccolo e all’apparenza molle, ma aveva un potere enorme e muscoli d’acciaio.

«Voglio una bambina di nove, dieci anni»

Alle sue spalle, accanto alla bandiera italiana, una grande aquila reale impagliata su un trespolo sembrava spiccare il volo ad ogni sua parola.

«Deve avere la pelle bianca, bianchissima, gli occhi verdi, e i capelli rossi»

Di fronte a lui, in piedi davanti alla scrivania come militi a rapporto, stavano una donna brutta, di una certa età, e una giovane e bella. Lo ascoltavano rigide, a capo chino, senza osare interromperlo. Prendevano ordini.

«La piccola italiana perfetta sarà di mente vivace, e di carattere docile»

L’uomo si alzò e andò a guardare fuori dalla finestra. Il sole aveva dissolto le nubi che per tutta la mattinata avevano minacciato pioggia.

Il suo sguardo cadde su una famigliola di aristocratici sicuramente inglesi che invece di prendere posto sui nuovi vaporetti pubblici attraversava il Canal Grande a bordo di una gondoletta abusiva.

«Meglio se viene dal popolo, meno problemi, più carattere»

(Incipit de “Il Balilla innamorato”, romanzo di Leone Belotti, edizioni Bolis. Immagine: Achille Starace, vecchia foto tratta dalle Domeniche del Corriere della nonna dell’autore. Il romanzo nasce così, guardando vecchie fotografie di vecchie riviste illustrate, e immaginando storie, come facevo da bambino in solaio. “Anche la creatività è una carenza che ci tiriamo dietro dall’infanzia”.)

Tre notti a Marsiglia con un libro e un incarico

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Marsiglia1

Il libro è “Casino totale”, uno di quei noir che hanno come vero protagonista la città. Marsiglia significa 900mila persone, 1/3 delle quali di origine italiana, e 1/3 di origine maghrebina. Pubblicato nel 1995, fa parte di una trilogia che ha reso Jean Claude Izzo (morto 50enne nel 2000) un autore di culto.

L’incarico riguarda un convegno internazionale che ha per titolo Re-Actor, e riunisce il top management di una holding di aziende italo-franco-tedesche del settore acciaio. Nel concept-intro si legge: “Le aziende della holding sono diverse per storia, nazionalità, tecnologie, dimensioni. In comune hanno l’oggetto di produzione: i profilati d’acciaio.”Il meeting si svolge al Palais du Pharo, imponente edificio neoclassico che domina l’accesso al Fos de Marseille, cioè il porto e il cuore della città.

Fos era l’Eldorado. Di lavoro ce ne sarebbe stato per secoli. Si costruiva un porto che avrebbe accolto enormi petroliere e fabbriche dove fondere tutto l’acciaio d’Europa. Il lavoro era duro, e più arabi c’erano meglio si stava. I vecchi dei cantieri navali si erano fatti riassumere. Italiani, perlopiù sardi, greci, portoghesi, alcuni spagnoli.

Marsiglia ci credeva. Tutte le città limitrofe ci credevano e costruivano case popolari a tutto spiano, scuole, strade per accogliere tutti i lavoratori a cui era stato promesso l’Eldorado. La Francia stessa ci credeva. Al primo lingotto d’acciaio fuso, Fos era già solo un miraggio. L’ultimo grande sogno degli anni Settanta. La più crudele delle delusioni.

Izzo parla degli anni Settanta. La grande crisi petrolifera. Poi vennero i decenni della società post-industriale, dei servizi avanzati e della delocalizzazione. E oggi si parla di Industry 4.0, di reindustrializzazione e automazione. Ma il vero tema guida del convegno è la “diversità” come “reattore” per la costruzione del valore: “Questo meeting ha luogo a Marsiglia per focalizzare la diversità come risorsa e come opportunità. In un mondo che tende all’omogeneità, la diversità è una forza capace di scatenare reazioni, provocare cambiamenti, e favorire l’innovazione di pensiero, di processo e di prodotto”.

A Marsiglia esisteva uno strano francese, una mescolanza di provenzale, italiano, spagnolo e arabo, con una punta di argot e un pizzico di verlan. I ragazzi si capivano alla perfezione con questo linguaggio.

A casa mia si parla napoletano. Da te si parla spagnolo. A scuola impariamo il francese. Ma in fondo cosa siamo? Arabi, aveva riposto Manu. Eravamo scoppiati a ridere.

Ecco la diversità-reactor. Il diverso non come problema, ma come opportunità, scintilla. In realtà, molto dipende dai tempi, dai “mega-trend” socio-economici.

Già a quell’epoca gli arabi non mancavano. Né i neri. Né i vietnamiti. Né gli armeni, i greci, i portoghesi. Ma non c’era problema. Il problema era sorto con la crisi economica. La disoccupazione. Più la disoccupazione aumentava, più si notava che c’erano gli immigrati. E gli arabi sembravano aumentare insieme alla disoccupazione.

Nella sessione plenaria, numeri su numeri che parlano chiaro: gli anni duri della crisi iniziata nel 2009 sono superati. C’è cauto ottimismo, fiducia, desiderio di crescita e d’innovazione.

“Solo tornando a produrre in Europa potremo creare un modello realmente sostenibile, e solo tornando a produrre direttamente e sul nostro territorio beni materiali potremo tornare a produrre valori” (estrema sintesi, mia, della strategia RISE della UE, acronimo di Rinascita Industriale per un’Europa Sostenibile).

La sera mi ritrovo unico uomo tra un centinaio di donne (manager, commerciali e ingegnere europee, americane, asiatiche) al 95% belle o molto belle: è l’incontro sulla diversità di genere, ma anche l’atto costitutivo dell’associazione di categoria delle “donne d’acciaio” (che ha per slogan una citazione da Hemingway: “Di cosa sei fatta tu? Di quello che ami. Più l’acciaio”).

Confinato in un angolo, reporter senza diritto di parola, apprendo che l’industria dell’acciaio, storicamente maschile, nell’immediato futuro aprirà alle donne, a tutti i livelli, anche in fabbrica: con l’automazione all’operaio sarà richiesta meno forza fisica e più capacità gestionale e di controllo, più cervello insomma (hai capito?).

Il secondo giorno sessione motivazionale con i coach, figure che io tendenzialmente aborro, ma forse è un problema di naming, e infatti parlo di tutto con il coach italiano (che viene da Arcore!) e m’innamoro a prima vista e per sempre della coach americana (Oh, Nancy!).

Al tramonto, avendo bisogno della mia droga preferita (la solitudine) vado a fare un giro al vecchio porto. Il bacino ha la forma di una U allungatissima intorno alla quale pulsa la città. Devo camminare mezz’ora per arrivare dall’altra parte. Nel 1905, in euforia-Eiffell, fu costruito un ponte d’acciaio, poi fatto saltare in tempo di guerra.

Il porto fu il terreno di gioco della nostra infanzia. Avevamo imparato a nuotare tra i due forti. La prima volta, Manu e Ugo dovettero venire a ripescarmi. Stavo annegando, senza più fiato. Prima o poi bisognava fare l’andata e ritorno. Per essere uomini. Per far colpo sulle ragazze.

Ogni generazione ha avuto le sue iniziazioni, le prove re-actor d’incontro con l’altro, il diverso, la novità e la paura: da cui viene la  capacità di reagire positivamente e di essere attori del cambiamento, e responsabili verso il futuro. Ma oggi in Italia devi farti accompagnare a scuola dalla mamma fino ai 14 anni. E ti perdi l’unica vera scuola: che è quella che si fa nell’andare a scuola.

Marsiglia è stata contagiata dalla coglionaggine parigina. Sogna di essere capitale. Capitale del Sud. Dimenticando che quel che la rendeva una capitale

era il porto. Incrocio di tutte le mescolanze umane. Da secoli.

Oggi questo “incrocio marsigliese”, modello mediterraneo del melting-pot della grande mela, ha una nuova versione, proiettata al futuro: siamo già all’ultimo giorno di Re-Actor e ci fanno salire su dei bus speciali, ci fanno indossare caschetti e tute, e ci portano a visitare il cantiere di ITER, il mega-reattore condiviso di nuova generazione, la centrale energetica del futuro.

Un progetto gigantesco che ha per soci l’Europa, gli Usa, la Cina, la Russia, il Giappone e la Corea. Su questo set da fantascienza che domani fornirà energia all’Europa lavorano uomini e donne dalle fisionomie nordiche e nordafricane, mediterranee e mediorientali.

Questa era la storia di Marsiglia. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: ci sono, è casa mia.

La guida ci spiega che l’enorme area della centrale non è territorio francese, ma zona internazionale. Tocchiamo con mano i cavi superconduttori e altre gioiellerie titaniche prodotte per questo reattore-cattedrale dalle aziende presenti a Re-Actor (e il naming fa il suo giro!).

La notte prima del rientro non dormo, mi agito, sto male, nel mio stomaco c’è una tauromachia tra il pollo al curry del pranzo e l’anatra all’arancia della cena. Prima dell’alba scendo di nuovo al vecchio porto.Un vecchio mi invita ad andare a pesca con lui. Un barbone triste col cane più triste di lui mi chiede un aiuto, e mi spara un sorriso che gli vale 2€. Mi siedo sul molo a prendere il tepore del primo raggio di sole. L’odore del mare – per reazione! – mi ha rimesso in sesto.

Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui bisogna schierarsi. Appassionarsi. Solo allora ciò che c’è da vedere si lascia vedere.

Un ubriacone molesto mi offre l’ultimo sorso di birra e un’invettiva che non afferro. Non capisco un cazzo! – gli dico in italiano, e lui mi risponde ridendo: è perché sei italiano!

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La doppia velocità delle ultime giornate d’agosto

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Risalendo in mountain bike il Serio da Ghisalba a Grassobbio per la sponda occidentale (molto più accidentata e adventures della ciclabile tracciata lungo l’orientale) da qualche parte nei dintorni della Basella di Urgnano infili questo duplice filare con tappeto di foglie e sei in mood rinascimentale: è un attimo convincersi di essere Bartolomeo Colleoni che rientra nei territori della Serenissima dopo aver sbaragliato gli imperiali.

Pochi chilometri prima eri in un altro mondo, guardavi il Serio ma vedevi lo Zambesi e la savana, e ti domandavi dove fossero finiti gli elefanti. Certamente più a sud.

Proseguendo ti ritrovi nella foresta pluviale, senti sparare molto forte e molto vicino. Ti hanno detto che lì c’è il tiro al piattello, ma tu hai paura di essere il soldato Ryan circondato dai vietcong, e continui a pedalare più forte che puoi.

Improvvisamente  sbuchi all’aperto, davanti a una recinzione di filo spinato. L’enorme uccello d’acciaio appare dal nulla, con un boato, e pare volerti schiacciare. Poi leggi le insegne sulla carlinga, e sorridi: è Ryanair che viene a salvarti, soldato.

Osservi l’aereo atterrare, e preghi per quei poveri turisti che per viaggiare sono costretti a fare migliaia di chilometri per mare, per aria e per terra.

In lontananza un elicottero vola basso davanti al sole al tramonto sulla pista BGY: esci da Apocalipse Now, superi il canile, rientri sull’asfalto urbano e in pochi minuti sei a casa.

Stai sveglio la notte, leggi un giallo dietro l’altro, dormi la mattina. Nel primo pomeriggio fai finta di lavorare, provi a lavorare, ma presto rinunci. Ti godi l’accidia e la noia, finché senti un richiamo indefinito ad  uscire.

Prendi la bici, vai a zonzo. Parli senza motivo con persone che non conosci, osservi cose che non avevi mai notato, cerchi un varco nelle strade a fondo chiuso, e ti capitano cose curiose.

Le stesse cose che facevi d’estate a dodici anni. Ogni giornata pare infinita, ma il mese vola via in un attimo.

donne sul piedistallo

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z-suffraggette

L’invito-evento fb dal titolo “Muti… e rassegnati. Il silenzio degli uomini” parlava di “uno spettacolo teatrale seguito da una conferenza esperienziale” con psicologa e regista (donna).

Nella presentazione si dice: “Gli uomini di oggi sono muti” “Persino i più colti sono poco inclini all’interrogazione su di Sé e incapaci di avere un pensiero sulle relazioni e una visione del proprio mondo interiore” “Questo silenzio degli uomini è spesso l’anticamera di una sessualità che può essere compulsiva, estranea a se stessa, separata dai legami, ignara dell’altrui desiderio.” “L’afasia del maschio contemporaneo sembra essere alla base di moltissime problematiche nella relazioni affettive, con i partner e i figli, ed in particolare nelle situazioni più drammatiche di violenza domestica.”

“Due donne, una regista e una psicologa, per strade diverse hanno iniziato una ricerca spinte proprio dal desiderio di esplorare l’interiorità maschile, la prima attraverso un progetto teatrale e la seconda attraverso la conduzione di cerchi di parola per soli uomini.”

Decido di rispondere a questo invito con un commento.  Prima sorpresa, appena digito “pubblica”, compare una scritta con “il tuo commento deve essere approvato dall’amministratore”. Non mi piace. Mi inviti a un evento, mi inviti a commentare, mi inviti a prender parte alla discussione, e dopo che mi sono espresso mi dici che serve la tua approvazione? Dopo due ore seconda sorpresa: il mio commento è stato approvato. Dopo tre ore terza sorpresa: il mio commento è sparito.

Sempre molto umiliante, maschio o femmina che sia, essere censurati.

Ad ogni modo il commento col quale rispondevo all’invito, era questo:

“Grazie dell’invito, ma da quello che leggo – a cominciare dal titolo – vedo una concezione superata del maschio, forse stai parlando del maschio antico, non hai visto la rivoluzione (o devoluzione) del maschio debole: il problema non è il silenzio del maschio, il nuovo maschio parla e straparla anche di sentimenti…

il problema è il fallimento del femminismo, che davvero poteva cambiare il mondo, e invece si è adeguato a una specie di maschilismo femminile furbo e consumista…

il tema della questione maschile è molto interessante, ma non con quei presupposti d’altri tempi… la violenza non viene dal maschio antico, ma dalle nuove tecnologie di comunicazione…

c’è bisogno di un nuovo maschilismo con accezione positiva, in grado di promuovere un nuovo maschio con i valori sia del maschio antico (sicurezza) che del maschio debole (capacità di comunicare) senza i difetti dell’uno e dell’altro…

e poi, sorella, sii sincera, quel titolo “muti, rassegnati, il silenzio degli uomini”… come avresti visto una serata dove gli uomini pretendono di parlare dei problemi delle donne con un titolo come: “isteriche, depresse, il rumore delle donne”. Offensivo, no?

 

 

3 fiumi, 2 amici, 1 risposta

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3fiumi2amici Ferragosto in bici con un amico in quell’angolo dimenticato di Lombardia dove il Serio, l’Adda e il Po confluiscono l’uno nell’altro. 20 km di ciclabile, e non incontriamo nessuno. Ci fermiamo in un posto fantastico. Pace assoluta. Apro un libro.

Vedeva nemici dappertutto, si circondava di gente mediocre, che non facesse ombra. Se incontrava persone di qualche talento inizialmente le lusingava, chiedeva loro consiglio, ma quando quelle si illudevano di aver conquistato la sua fiducia, le azzannava. Una bestia senza pace, timorosa di essere sopraffatta da una relazione sincera.

Chiudo il libro e chiedo all’amico: ti ricorda qualcuno?

Mi stupisce rispondendo: si, una donna.

 

mia nonna e mia zia

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RIPchiuduno1 Mia nonna aveva più classe, mia zia più fascino.  Mia nonna molto bella, molto dolce, altruista, carismatica. Mia zia bellissima, inquieta, intrattabile, acida.

Ieri sono venuto a trovarle e ho raccontato loro le mie disavventure umane e sentimentali dell’ultimo anno.

Io da sempre cerco una come te, nonna, ma disgraziatamente, nell’ultimo anno, sono stato innamorato di una come te, zia.

Poverino, ha detto mia nonna.

No, ha detto mia zia, io compatisco lei: per voi romanticoni è facile innamorarsi di una bella donna e gettarle addosso la responsabilità della vostra felicità e infelicità. Ma nessuno pensa mai alla solitudine della donna non innamorata.

(photo by Michele Perletti, realizzate per RIP advisor, su CTRL magazine di Agosto)

RIPchiuduno2

 

se vuoi capire qualcuno, metti le sue scarpe

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LeoTAcchi2

Se vuoi capire qualcuno, devi camminare nelle sue scarpe, dice un proverbio indiano. Così, per capire le donne – ed essendo il mio compleanno, ed essendo ubriaco –  ho messo io il bel sandalo scollato tacco dodici. E ho capito un paio di cose.

La prima, subito:  sui tacchi non puoi startene accasciato, insaccato, essere un’ameba, essere invisibile. Devi per forza di cose (di tacchi) stare sempre in erezione, polpacci e cosce in tiro, schiena dritta, spalle alte, testa alta. Camminare è impegnativo, ma ti viene più facile parlare con gente che non conosci, e anche ballare.

La seconda, a fine serata, forse più importante: ho capito che quando tu donna cominci a fare i capricci, e diventi intrattabile, e mi guardi come uno sfigato perché non ho parcheggiato davanti al locale, in realtà, non è perché sei una stronza, ma è perché ti fanno male, malissimo, i piedi.

LeoTAcchi

 

heavy male cooking

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Parliamo di cucina violenta, pesante, mascolina, utile a liberare le pulsioni ancestrali frustrate da troppe seratine vegane, vellutate, al vapore, con patate lesse bio e macrobio…

Per cominciare, ustionare a fuoco vivo i peperoni (per spellarli meglio!). Quindi stracciare a mano o a morsi un petto di pollo imburrato, salato, pepato e speziato. Infine gettare tutto in un battuto sfrigolante di burro e cipolle arricchito da un trito digitale (fatto usando le dita) di acciughe, capperi e peperoncino.

Reboiling ½ h a fiamma allegra in ½ lt di birra nera + implementazione di worcester + pioggia finale di paprika e cannella. Lasciare raffreddare.

Andare a fare 1h di corsa, nuoto, bici o altra attività corporale dispendiosa.  Al rientro, divorare. Meglio se direttamente dalla padella, e stando in piedi. Per aiutare la digestione, accompagnare con vodka liscia. Talking Heads e telefono spento.

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cinque giorni e una chiesa

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DavantiAunaChiesa

Inavvertitamente, credo di aver sperimentato il turismo religioso di montagna, livello base. Ne faccio un semplice resoconto. Già il primo giorno in montagna, mi sono ritrovato davanti a questa chiesa e per pura voracità psico-estetica mi sono seduto sul prato a guardare questa chiesa

Il secondo giorno avevo intenzione di fare un’escursione in montagna, ma passando davanti a questa chiesa, mi sono tolto lo zaino, mi sono disteso sul prato e sono rimasto tutto il giorno a prendere il sole, in totale godimento semi-onirico.

Il terzo giorno pioveva, e ho pensato di fare due passi con l’ombrello. Arrivato davanti a questa chiesa, ha smesso di piovere. Dopo un po’ mi sono seduto sulla giacca a vento, finché è arrivato un ragazzo orientale che si è messo a fare foto, quasi chiedendomi il permesso. Io stavo pensando ai miei fallimenti, ai miei fallimenti sentimentali, e alle mie fallimentari imprese culturali.

Il quarto giorno ho voltato le spalle a questa chiesa e sono salito al Plan de Corones per vedere il museo MMM Hadid-Messner, ma inopinatamente mi sono ritrovato in mezzo al raduno spettacolare dell’Inter, ho incrociato lo sguardo caldo di Spalletti, e sono tornato giù di corsa, desiderando il prato davanti alla chiesa, perché davanti a questa chiesa, mi sono reso conto, riuscivo a riflettere professionalmente e coraggiosamente sulla mia vita,  su me stesso, i miei lavori, i miei amori, i miei umori, e sulle persone della mia vita, sulle vite vissute, il tempo perduto, le ambizioni, le occasioni.

Il quinto giorno non ho nemmeno fumato, e davanti a questa chiesa ho cominciato a pensare positivamente a cosa farmene adesso della mia vita, a questo punto della mia vita nel quale non sono più così interessato alla mia vita, e dunque potrei…

Rientrando in città, bloccato in coda a Affi, mi sono ritrovato alla radio una vecchia canzonetta di Bennato, “un giorno credi”, e ho inforcato i vecchi rayban. Poi la coda si è sciolta e ho acceso il telefono. Ma sei in vacanza? Si, da anni. Sto rientrando.

 

contratto amore 00 – versione amata/amante

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PPOwer

libero contratto d’amore basico a ruoli fissi: 

- in amore si può amare o essere amati

- la reciprocità è la fine dell’amore

ruoli:

- l’amata ha facoltà di rivolgere inviti all’amante per incontri d’amore

- l’amante ha facoltà di accettarli o declinarli

l’invito:

- è rivolto tramite messaggi esclusivamente dall’amata all’amante

- deve sempre proporre due opzioni nell’arco tra le 12 e le 120h successive

- l’amante ha 6h di tempo per rispondere all’invito, trascorse le quali l’invito è da considerarsi declinato

gli incontri:

- si intendono incontri d’amore, nei quali l’amante spenderà le proprie arti allo scopo di sedurre l’amata

- gli incontri avranno durata minima di 2h e massima di 24h

- nel corso degli incontri si possono condividere anche altre esperienze corporali e mentali come cinema, ristorante, mostre, musei, visite luoghi naturali, ma non esperienze social, feste, cene, amici, famiglie

le conversazioni:

- nel corso degli incontri sono escluse tutte le conversazioni attinenti la propria vita emotiva, sessuale, psicologica e le proprie esperienze umane, sociali e relazionali

- sono ammesse le conversazioni su arte, cultura, filosofia, politica

le comunicazioni:

- ad esclusione dell’invio degli inviti e della risposta ai medesimi, tramite messaggi o brevi telefonate, sono vietate tutte le comunicazioni, la messaggistica, le mail, etc.

l’intimità, il rispetto:

a) i rapporti sessuali sono naturali, con l’impegno reciproco che eventuali altri rapporti di ogni tipo con persone terze siano rigorosamente protetti

b) eventuali rapporti con persone terze non potranno riguardare conoscenti, amici/e, colleghi/e, parenti del contraente

la durata, la decadenza:

- il presente contratto ha validità mensile, prevede un tetto massimo di 10 incontri mensili e una soglia minima di 1 incontro

- ad ogni incontro il contratto è automaticamente rinnovato per altri 30 gg

- trascorsi 30 gg senza incontri, il contratto decade

le parole:

- nell’ambito e nella situazione giocoso-erotica, in stato di fantasticheria, sono tollerate le parole d’amore (ti amo, etc) e i piccoli insulti (stupidina, et similia)

in fede:

oggidì . . . . . .   costì . . . . . . .    l’amata   . . . . . .    l’amante . . . . . .

( by associazione nuovo maschio/maschio alfa/toy old boy – sezione contratti;

immagine da fanzine femminista USA 1970)